Memorie storiche modenesi/Tomo III,8

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capo VIII
Delle Rivoluzioni della Provincia del Frignano

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capo VIII
Delle Rivoluzioni della Provincia del Frignano
II

Girolamo Tiraboschi Memorie Storiche Modenesi tomo III, 1794, pagg. 99-181 capo VIII – Delle Rivoluzioni della Provincia del Frignano.



La Provincia del Frignano una delle più ampie, e, non ostante la sua situazione montuosa ed alpestre, una delle più popolose e delle più fertili del Modenese, per le frequenti rivoluzioni, alle quali è stata soggetta, or per l’ambizione di alcuni de’ più potenti suoi Castellani e Signori, or pe’ maneggi delle Città a Modena confinanti, merita di essere più conosciuta, che non è stata finora. Io mi studierò perciò di raccogliere e d’esaminar le memorie, che di essa ci son rimaste fino a principii del secolo XV, dopo il qual tempo essa visse quasi sempre tranquilla sotto il felice Estense dominio. E mi lusingo, che le cose, che son per dirne, così per la lor novità, come per la loro natura, non saranno di spiacevole trattenimento a’ Lettori.

Nella Storia della Badia di Nonantola e poscia nel Tomo I di queste Memorie ho recata qualche congettura, la quale può persuaderci, che il Frignano abbia preso il suo nome da’ Liguri Friniati, (il cui nome vuole il P. Bardetti che venisse dalla voce Gallica Frin cioè Monte), i quali abitavano anticamente di là dall’Apennino, e vinti poscia dal Console C. Flaminio l’anno di Roma 563 furono costretti a passare di qua, e si stabilirono probabilmente nelle montagne, che or si dicono del Frignano. Ed è certo, che le molte antiche medaglie Consolari e Imperatorie, che in que’ monti, e singolarmente presso Pont’Ercole, si van trovando, e delle quali una bella serie ha formata il Sig. Dott. Luigi Serafino Parenti Governatore di Montecuccolo, alla cui erudizione son tenuto di molti lumi riguardo alla Storia di quella Provincia, ci mostrano, che o essa era molto abitata a’ tempi ancor de’ Romani, o che almeno era frequente il passaggio de’ loro eserciti per quelle parti. Ma qui non è luogo a trattenersi più lungamente in tali ricerche, perciocché io mi ristringo a parlar solo della Geografia e della Storia de’ bassi tempi.

E’ certo, che fin da’ tempi almeno de’ Longobardi esisteva nell’Emilia e nell’Apennino, una Città o un Castello detto Feroniano. Due volte ne fa menzione Paolo Diacono nella sua Storia, la prima, ove descrivendo gli Apennini, in qua, dice, sunt Civitates Feronianum & Montepellium; l’altra, ove narrando le conquiste del Re Liutprando l’anno 728 afferma, che fragli altri luoghi Castra Aemiliae Feronianum & Montebellium... invasit , ove egli è evidente, che parla di un Castello e non della Provincia tutta del Frignano, come il Muratori ha creduto . Di fatto del Castello Feroniano abbiam menzione nello stromento di donazione di molti beni fatta dal Cherico Orso al Monastero di Nonantola circa l’anno 752, ove se ne nominano alcuni, i quali erano posti finibus Castro Feroniano , e in un’altra Carta Nonantolana dell’anno 826 Basilica Sancte Marie in tortilianum in fine castro feroniense sito . Questa carta ci indica ancora a un di presso la situazione di questo Castello Feroniano o Feroniense, perciocché ci mostra, che il suo distretto stendevasi fino a Tortigliano. La Chiesa detta già di S. Maria in Tortigliano sussiste tuttora poco lontana da Vignola, e dicesi la Rotonda, e in que’ contorni dovea essere quel Castello. Ma io credo, che esso fosse più verso il Mezzodì, e più alto perciò di Vignola; perciocché in un’altra carta dell’anno 767 pubblicata dal Muratori si nominano luoghi in loco ubi nuncupatur Rio torto Territorio Feronianensi, nel qual passo il Muratori ha detto Piscarias ec. in loco ubi nuncupatur ec. ma quella voce piscarias, se pur così si leggeva, è talmente svanita dalla pergamena, ch’io non ho potuto rilevarla. Or Rio torto è un picciol torrente, che non molto lungi da Guiglia si scarica nel Panaro, e sembra perciò, che il detto Castello fosse situato alla sinistra del detto fiume tra Marano e il Rio torto, giacché anche Marano è nominato tra’ confini di esso in una carta dell’anno 888 in Marano finibus Castro Feroniano . E questi due luoghi di Tortigliano e di Marano così chiaramente assegnati per confini del Castel Feroniano ci mostrano ad evidenza, che non può sostenersi l’opinione di alcuni, che voglion collocar quel Castello presso Paullo, ove dicono, che esisteva già una illustre e vasta Città. Di questa io non trovo testimonianza presso alcun antico scrittore. E quando pure essa vi fosse stata, certo non potea essere la Città di Feroniano per le ragioni fin qui recate. E’ vero, che al presente il Frignano, a cui io penso, che quel Castello desse il nome, non giugne fino a quelle parti; ma vedrem tra non molto, che anticamente stendevasi assai più che non ora. Questo Castello però dovette presto esser distrutto; e l’ultima menzion, ch’io ne trovo, è in una carta dell’Archivio Capitolare di Parma dell’anno 931, in cui si indican beni infra finibus Feronianense Castro. E forse fu esso distrutto in occasion dell’assedio, che l’anno 945 Ugo Re d’Italia pose intorno a Vignola Castello dipendente dal Vescovo di Modena, il quale era fautore di Berengario Marchese d’Ivrea, che contrastava ad Ugo il regno . Vuolsi qui avvertire, che non parmi, che si debba confondere con questo Castello quel loco Feroniano, in cui un altro Cherico Orso diverso dal nominato poc’anzi donò alcuni beni l’anno 727 al Monastero di S. Maria di Lucca da lui fondato , e quella Chiesa di S. Maria in Feroniano, che come propria del Vescovo di Lucca è nominata in una carta dell’anno 897 . Perciocché sembra, che essa appartenga al Lucchese.

Ma se fu distrutto il Castel Feroniano, non dimenticossene il nome. E noi veggiamo primieramente cambiato il nome di Castello in quello di pago in una carta di questo Archivio Capitolare dell’anno 996, la quale è anche pregevole, perché ci dà le prime notizie intorno a una delle più antiche e delle più potenti famiglie del Frignano detta de’ Grimaldi. In essa dunque Giovanni Vescovo di Modena dà in enfiteusi a Dagiberto figliuol di Grimaldo soprannomato Grimenzone de pago Feroniano e a Gausberto ed Uberto fratelli e figli di un altro Gausberto e abitatori del medesimo luogo diversi terreni di que’ contorni, e innoltre due parti del Castel di Chiagnano. Poscia veggiamo l’antico Castello di Feroniano, cambiato indi in Pago, dare il nome a un vasto territorio col nome di Contado. E ne abbiamo i primi due monumenti in due carte di questo Archivio Capitolare, una de’ 14 di Giugno del 1034 nella quale si contiene una vendita di molte terre infra comitatum motinense seu feronianense, l’altra de’ 19 d’Ottobre del 1036, nella quale il Vescovo di Modena Ingone dà in enfiteusi diversi terreni ad Albezone del fu Daiberto de Comitatu Feregnano, che è probabilmente il medesimo, che col titolo di Avvocato del Monastero di S. Pietro è nominato in un’altra carta di questi tempi accennata dal Muratori . Nelle carte della Contessa Matilde troviam nominati non pochi, che prendon generalmente il cognome de Feroniano, e de’ quali perciò non possiamo precisamente sapere, a qual famiglia appartenessero; e solo possiam talvolta raccoglierlo per congettura. Così in una carta del 1107 pubblicata dal Muratori veggiamo al seguito della Contessa Matilde un Grimaldo e un Arnuile de Feroniano , il qual Grimaldo è probabilmente quel medesimo, a cui nel 1115 Dodone Vescovo di Modena affidò il Castello di Savignano, come ci mostra una carta dell’Archivio Capitolare. Ed è verisimile, che questo Grimaldo, e forse ancor Arnuile, fosse figlio di quel Dagiberto figliuol di Grimaldo nominato poc’anzi; e che il Grimaldo qui nominato sia quel medesimo, della cui moglie e di un di lui figlio dolevansi verso la metà di questo secolo i Monaci di S. Pietro per certi beni, che dicevansi da essi usurpati e tolti al Monastero . Il nome però di Pago Feroniano mantennesi ancora nel secolo XII, perciocché l’anno 1168 avendo un certo Uguccione del fu Orsello recati gravi danni alla Chiesa di S. Michel di Paullo, per darlene un giusto compenso le offrì in dono la metà de’ suoi beni, che avea in pago feroniano.

