<dc:title> Lettera di Pietro Fanfani a Mario Rapisardi </dc:title><dc:creator opt:role="aut">Pietro Fanfani</dc:creator><dc:date>1877</dc:date><dc:subject>lettere</dc:subject><dc:rights>CC BY-SA 3.0</dc:rights><dc:rights>GFDL</dc:rights><dc:relation>Indice:Commentario rapisardiano.djvu</dc:relation><dc:identifier>//it.wikisource.org/w/index.php?title=Lettera_di_Pietro_Fanfani_a_Mario_Rapisardi_(25_febbraio_1877)&oldid=-</dc:identifier><dc:revisiondatestamp>20250217184354</dc:revisiondatestamp>//it.wikisource.org/w/index.php?title=Lettera_di_Pietro_Fanfani_a_Mario_Rapisardi_(25_febbraio_1877)&oldid=-20250217184354
Lettera di Pietro Fanfani a Mario Rapisardi Pietro Fanfani1877Commentario rapisardiano.djvu
Ella è servita, e lo vedrà nel Borghini: questi combriccolai non ne vogliono la vita; e anche coloro che pur non possono negare il pregio della poesia, le dànno per lo meno del matto. Chi è furibondo, e dispregia e condanna ogni cosa è Cesare Guasti di professione Ipocrita; e fu lui quello che mise gli scrupoli al Barbera. Le ultime parole del mio scritto che leggerà nel Borghini, e sarà riportato nelle Letture, vanno a lui.