Lirici marinisti/IV/Michelangelo Romagnesi

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Michelangelo Romagnesi

Liriche di Michelangelo Romagnesi ../Giacomo D’Aquino ../Gennaro Grosso IncludiIntestazione 20 giugno 2017 75% Da definire

IV - Giacomo D’Aquino IV - Gennaro Grosso
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MICHELANGELO ROMAGNESI


I

LA MORTE

     Andriozzi, si muore: in lance eguale
premio e pena ha condegna il buono, il reo;
e per alto decreto ogni mortale
della pallida man resta trofeo.
     Picchia l’orribil dea con piè letale
alle porte del grande e del plebeo,
ma lottando con l’Ercole fatale
non risorge da terra umano Anteo.
     Cosí, allor ch’andrem sciolti all’ultim’ore,
non avrem piú l’invidia al fianco unita,
nemico armato, amico ingannatore;
     superbia entro i suoi fumi andrá svanita,
non ci faran piú guerra odio ed amore,
ch’è principio di pace il fin di vita.

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II

LA TOMBA

     Allor ch’io copra in sonno eterno i lumi,
freddo cibo de’ vermi e poca polve,
mausolei non ambisco: Atropo solve
i piú famosi marmi in ombre, in fumi.
     Ad erger tombe Egitto etá consumi;
ciò che i secoli fanno, un dí risolve:
tutte un oblio le umane cose involve,
come in sé accoglie il vasto mare i fiumi.
     D’Agamennone e d’Iro Euro confuse
le ceneri, e del cinico mendico
e d’Alessandro il grido eco deluse.
     D’urna paria o corintia son nemico,
né vo’ in amomo l’ossa o in mirra infuse,
purché m’apra natura il grembo amico.