Dopo il Castel Feroniano i più antichi luoghi di quella Provincia, che veggonsi nominati, sono Fanano e Sestola, de’ quali si fa menzione nel diploma di Astolfo in favore della Badia di Nonantola, ove pur si nomina la Selva di Scopiano con alcuni altri luoghi della montagna, ma nella parte, che appartiene al Bolognese o alla Toscana. E a Sestola si dà fin d’allora il nome di Castello. Degli altri luoghi o Castelli, onde fu poscia sì popolato il Frignano ne’ bassi secoli, io non trovo comunemente menzione, che cominciando dal duodecimo, trattine alcuni pochi, de’ quali diremo nell’Indice Topografico. Forse però essi esistevano anche prima, e lo smarrimento delle più antiche carte ce ne ha fatta perdere la memoria. Ma forse ancora le irruzioni degli Ungheri cominciate al principio del decimo secolo, e replicate più volte, costrinsero molti degli abitanti del piano a ritirarsi sugli erti monti, e a fabbricar ivi quelle tante Torri e Rocche e Castelli, che quasi ad ogni passo vi s’incontravano. Checché sia di ciò, nel Dizionario Topografico, ove dovrò parlare di ciaschedun luogo in particolare, esaminerò, qual sia la più antica menzione, che se ne trova. Qual fosse stato fino a questi tempi il governo del Frignano, non abbiam documenti, che chiaramente ce lo dimostrino. Una parte di esso, cioè la Pieve di Fanano co’ luoghi ad essa soggetti, dipendeva, anche quanto alla giurisdizion temporale, dalla Badia di Nonantola. Un’altra parte, come vedremo tra poco, era similmente soggetta alla Badia di Frassinoro. Era questa stata fondata dalla Contessa Beatrice madre della Contessa Matilde verso l’anno 1071, e molte Corti e molti beni, la maggior parte in questi contorni, le avea essa donati con tutti que’ diritti, che da un Sovrano solo posseggonsi, e non si posson concedere che o da un Sovrano, o da chi sia rivestito di Sovrana autorità. Par dunque, che Ella, e prima di Lei i suoi Antenati, dominassero in questa Provincia; non però, io credo, per diritto patrimoniale, perciocché il Frignano non fu mai considerato, trattene poche Rocche, come parte del patrimonio della Contessa Matilde, ma con quel titolo medesimo, con cui essi ebbero Signoria in Modena e in Reggio, e in più altre Città, cioè per investitura avutane dall’Impero. Mostransi alcune Chiese in quelle Provincie, che diconsi fondate dalla Contessa Matilde; né io ho ragione a negarlo. Ma sarebbe forse anche difficile il recarne in pruova autorevoli fondamenti. In tutto il rimanente la Provincia del Frignano ubbidiva, quanto allo spirituale, al Vescovo di Modena, delle cui ordinazioni pel buon regolamento di quella parte di sua Diocesi abbiam documenti fin dal XII secolo. Ma quanto al temporale è verisimile, che fuor di quella qualunque si fosse soggezione all’Impero, e per esso a’ Vicarii Imperiali, che era comune a quasi tutta l’Italia, essa godesse della sua libertà, e che quegli abitanti a lor talento si regolassero, e ciò tanto più facilmente, quanto più lontani eran que’ popoli dalla Città, ove risedevano i Vicarii Imperiali, e ove si pubblicavan le leggi, alle quali se poca ubbidienza rendevasi nelle Città, molto meno essa prestavasi da chi viveva sicuro sulla cima di alte montagne. Alcuni de’ Frignanesi però, o perché le loro ricchezze gli avesser resi potenti, o perché si fossero procacciati altronde qualche autorità, erano a più alto stato saliti, e col nome di Capitani esercitavano qualche giurisdizione, di cui però non ci son ben noti i caratteri e i confini. E i primi, che veggiamo onorati col titolo di Capitani del Frignano, son nominati in un documento dell’anno 1114, che contiene una donazione fatta alla Chiesa di Sestola, e sono: Rainaldinus & Radaldus & Ugulinus & Paganus Capitanei de Ferignano. Di questi Capitani alcuni avevano preso il cognome di Corvoli, forse perché discendenti da quel Corvolo de Feroniano, che con altri Nobili, e tra essi con Bernardo di Imelda de Feroniano, era al seguito della Contessa Matilde l’anno 1104 ; e che in un altro documento della stessa Contessa dell’anno 1107 pubblicato dal Fiorentini è detto Corbus de Ferognano; e trovasi pure l’anno 1118 al seguito dell’Imp. Arrigo V, sotto un cui diploma si nominano: Corvolus de Ferignano, & Serafinellus filius ejus, & Uguzone filius Raineri, che forse era della stessa famiglia ; altri avean preso quello de’ Guallandelli, della qual famiglia parimenti troviam menzione, benché alquanto più tardi, nelle carte del XII secolo. Or i Corvoli furono i primi, i quali l’anno 1156 a’ 12 di Marzo fecero un trattato col Comune di Modena , che parve d’alleanza, ma fu veramente, almeno nel decorso del tempo, di suggezione e di ubbidienza. In esso i Capitani del Frignano, cioè quelli che diconsi Corvoli, giurano di prendere la Cittadinanza di Modena, di difendere la Città e i Cittadini, e di combatter per essi in tempo di guerra, di abitare in tempo di pace per un mese in Città senza le loro mogli, e per due mesi in tempo di guerra, di tener libera a’ Modenesi e sicura la strada pel lor territorio, di obbligare tutti i lor dipendenti a fare il medesimo giuramento, e a pagare ogni anno al Comune di Modena sei denari Lucchesi per ogni pajo di buoi, trattine i Castellani, che abitavano continuamente ne’ lor Castelli; e per ultimo di dare in proprietà a’ Modenesi due de’ loro Castelli, cioè quello di Sasso marcio, ora Sasso Massiccio, e quello di Galliato. I Modenesi dalla lor parte promettono di ajutare e difendere i Frignanesi contro i loro nimici, e singolarmente, quando ne fosse il bisogno, contro de’ Gomolesi, co’ quali aveano qualche controversia, e contro i Guallandi ossia Guallandelli, partito opposto a quello de’ Corvoli, di dare a’ Frignanesi in feudo que’ due suddetti Castelli, che da essi ricever doveano in proprietà, e di impiegare il denaro, che per sei anni ricavassero dall’indicato tributo, con altrettanto, che il Comune di Modena vi avrebbe aggiunto del suo, nella compera di tanto terreno presso a Modena da assegnarsi a’ Capitani medesimi.

