Lettere al padre/1627/20

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Lettera 20

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[Quaresima dell' anno 1627 ?]

Amatissimo Signor Padre.

Con mio grandissimo contento intesi l’altro giorno che V. S. stava bene, il che non segue già di me, poiché da domenica in qua mi ritrovo in letto con un poca di febbre, la quale (secondo che dice il medico) sarìa stata di considerazione, se un poco di flusso di corpo sopraggiuntomi non gli avessi tagliata la strada e ridotta di presente in poca quantità. Io, già che Dio benedetto mi fa grazia di mantenermi V. S., prevalendomi di questa abilità, a lei ricorro in tutte le mie necessità, con quella confidenza che più un giorno dell’altro mi somministra la sua cordiale amorevolezza; e particolarmente adesso che mi trovo bisognosa di governarmi mediocremente bene per rimediare alla mia estrema debolezza, avrei caro che V. S. mi somministrassi qualche quattrino per provvedere ai miei bisogni che sono tanti, che a me sarìa troppo faticoso l’annoverargli, e a lei quasi impossibile in altra maniera il sovvenirgli. Solo gli dirò che la provvisione che ci dà il monastero è di pane assai cattivo, di carne di bue, e di vino che va in fortezza; io mi godo il suo, del quale ne ho ancora un fiasco e mezzo, e non me ne fa di bisogno per ancora, perché bevo pochissimo. Basta, lo partecipo anco con le altre com’è il dovere, e particolarmente con Suor Luisa alla quale gustò fuor di modo l’ultimo fiasco che V. S. mandò, che fu assai chiaro, cioè di poco colore e assai valore. Se nel suo pollaio si trovasse una gallina che non fosse buona per uova, sarebbe buona per farmi del brodo che devo pigliar alterato. Intanto non avendo altro, gli mando 12 fette di pasta reale a ciò se la goda per mio amore; e la saluto insieme con tutte le amiche e con la madre Badessa, mia molto cortese e favorevole amica. Nostro Signore la conservi.

sua figliuola Affezionatissima

S. M. Celeste.