Lettera a Settimio Cipolla (17 dicembre 1882)

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Mario Rapisardi

1882 L lettere letteratura Lettera a Settimio Cipolla (17 dicembre 1882) Intestazione 18 settembre 2008 75% lettere

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17 dicembre 1882


Carissimo Settimio,

Eccomi finalmente a voi. Da che siete andato via non ho avuto un giorno di bene: prima, un gran mal di denti, causa la carie di due molari; poi, curata brutalmente la carie da quell'asino del Montandon, una stomatite da far bestemmiare un santo e da far santiflcare un diavolo; e finalmente l'estro poetico, malattia peggiore delle altre, che intendere non può chi non la prova; che m'avea lasciato in pace per qualche mese e che ora mi affatica da una ventina di giorni con molta soddisfazione di «Giobbe» che già si rallegra della vista anelata del porto, ma con sommo discapito della pace del suo autore.

La Giustizia uscirà in luce fra una quindicina di giorni, e non occorre dirvi che uno dei primi esemplari sarà vostro; non perchè voi ne diciate pubblicamente il vostro giudizio, che di certa roba che somiglia molto alla dinamite non dovete occupar l'animo scetticamente ed utilmente sereno, ma perchè vi ricordiate de' bei tempi del Lucifero, quando gli entusiasmi non v'erano interdetti dalla prudenza, virtù da filosofi e da sorbetti.

Forse quel ricordo vi farà sorridere; ma se il vostro cuore non è del tutto incartapecorito, sotto il ghigno di Mefistofele ci sarà il rimpianto.

Chi ci assicura che siamo più saggi ora che ci ridiamo di tutto, di quando aprivamo l'anima ingenua alle iridate illusioni della giovinezza?

Le grazie di gesso che sono sul mio tavolino mi dicono che eravamo più savi allora; il ritratto della Lina è d'accordo con le Grazie, ed accenna di sì; ma il brutto teschio che le ho messo daccanto con poco piacere della Giselda, con paura dei bambini e con immancabili isterismi e svenimenti della signora Nani Gambino Abati, mi dice che siamo meno stolti adesso, e che saremo addirittura saggi quando gli somiglieremo.

Temo di dare un tuffo nello zoccolante, e cambio argomento.

C'è costì un libraio ed una biblioteca?

Ci sono le cose mie, o vi è almeno conosciuto il mio nome? La 2. edizione del Lucrezio è arrivata sino a codesto Liceo?

Le gazzette, tranne la «Lega »1 non l'hanno annunziato.

Non vi pare che la potenza del malandrinaggio letterario sia giunta al colmo?

O gloriosa repubblica delle lettere, tu sei tanto vile!

O bellissima Saturnia tellus, tu sei tanto troia!

Vi riverisco e vi tengo devotamente sotto la suola degli stivali.

Quanto a voi, caro Settimio, ed ai pochissimi che vi somigliano, io vi tengo e vi terrò sempre nel cuore. Addio.

Vostro...


Note

  1. La «Lega democratica» diretta da ALBERTO MARIO.