Par dunque, che le interne discordie de’ Frignanesi fosser quelle, che inducessero alcuni di essi a fare alleanza co’ Modenesi per averne ajuto e difesa contro i loro nimici, e che tre fossero singolarmente i partiti, che vi dominavano, e vi contendevan tra loro, quello de’ Corvoli, quello de’ Guallandelli, e quel de’ Signori di Gomola. Ma degno è d’osservazione un passo di questo stromento. Nel giuramento, che danno i Frignanesi di difendere i Modenesi contro tutti i loro nimici, eccettuano quelli, qui juraverunt fidelitatem Duci Guelfoni, si venerit in Longobardiam, & habebit dominium possessionis Comitisse Matildis, quo dominio amisso, contra omnes. Convien qui ricordare ciò, che nel primo Tomo di queste Memorie si è avvertito, cioè che Guelfo VI figlio di Arrigo III Duca di Baviera, e nipote di quel Guelfo V Duca pur di Baviera, che era stato marito della Contessa Matilde, ottenuto avea dall’Imperador Federigo suo nipote l’investitura di alcune Provincie d’Italia e del Patrimonio Matildico, cioè di que’ Castelli, di quelle Terre, e di que’ beni, che erano stati beni allodiali della Contessa. In questo patrimonio eran comprese alcune Rocche e alcune Terre della montagna di Modena; e perciò quelli, che vi abitavano, giurarono di non prender l’armi contro il Duca Guelfo, quando egli fosse venuto in Italia, e preso avesse il possesso di quell’ampio patrimonio. Veggasi intorno a ciò, e alla venuta del Duca Guelfo, ciò che abbiamo altrove diffusamente narrato .

Un’altra eccezione fassi nel medesimo documento, cioè di quelli tra’ Frignanesi, che avean presa la Cittadinanza di Bologna, i quali non debbon combattere contro de’ Bolognesi. Di fatto dall’atto, con cui nel 1131 i Nonantolani soggettaronsi al Comun di Bologna, raccogliesi, che alcuni Frignanesi aveano al Comune medesimo giurata fedeltà: Frenianensibus vero, qui nobis jurant &c., e innoltre ciò raccogliesi chiaramente da questo documento, in cui son nominati coloro, che presa aveano quella Cittadinanza cioè Arrigo, Raffacane, Rainaldino, e Radaldo co’ suoi figli, e ce ne dà ancora indicio un atto dell’anno 1157 con cui que’ di Monteveglio si soggettano al Comun di Bologna, perciocché in esso tra que’, che vi si trovan presenti nel Consiglio di quella Città, si fa menzione Gualandini Fregnanorum atque Rainaldini & Pagani similiter Fregnanorum . E’ dunque evidente, che prima ancor di quest’anno ed essi e alcuni altri ancora dalla parte de’ Guallandelli avevan presa la Cittadinanza di Bologna, e acquistato con ciò il diritto d’intervenire alle adunanze di quel Comune. Il trattato di alleanza conchiuso da’ Corvoli Frignanesi col Comune di Modena fu seguito alcuni mesi appresso, cioè a’ 21 d’Ottobre dell’anno medesimo, da un giuramento degli uomini de’ Corvoli, cioè de’ soggetti a’ Capitani del Frignano del partito de’ Corvoli opposto a quello de’ Guallandelli, con cui essi promisero a’ Modenesi le cose medesime, che a nome loro promesse aveano i Capitani. Il qual documento conservasi nell’Archivio Segreto di questa Comunità.

Il documento soprarecato ci dà indicio, come si è avvertito, di civili discordie, che erano tra’ Frignanesi. Di fatto in quest’Archivio Capitolare si ha una Carta, la qual ci mostra, che nell’Ottobre del 1157 Arrigo Vescovo di Modena erasi trasportato nel Frignano pro pace & concordia facienda inter Corvulos & Gualandellos. Ma o egli non ottenne l’intento, o presto si rinnovarono le discordie. Ed esse dovettero essere di lunga durata; perciocché veggiamo, che molti altri Frignanesi l’anno 1170 si collegarono co’ Consoli e col popolo di Monteveglio per far guerra contro de’ Modenesi co’ patti, che si posson vedere nello stromento pubblicato dal Muratori , e con quello fra gli altri, che non avrebber fatta pace co’ Modenesi senza il consenso de’ Capitani e de’ Vavassori del Frignano loro alleati. Molti son quelli, che nel documento medesimo son nominati, e tra essi veggiamo singolarmente Guido e Rainuccio da Gomola, Gualando e i suoi figli, Albertino da Correggio, Gherardino da Montecuccolo, Grimaldo di Raffacane, cioè figlio probabilmente di quel Raffacane, che era uno de’ Capitani unitisi in alleanza co’ Modenesi, Teberto, Anfosso, Boccadiferro, Bernardino da Campiglio, Ugolino da Varana, Rainuccio da Balugola, Malatigna &c. Ma come nelle guerre civili suole accadere, se molti si dichiararono nel detto anno contro de’ Modenesi, molti altri de’ principali del Frignano nel seguente anno 1171 con essi si collegarono, come ci mostrano i documenti dell’Archivio Segreto Estense. Essi furono Uberto da Balugola, Guido di lui figlio, e Giovanni di Guicciardo pur da Balugola, Jacopino di Malastreva, Alberto da Varana, Ildeprandino da Balugola, e quel medesimo Guido da Gomola, che l’anno innanzi erasi collegato co’ nimici de’ Modenesi. E pare, che qualche fatto d’arme fosse allor seguito presso Balugola a danno de’ Modenesi, perciocché nel giuramento i tre ultimi or nominati promettono di ubbidire a’ comandi, che i Consoli di Modena loro faranno de offensione hominibus Mutine apud Balugulam facta. Ma non abbiamo né documenti né Cronache, che ci diano su ciò maggior lume. E pare anzi, che la guerra co’ Montevegliesi fosse allora finita, perciocché nell’atto medesimo Pietro di Monteveglio nell’atto di giurar fedeltà al Comune di Modena e di combatter per esso, ne eccettua i Capitani di Monteveglio, a’ quali pure giurata avea fedeltà; ma soggiunge, che non credesi più tenuto a cos’alcuna con essi, perché senza lui hanno conchiusa la pace. Due anni appresso, cioè nel 1173 rinnovò Guido da Gomola il giuramento in favore de’ Modenesi, e a lui si aggiunse quel Rainuccino da Gomola, che nel 1170 si era unito co’ Montevegliesi ; il che pur fecero i due fratelli Teberto ed Anfosso, e Gherardo o Gherardino da Montecuccolo, che si eran prima dichiarati contro de’ Modenesi, Alberto fratel del Vescovo di Modena, Arrigo, Arduino di Raffacane, Alberto di Radaldo, e più altri , e ciò che più dovette riuscir caro a’ Modenesi, con essi pure si unirono l’Abate del celebre Monastero di Frassinoro e tutte le Terre ad esso soggette ; e finalmente lo stesso fece nel 1174 Parisio del fu Rainaldino da Frignano, il qual si dice parente de’ Corvoli . E due de’ suddetti, Alberto di Radaldo e Arduino di Raffacane, rinnovarono il lor giuramento anche nel 1179 .

Così andavansi sempre più moltiplicando gli alleati, e con essi le forze del Comune di Modena. Nel che è probabile, che esso intendesse singolarmente di rendersi più formidabile all’Imp. Federigo, che usava allor di ogni sforzo per soggiogare le Città della Lombardia. Ma i Modenesi non erano ancor di ciò paghi. Abbiam veduto, che nel 1156 i Capitani del Frignano della parte de’ Corvoli avean promesso a’ Modenesi di donar loro il Castello di Galliato. Convien dire, che questa promessa non fosse ancora stata condotta ad effetto. Perciocché nel 1178 alcuni deputati di quel Castello venuti a Modena promisero nuovamente di darlo in mano a’ Consoli della Città, ogniqualvolta fosse loro piacciuto, e di difenderlo a nome loro contro qualunque nimico, trattone contro l’Imperadore, allor quando egli godesse tranquillamente del patrimonio della Contessa Matilde, col che alludono alla discordia, che era stata tra l’Imperadore Federico I da una parte, e il Papa e le Città collegate di Lombardia dall’altra; nella qual occasione il Papa cercava ancora di rivendicare i suoi diritti sul patrimonio Matildico; perciocché nella pace fatta tra ‘l Pontefice e l’Imperadore l’anno precedente in Venezia non era stato questo articolo chiaramente deciso, come si è altrove veduto. Rinnovarono ancor la promessa, che già fatta aveano, di pagare al Comun di Modena l’annuo tributo di sei denari Lucchesi per ogni pajo di buoi. I Modenesi eransi allora obbligati a dare in feudo a’ Frignanesi il Castello medesimo, che da essi riceveano in dono. Di ciò non si fece più motto in questo nuovo trattato; ma invece ordinarono, che ogni primo giorno del mese si facesse in Galliato un mercato, il cui guadagno fosse per una metà del Comune di Modena, per l’altra de’ Signori e degli abitanti del Castello, e innoltre dieder loro quaranta lire Imperiali da impiegarsi nel comperar case e terreni tra Marano e Modena . E nell’anno medesimo ottennero i Modenesi, che i Consoli e il popolo di Sassolo seguisser l’esempio de’ Frignanesi nel cercare la loro alleanza . Finalmente l’anno seguente 1179 que’ di Pompejano, e prima di essi que’ di Montalto e di Moceno, si unirono essi pure, come gli altri Comuni della Montagna . Frattanto molti de’ principali Frignanesi eran venuti a stabilirsi in Modena, e vi rappresentavano in certo modo tutta la loro Provincia. Quindi a’ 22 di Maggio del 1185 unitisi insieme nella Chiesa di Vignola i principali tra essi, cioè Baruffaldo da Frignano, Lotterio da Montealfredo, Teberto Falsabrina, Bernardo da Campiglio, Giovanni da Balugola, e Campigliolo, i quali si intitolano Rectores Procerum & Valvasorum Mutine, promisero di reggere saggiamente gli altri tutti, e di mantenere o di far fra essi la pace, di decider perciò le contese, che tra essi nascessero, e se alcuni non volessero alla loro decision soggettarsi, si stabilì che tutti gli altri dovesser contro essi rivolgersi . Nel qual documento si nominano ancora i principali partiti, ne’ quali era allor diviso il Frignano, cioè Corboli & Gualandelli, & Aginones & illi de Campilio & Valvassores Balugule.

Ma mentre speravasi di riunire in pace i discordanti partiti, avvenne cosa, che poteva innasprir gli animi maggiormente. Alcuni de’ Capitani del Frignano eran padroni del Castello di Crespelano, ora nel Bolognese. Come ne avessero essi acquistato il dominio, è cosa difficile ad intendersi. Ma forse allor quando alcuni de’ Frignanesi l’anno 1170 si unirono co’ Consoli e cogli abitanti di Monteveglio contro de’ Modenesi, essi vi fissarono per qualche tempo la lor dimora; e col diritto allor sì frequente del primo occupante s’impadronirono del non lontano Castello di Crespelano. Ma per qualunque ragione ne fossero essi padroni, l’anno 1188 a’ 3 di Giugno Bartolommeo e Arrigo Pichi, che diconsi Consoli de’ Frignanesi, con più altri, fra’ quali si nomina Radaldino figlio di Alberto Radaldo famiglia Frignanese, venuti a Bologna cederono liberamente al Comune il dominio di quel Castello. Quindi ne’ giorni seguenti la donazione medesima fu ratificata e confermata da più altri, che sul Castello medesimo avean diritto; e tra essi veggiam nominati Ubaldo Guallandello, e Manfredino, Ubertino, e Lanfranco fratelli di Arrigo Pico, Arrigo figlio di Gherardo da Frignano, e veggiamo presenti agli atti Arduino di Raffacane, e Bartolommeo da Frignano .

Ciò non ostante o perché i Bolognesi non mantenessero a’ Frignanesi le promesse lor fatte, o perché i Modenesi sapessero richiamare almeno i principali de’ Frignanesi alla loro alleanza, sulla fine dello stesso anno 1188 i diversi partiti riunironsi in pace. Rimisero essi la decisione delle loro controversie ne’ Consoli di Modena, e questi radunato il pubblico generale Consiglio a’ 14 di Dicembre del 1188 pronunciarono il lor Laudo. In esso si dice, che i due partiti de’ Frignanesi, che tra lor guerreggiavano, eran quelli de’ Guallandelli e degli Aigoni, (nome forse sostituito a quello di Corvoli, e che divenne poi in Modena l’appellazione comune de’ Guelfi, mentre i Gibellini si nominavan Grasolfi) benché quelli di queste stesse famiglie fosser di diverso partito, ed alcuni avessero abbracciata la parte alla lor famiglia contraria, e che i Comuni, che vi aveano parte singolarmente, erano que’ di Casola, di Prignano, e di Gomola. Si nominano i principali di amendue i partiti, e in quello de’ Guallandelli si veggon tra gli altri Ubaldo Guallandello allora Podestà del Frignano, Bartolommeo e Arrigo Pichi (i quali pochi mesi addietro erano stati tra’ principali alleati de’ Bolognesi, e aveano avuta gran parte nella cessione di Crespelano) Parisio Grimaldo co’ suoi figli Jacopo e Ugolino, e Ugolino da Campiglio co’ suoi fratelli; in quello degli Aigoni sono Teberto da Falsabrina, Lottario da Montealfredo, Adagerio da Bagno, Bernardino di Boccadiferro, e Gherardo e Teberto di lui fratelli, Lanfranco Cimicelli, Rainerio Guallandello, e Petrocino da Gomola; si accenna e si conferma non so qual Laudo profferito già in tali controversie dal Vescovo di Modena; si prescrivono alcune soddisfazioni, che l’una parte dee dare all’altra per qualche danno recatole, e si comanda, che i Comuni, i quali hanno qualche Rocca o Castello nel lor distretto, debbano assicurarseli a vicenda l’uno all’altro, e si ordina la restituzione delle cose tolte, e il vicendevol perdono delle ricevute ingiurie . Nel giorno seguente i principali de’ due partiti poc’anzi nominati, e tra’ essi Teberto di Falsabrina, Ugolino da Campiglio figlio di un altro Ugolino, i tre figli di Boccadiferro, Bernardino, Gherardo, e Teberto, Lotterio da Montealfredo, Albertino di Bernardo da Campiglio, Adigerio da Bagno, Ubaldo, e Rainerio Guallandelli, e Lanfranco Cimicelli giurarono solennemente di osservare il Laudo da’ Consoli di Modena pronunciato; e perciò il giorno seguente tre de’ suddetti, cioè Lotterio da Montealfredo, Bernardino di Boccadiferro, e Adigerio da Bagno prestarono il consueto solenne giuramento di voler essere Cittadini di Modena .

Qual fosse l’effetto di questo Laudo, e se veramente seguisse la pace tra’ Frignanesi, non possiamo accertarlo per mancanza di documenti. Ma io credo, che o fosse inutile il Laudo, o che la guerra per breve tempo interrotta si rinnovasse presto, e forse più furiosa che prima. E me ne dà sicuro indicio una carta Nonantolana de’ 4 di Maggio del 1192, in cui l’Abate Bonifacio dà in enfiteusi ad Enrico Pico, e ad Ubertino, Lanfranco, e Giovanni di lui fratelli, i beni, che il Monastero di Nonantola aveva in Curia Montis Marui in loco ubi dicitur Pasteno, e interviene a quest’atto Bernardino da Montecuccolo, il qual mette gli investiti al possesso de’ beni. L’atto ha questa data: Actum in loco, in quo pax Fregnanensium facta fuit, & eodem die . Egli è dunque evidente, che o le guerre civili de’ Frignanesi continuarono, o presto si riaccesero; e che non ebber fine che nel 1192 a’ 4 di Maggio con nuovo trattato, il qual fu segnato nel luogo stesso di Pasteno. Qualche nuovo tumulto par che nascesse poco dopo tra’ Frignanesi, e che ciò desse occasione a un nuovo atto, con cui nel 1197 non solo le Comunità accennate poc’anzi, ma quasi tutte quelle della Montagna Modenese giurarono un’altra volta di ubbidire a’ comandi de’ Consoli di Modena, di difenderne i Cittadini, e di custodire le loro Rocche e Castelli a nome del Comune di Modena. Si può vedere nel nostro Codice Diplomatico il transunto di tutti gli Atti, che per ciò si fecero, e i nomi di tutte le Comunità, che giurarono ubbidienza. Ed è ad osservare, che molte di esse, mentre promettono di ubbidire a’ Consoli di Modena, aggiungono & nominatim de facto Lonardi, indicando così un fatto, che avea forse data occasione a’ nuovi tumulti, ma di cui non possiamo dare più precisa notizia. Allo stesso modo che le Comunità, alcuni de’ principali Capitani del Frignano rinnovarono i lor giuramenti, cioè Baruffaldo da Frignano, Enrico Pico, e Ubertino e Giovanni di lui fratelli, Giovanni e Ugolino di Grimaldo, Bernardino da Montecuccolo, Albertino da Frignano, e Buonaccorso di lui figliuolo, come si vedrà dall’Atto medesimo, che sarà pubblicato. Pareva, che dopo tanti giuramenti il Comune di Modena potesse considerarsi come pacifico possessor del Frignano. E nondimeno non passò molto tempo, che dovette prender le armi contro di que’ medesimi, che tante volte gli avean promessa ubbidienza e vassallaggio. Furon dapprima i Frignanesi fedeli esecutori de’ patti col Comune di Modena stabiliti, e perciò nell’anno 1202, quando i Modenesi, che erano in guerra co’ Reggiani, assediaron Rubiera, vennero essi pure, almeno per quella parte, che era soggetta al Monastero di Nonantola, cioè la Pieve di Fanano, in ajuto de’ Modenesi, da’ quali però furono stipendiati , e lo stesso fecero que’ del Contado di Gomola, come ci mostra l’alleanza fatta da’ Reggiani in quell’anno co’ Signori del Castel di Picengolo. Ma due anni appresso si cambiò scena. Eran nate controversie tra’ Modenesi e’ Bolognesi per cagion di confini, e temevasi di vicina guerra. Affine di prevenirla si prese lo spediente del compromesso. E i Modenesi aveano sì alta stima de’ Bolognesi, che scelsero ad arbitro della contesa Uberto Visconti Podestà di Bologna. Essi non ebber poi a compiacersi di questa scelta. Perciocché il Laudo da lui profferito nel 1204 ristrinse non poco i confini del Modenese, e ampliò per l’opposto di molto quelli del Bolognese ; del che si è detto altrove più lungamente. Ma in esso non è punto nominato il Frignano, né alcune delle Terre ad esso spettanti. E nondimeno negli antichi Annali Modenesi dopo il racconto di questo fatto si soggiugne, che i Modenesi furono coll’esercito a Paullo nel Frignano, e diedero il fuoco alla Villa di Cadiano, e che i Parmigiani di ciò sdegnati, benché fosser da lungo tempo amici de’ Modenesi, e anche nel precedente anno avessero protestato, che sarebbero sempre pronti a prendere la lor difesa, prese l’armi, e tratto fuori il loro Carroccio per segno di guerra dichiarata, corsero a soccorrere i Frignanesi contro i Modenesi loro nimici . Ma donde mai questo improvviso sdegno de’ Modenesi contro de’ Frignanesi? E qual colpa aveano essi, se il Podestà di Bologna avea pronunciata un’ingiusta sentenza? Il Muratori dice , che i Modenesi cercarono di rifarsi del danno avuto contro de’ Capitani e Castellani del Frignano. Ma io non crederò mai, che i Modenesi fossero capricciosi tanto ed ingiusti, che volessero mettere a ferro e fuoco paesi, di cui non aveano ragion di lagnarsi. Parmi più verisimile, che lo Scrittor degli Annali abbia narrato un tal fatto in seguito dell’ingiusto Laudo, non come effetto di esso, ma come cosa in quell’anno stesso avvenuta. E perciò si può credere, che i Frignanesi non si mostrasser disposti a mantener le promesse fatte già a’ Modenesi, o che qualche sollevazione seguisse tra loro, che inducesse i Modenesi ad andare armati contro essi. Io ho alle mani alcuni frammenti di una Cronaca del Frignano, che si conservava, e che forse si conserva tuttora presso la famiglia Albinelli di Sestola, ma ch’io non ho potuta vedere intera. In essi ancora (ch’io per amore di brevità chiamerò la Cronaca Albinelli) si racconta la guerra, senza indicarne il motivo Anno Domini 1204 Mutinenses in potenti brachio in Frignanum exercitum duxerunt.

Qualunque fosse l’origine di questa guerra, convien dire, che essa riuscisse poco felice a’ Frignanesi, e che i Parmigiani col lor Carroccio dovesser tornarsene addietro mal soddisfatti del loro armamento. Perciocché veggiamo, che l’esito ne fu vantaggioso a’ Modenesi soltanto, e che i Frignanesi di loro alleati, che prima erano, divenner loro interamente soggetti. Nel seguente anno 1205 a’ 21 di Aprile i Capitani del Frignano, e tra essi Baruffaldo e Bartolommeo Parisio, Jacopo e Ugolino di Grimaldo, Bernardino di Montecuccolo, ed altri della parte de’ Corvoli, quindi il giorno seguente que’ della parte de’ Guallandelli, e poscia negli altri giorni tutte le Comunità del Frignano e delle montagne scelsero ad arbitro delle controversie, che aveano col Comune di Modena, il Podestà di questa Città, che era in quell’anno il celebre Salinguerra. Questi a’ 5 di Dicembre dell’anno medesimo pronunciò solennemente il suo Laudo, e ordinò, che il Comune di Modena dovesse avere piena giurisdizione in tutto il Frignano, e ne esercitasse ogni atto, lasciando solo a’ Capitani il diritto, quando ne avesser goduto da’ 20 o 30 anni addietro, di riscuotere da que’ popoli qualche imposta; che tutti i Frignanesi, trattine solo i Militi e i Servi, dovesser pagare ogni anno al Comune sedici denari imperiali per ogni pajo di buoi, e otto per qualunque altra famiglia, e che a spese loro dovessero armarsi e far la guerra, quando piacesse al Comune. La sola cosa a’ Frignanesi vantaggiosa, che Salinguerra ordinò, fu, che il Comune di Modena, come si era fatto altre volte, impiegasse mille lire Imperiali in comperar case e poderi da darsi in feudo a’ principali tra’ Frignanesi, che ivi son nominati, e son tra essi Bernardino da Montecuccolo, Azzo da Fregnano, Enrico Pizo, o Pico, Giovanni de’ Buoi ec. Così ebbe fine la breve guerra suddetta, e così i Frignanesi furono costretti a soggettarsi interamente al Comune di Modena. Di questo fatto, di cui si son prodotti a suo luogo gli autentici monumenti, si fa anche menzione negli antichi Annali Modenesi: de anno MCCV Catanei de Frignano cesserunt omnia sua jura Mutinensibus, & dederunt jurisdictionem Frignani Comuni Mutinae e nella Cronaca Albinelli: Sequentique anno (cioè nel 1205) compositio facta fuit cum populis Frignani et pariter cum nobilibus partis Montiscuccoli cum pactis et capitulis inter eos confectis.

In seguito di questa pace alcuni de’ principali Frignanesi vennero a stabilirsi in Modena, e nel territorio di essa acquistarono beni. Così veggiamo in due carte dell’Archivio Capitolare degli 11 di Giugno del 1212 che Martino Vescovo di Modena investe Giovanni de’ Buoi in nome di una figlia di Jacopo di Grimaldo di un feudo, che il padre di essa avea nel Finale, al qual atto trovasi presente Azzo da Frignano, e che a’ 2 di Febbraio del 1228 il Vescovo Guglielmo dà per nove anni allo stesso Azzo da Frignano quattro mansi di terra nel distretto di S. Felice. Ma ciò non ostante nuovi torbidi si eccitarono presto tra’ Frignanesi. Perciocché oltre la breve guerra mossa nel 1210 all’Abadia di Frassinoro, di cui si parlerà nel Dizionario Topografico, que’ popoli l’anno 1213, come narrasi negli antichi Annali di Modena , si ribellarono a’ Modenesi. Così seccamente si dice ivi, senza indicarci, né qual origine, né qual conseguenza avesse una tal ribellione, se non che all’anno seguente si aggiugne, che i Modenesi distrussero il Castel di Monzone nel Frignano. Nella Cronaca Albinelli si fa principale autore di questa sollevazion del Frignano Guidinello da Montecuccolo detto il vecchio, e se ne recano per motivo le molestie e le ingiurie, che i Frignanesi eran costretti a soffrire da’ Modenesi: anno 1213 Nobiles de Montecuccolo, videlicet Guidinellus vetustior cum sequacibus suis, ob injurias et contumelias eis per Mutinenses illatas, eorum ineptias ulterius ferre non valentes, guerram & turbam ipsis Mutinensibus viriliter intulerunt. E segue poscia narrando, che il Castel di Monzone, benché valorosamente difeso, fu l’anno seguente espugnato e distrutto da’ Modenesi. Non è inverisimile, che desse occasione a questa guerra un onorevol diploma da’ Nobili da Montecuccolo ottenuto l’anno 1212 dall’Imperadore Ottone IV con cui egli confermò loro il dominio, che già da più anni avevano, di molti Castelli del Frignano, dichiarandolo indipendente. Questo diploma si è era smarrito, ma vedremo, ch’esso fu prodotto disciassette anni appresso, cioè nel 1229 e riconosciuto come legittimo ed autentico dal Podestà e dal Comun di Bologna. Or un tal diploma, che rendeva inutile la dedizione fatta più volte di una non picciola parte del Frignano al Comune di Modena, dovette certo innasprire gli animi de’ Modenesi, ed eccitarli a molestare e a travagliare coloro, che non volevan più riconoscere il lor dominio; e forse non altra che questa fu la ribellione de’ Frignanesi nella Cronaca accennata. Forse anche non mal si apporrebbe, chi congetturasse, che fosse in parte autore di questi nuovi torbidi il suddetto Salinguerra. Era egli allora nimico del Marchese Aldobrandino d’Este, con cui contendeva pel dominio di Ferrara; e i Ferraresi e i Modenesi erano collegati coll’Estense; e nel 1213 costretto l’aveano ad atterrare il Castello di Ponte Duce, come altrove si è detto; e non è perciò improbabile, che contribuisce egli pure ad accendere questo fuoco. Ma qualunque fosse l’esito di queste nuove turbolenze, sembra certo, ch’esse fossero assai brevi, poiché non se ne ha che quel semplice cenno.

Durò per alcuni anni dopo la distruzion di Monzone la tranquillità e la pace nel Frignano, e ad assicurarsi, ch’essa non fosse turbata per controversia de’ confini, l’anno 1220 furon fissati i luoghi, che dividevano il Frignano dal territorio Bolognese . Frutto di questa durevol pace fu la convenzione fatta nel 1225 tra’ Modenesi e’ Pistojesi, nella quale essendo Ambasciadori per parte de’ primi Azzo da Frignano nominato poc’anzi, e Buonaccorso di Corrado, si stabilì una vicendevole alleanza ed amicizia fralle due Città, e che dall’una all’altra dovesse farsi e mantenersi una strada, la quale pel Frignano venisse a Modena, passando pe’ luoghi di Valdilamola, Serrazone, Trentino, Rocchetta, Valdisasso, Paullo, e Balugola, o per altri luoghi, che più sembrassero opportuni , la quale strada fin dal secolo precedente era stata ordinata, ma forse non condotta ad effetto, o guasta poi dalle guerre o da altre pubbliche calamità . Così fin d’allora pensavasi ad aprire, anzi probabilmente fin d’allora fu aperta, una strada da Modena a Pistoja, che poi nuovamente a’ dì nostri è stata con tanto maggior magnificenza e sicurezza nuovamente aperta. Questo progetto però dovette forse per qualche tempo rimaner sospeso e interrotto per la guerra, che presto si accese trai Bolognesi e i Modenesi. L’anno 1226 nel mese di Giugno l’Imp. Federigo II trovandosi in Borgo S. Donnino annullò con suo Diploma l’ingiusto Laudo profferito da Uberto Visconti nel 1204, e rendette a’ Modenesi molti Castelli e molte Terre così del piano come della montagna, che erano stati lor tolti da’ Bolognesi . Da questo Diploma pubblicato dal Muratori raccogliesi, quai fossero i confini da Federigo fissati. Qui basti l’avvertire, che ciò punse ed irritò per modo gli animi de’ Bolognesi, che l’anno seguente 1227 mossero guerra a’ Modenesi; e il Frignano singolarmente fu dalle lor truppe occupato, e vennero ivi a battaglia, di cui però non ci si dice, qual fosse l’esito. Anche nella Cronaca Albinelli si fa un cenno di questa guerra, e si dice, che a’ Bolognesi si unirono i Nobili da Montecuccolo, i quali non aveano ancora dimenticati i danni da questo Comun ricevuti l’anno 1214. I documenti, che produrremo da questo Segreto Archivio della Comunità, ci fanno conoscere, che i Modenesi inclinati alla pace spedirono tre Ambasciadori a Bologna, cioè Aldrovandino Pico, Gherardino Boschetti, e Leonardo Compagnoni; e che il terzo di questi a’ 21 di Ottobre dell’anno stesso nel pubblico Consiglio di Bologna perciò radunato, esponendo i danni, che dalla guerra amendue le parti sentivano, e que’ molto maggiori, che erano per provarne, se essa continuasse, perorò sì efficacemente, che indusse i Bolognesi ad entrare in trattato di pace, e che quindi a’ 27 del mese stesso unitisi insieme i due Podestà di Bologna e di Modena cogli Ambasciadori di amendue le Città determinaron di esaminare, quai fossero i danni dall’una all’altra parte recati, e di darne ad amendue un giusto e ragionevol compenso. Ma convien dire, che qualche grave e insuperabile difficoltà a ciò si opponesse, perciocché la guerra continuò con più vigore che prima. Ne abbiam ragionato nelle Memorie Storiche riguardanti quest’epoca. Ma vuolsi qui avvertire ciò, che dalle Cronache non ci è stato tramandato, cioè che oltre i fatti d’armi accaduti nella pianura, il Frignano ancora fu dalle armi de’ Bolognesi in gran parte occupato. Così ci mostra un pregevole documento de’ 27 di Gennajo del 1229 tratto dall’Archivio pubblico di Bologna, che conservasi in copia presso questo Sig. Marchese Giuseppe Montecuccoli. Contiene esso il ricorso fatto da Guidinello, da Alberguccio, e da Corsino da Montecuccolo a nome ancora di Lancellotto, di Marcuccio e di altri della loro famiglia, che diconsi Signori del Frignano, i quali espongono al Comun di Bologna, che in occasione di questa guerra i loro Castelli nel Frignano erano stai occupati e danneggiati dalle truppe Bolognesi, forse perché esse credettero per errore, che que’ luoghi appartenessero al Comune di Modena. Essi perciò producono un Diploma di Ottone IV dell’anno 1212, con cui avea investita la lor famiglia di que’ Castelli e di quelle Rocche, e singolarmente tra esse di quella di Polinago, Nosa (forse la Torre della Nogada), Mocogno, Gainazzo, Montecuccolo, Montese, e Penna; e chieggon quindi la restituzione di que’ Castelli, e il compenso de’ danni sofferti. E di fatto fu lor promesso, che sarebbesi di ciò trattato in pieno Consiglio, il qual certamente sarebbe stato lor favorevole, a patto però, ch’essi giurassero di tenere e difendere que’ Castelli non già ad offesa, ma anzi a difesa del Comun di Bologna, e così giurarono essi, eccettuandone però la presente guerra, in cui protestarono di non volere aver parte. La detta guerra continuò fino al Decembre del detto anno 1229, in cui stabilissi una tregua per otto anni frai Bolognesi e i Modenesi, come altrove si è detto più a lungo. Non erano ancor passati cinque anni dopo la conchiusion della tregua, quando i Bolognesi nel Luglio del 1234, colta l’opportuna occasione, mentre i Modenesi erano andati in soccorso de’ Cremonesi, assaltarono improvvisamente il Castel di Bazzano, e gravemente ne danneggiarono i contorni; e quindi recatisi a S. Cesario l’espugnarono e l’incendiarono. Ma assai maggiore fu il danno, che recò a’ Modenesi la perdita del Frignano. Secondo gli Annali Modenesi furono alcuni traditori, che venderono a’ Bolognesi quella Provincia. Secondo la Cronaca di Bologna furono i Bolognesi, che a gran prezzo la comperarono. Ed amendue gli Storici possono ottimamente insiem conciliarsi dicendo, che il danaro de’ Bolognesi indusse i Nobili del Frignano a vender loro quella Provincia. Di questo avvenimento si fa ancora un cenno, ma all’anno 1233 nelle Cronache Faentine: Hoc anno Commune Bononie habuit primo Frignanum sub sua ditione . Ed accennasi pure sotto l’anno 1234 nella Cronaca Albinelli, in cui si attribuisce tal cambiamento singolarmente a’ Nobili di Montecuccolo: Nobiles de Montecuccolo videlicet Guidinellus, Lanzalottus & Carolus cum eorum parte Ghibellina Frignani, & pars Guelfa insimul cum Bononiensibus ligam & unitatem fecerunt contra Mutinenses eos infestantes. Colle quali parole sembra indicarcisi, che non l’interesse, ma le molestie loro recate dal Comune di Modena determinasser que’ Nobili a ricorrere alla protezione de’ Bolognesi. Il Ghirardacci , e dopo lui l’Ab. Calindri ci han dato un transunto del documento, con cui a’ 12 di Novembre del 1234 fu stabilita questa cessione, e io lo pubblicherò intero nel Codice Diplomatico. In esso Ugolino del fu Bartolommeo da Frignano, e Gualando del fu Opizino da Sarrazone de’ Guallandelli agiscono a nome di tutti gli altri Militi del Frignano, i quali si nominano distintamente in numero di 25. Ma molti di essi si indicano col solo nome, senza spiegarne la famiglia. Quelli, a cui essa vedesi aggiunta, sono Bernardo del fu Rolando da Ozano, Pietro e Tommaso del fu Tommaso da Lamola, Tommasino del fu Bernardo da Montecuccolo, Arrigo del fu Giovanni, Jacopo del fu Ubertino, Serafinello del fu Lanfranco, e Filippo figlio dello stesso Serafinello, tutti Rastaldi, Corrado del fu Guido Bojo, e Andrea e Rainero di lui figli, Jacopo e Parisio di Ugolino Grimaldi, e Tommasino e Bartolommeo di Giovanni de’ Buoi. Tra quelli, che si indicano col solo nome io non veggo alcuno, che appellisi Guidinello, Lanzalotto, o Carlo, che nella Cronaca Albinelli si registrano come appartenenti alla famiglia da Montecuccolo; e mi nasce perciò qualche dubbio sull’autorità della Cronaca stessa. Ma forse nel documento non si fece menzione che del principal Capo di quella famiglia, o forse quel Rainero del fu Buonaccorso, che ivi è nominato senza cognome, è il lor padre. Osservo ancora, che tutti questi Nobili e Capitani sembran divisi in due famiglie, perciocché in un luogo si dice: de domo Fregnanensium sive progenie, & de domo Gualendinorum sive progenie; e così pure in altro luogo si distinguono i Guallandelli da que’ di Frignano, col qual secondo nome s’indicano i Signori di Montecuccolo, come da altri documenti vedrem raccogliersi chiaramente. Si nominan poscia i Castelli del Frignano, ch’erano in istato a difendersi agevolmente contro i nimici, e sono Monforte, Montespecchio, Sestola, Serrazzone, Fanano, Rocca di Scaglia ossia Roncoscaglia, Montecreto, Monte Liuzo, Monte Castagnaro, la Rocca de Orsello, che è forse Monte Orsello. Poscia gli altri luoghi men forti, cioè Desmano, Trignano, Arsezola, Rocchetta, il Vesale, Valdisasso, Benedello, Montecuccolo, Monzone, Riopodrisio, Fiumalbo, e Sasso Guidano, e si soggiugne, che ad essi si uniranno ancora gli altri luoghi aperti e senza difesa.

A nome adunque de’ Capitani e degli abitanti di tutto questo ampio tratto di paese promettono i due Deputati al Comune di Bologna, di servirlo fedelmente colle loro persone e co’ loro Castelli in tempo di pace non meno che in tempo di guerra, e si stabiliscono i patti di questa soggezione. Per essi debbono i Frignanesi far la pace e la guerra secondo che piacerà al Comun di Bologna; gli abitanti di quella Provincia non debbon pagargli altra imposta che di tre soldi di Bolognini per ogni pajo di buoi; e diciotto per ogni zappa, dalla qual imposta però debbon essere esenti i Nobili. Le cause, nelle quali un Bolognese abbia a contendere con un Frignanese, si trattino in Bologna; in quelle de’ Frignanesi tra loro il Comun di Bologna non si intrometta, trattene però quelle de’ Nobili, che tutte debbono esser trattate in Bologna. Gli sbanditi dal Comun di Bologna siano sbanditi ancor dal Frignano, e in questa Provincia si osservin gli editti intorno alle vettovaglie, che in Bologna saran pubblicati, e sia lecito a’ Frignanesi il condurre i lor generi alla stessa Città. In tutto il rimanente i Capitani e i Nobili del Frignano conservino i loro diritti. Dall’altra parte il Comun di Bologna promette di difendere i Frignanesi anche coll’armi contro de’ lor nimici, e singolarmente contro de’ Modenesi; di compensare i danni, che per occasione di guerra soffriranno ne’ loro beni coll’assegnar loro altri terreni nel Bolognese; di costringere gli uomini di Lizzano matto ad entrare in questa alleanza; di compensare gli altri danni, che o in cavalli o in armi venissero a ricevere, di permetter loro un commercio libero ed esente da ogni tassa nel Bolognese; di dare a ciascheduno de’ nominati in questo trattato cinquanta lire Imperiali per compera di cavalli e di armi; e di non fare pace o tregua co’ Bolognesi, senza inchiudervi i Frignanesi ancora. E si aggiugne per ultimo, che fermi e perpetui e stabiliti con giuramento debbano essere questi patti, e ogni anno a maggior sicurezza debbano rinnovarsi. Tra’ Capi di questa confederazione fu Rainero di Buonaccorso da Frignano; ma questi dopo breve spazio di tempo tornò all’ubbidienza del Comune di Modena. Perciocché nell’Archivio della Comunità conservasi un documento de’ 13 d’Agosto del 1235 con cui il Podestà di Modena a nome dello stesso Comune gli dona una casa nella Cinquantina di S. Giorgio, e dichiara, che gli fa questo dono pro eo quod reversus est ad amorem & servitium Communis Mutine & ad precepta Potestatis & Communis Mutine. E forse per la stessa ragione l’anno seguente 1236 fu donata ad Azzo da Frignano di lui fratello a titolo di feudo un’altra casa nella Porta di Albareto, e quindi egli giurò fedeltà e vassallaggio allo stesso Comune. Questi però fin dal 1228 avea cominciato ad acquistar beni nel territorio di Modena, e avea presi in affitto dal Vescovo Guglielmo alcuni terreni nel distretto di S. Felice . Gli altri Capitani del Frignano continuarono nella lor ribellione contro il Comune di Modena. Di fatto leggiamo, che nel 1235 essendo i Bolognesi entrati a mano armata nel territorio di Modena, spingendosi ancora alla montagna, ed essendosi ribellato il Castel di Monzone, i Modenesi colà accorsi l’assediarono tosto e il presero, e vi fecer prigioni sei de’ Capitani traditori , i quali probabilmente portaron la pena al lor delitto dovuta.

Cotali fatti non eran troppo opportuni a disporre gli animi alla pace. Continuò dunque la guerra contro de’ Bolognesi, ma non troviamo, che ne fosse se non in picciola parte teatro il Frignano, ove nel 1239 i Bolognesi uniti co’ ribelli sorpresero ed arsero il Castello di Monte Tortore . Anzi nel 1240 come si accenna negli antichi Annali , la parte de’ Guallandelli tornò all’ubbidienza del Comune di Modena con tutti i loro Castelli, e colla Pieve di Pelago; e i Modenesi rinforzati dalle loro truppe distrussero Ronco di Scaglia e Monte Castagnaro, che dovean essere de’ Capitani tuttor ribelli. Conservasi nell’Archivio della Comunità il solenne atto indicato negli Annali fatto nel generale Consiglio di Modena a’ 21 di Marzo del detto anno 1240. In esso Rainuccino, Guallandello e gli altri della sua famiglia e del suo partito promettono al Podestà di Modena Rolando Rangone di difendere il Comune della stessa Città con tutte le loro forze contro de’ Bolognesi e contro tutti i nimici; di consegnare allo stesso Comune i Castelli di Monteforte, Serazzone, Monteliuzzo, Fanano, Trignano, Desmano, Montecreto, Sassoguidano, e tutti gli altri Castelli del Frignano co’ lor distretti; di permettere, che il Comune eserciti piena giurisdizione in quella Provincia con mero e misto impero co’ patti indicati già nella dedizione del 1205 di combattere con tutte le lor genti contro de’ Frignanesi ribelli, e di non far pace né con essi, né co’ Bolognesi, senza il consenso del Comune di Modena. Dall’altra parte il Podestà a nome dello stesso Comune promette di assegnar loro a titol di feudo cento biolche di terren paludoso, di cui si indicano i confini, ma in modo, che non ben se ne intende la situazione; di non far pace co’ Bolognesi, se i Guallandelli non saran prima rimessi in tutti i loro diritti, de’ quali godevano innanzi al cominciar della guerra; di dar loro compenso per que’ beni, che occupati da’ Bolognesi non si potessero riavere; e così pure di compensare qualunque perdita essi facessero in occasione della guerra di qualunque persona della loro famiglia, e qualunque altro danno ne soffrissero; e finalmente di annullare i decreti contra essi fatti in tempo della lor ribellione, e di fare in modo, che anche l’Imperadore rivocasse la sentenza di bando contro di essi pronunciata; della qual sentenza però io non ho trovato altro indicio.

Il ritorno de’ Guallandelli all’ubbidienza del Comune di Modena, quanto di gioja recar dovette a’ Modenesi, altrettanto dovette innasprire gli animi de’ Bolognesi, e molto più che le armi de’ primi andavano innoltrandosi nel Frignano, e l’anno 1242 anche il Castel di Montese tornò in loro potere . Uno de’ più valorosi Capitani dalla parte de’ Modenesi era Azzo da Frignano nominato poc’anzi. Ma egli nel 1243 ebbe insieme con Rainero suo fratello una fine troppo funesta. A’ 14 di Settembre, come leggesi nella Cronaca Bolognese , furon uccisi, non sappiamo per qual ragione, né in qual modo, Giberto e Baruffaldino da Castelnuovo, che doveano essere al servigio de’ Bolognesi, e li fece amazzare Azzo che fu figliuolo di Buonaccorso da Frignano appresso Labante Contado di Bologna. Poscia il detto Azzo e suo fratello si ridussero a Ruffeno (Castello nelle Montagne Bolognesi, che, come si narra nella Cronaca del Griffoni , lo stesso Azzo avea fatto ribellare a’ Bolognesi) con molti Modenesi e Bolognesi. Onde il Comune di Bologna sdegnato mandò ad assediare il Castello di Ruffeno adì 22 di Novembre, e a dì ultimo lo presero, e tutti que’, che erano ivi col detto Azzo, furono presi, feriti, e morti, e que’ che furon morti li appiccarono al detto Castello, e gli altri menarono insieme col detto Azzo. A dì 2 d’Ottobre diciotto di loro insieme col detto Azzo e suo fratello fecero strascinare a coda di cavallo per tutta la Città per fino al campo del Mercato, e poi fecero tagliar loro la testa in presenza di una gran parte del popolo. Somiglianti tratti di crudeltà spesso s’incontrano nella Storia de’ bassi tempi, e appena sembra credibile, che si volesser pure ostinatamente continuare tai guerre; le quali più che di valor militare eran esempi di ferocia e di barbarie. Lunga ed ostinata al par d’ogni altra fu questa de’ Modenesi e de’ Bolognesi, e benché l’anno 1246 sembrasse stabilita la pace , presto però, cioè l’anno seguente, i Bolognesi ripresero l’armi, e oltre Bazzano e Savignano tolsero loro anche il Castello di Monforte nel Frignano. La battaglia della Fossalta troppo a’ Modenesi funesta, in cui fu fatto prigione anche il Re Enzo figliuol naturale di Federigo II, determinò finalmente i Modenesi a desiderare una stabil pace, che potesse ristorarli da’ gravi danni sofferti. Essa fu solennemente conchiusa in Bologna a’ 15 di Dicembre del 1249 e noi ne pubblicherem lo stromento. In esso non parlasi del Frignano. Ma a’ 20 del mese stesso i Deputati de’ Modenesi e de’ Bolognesi di comune consenso nominarono Ugo da S. Vitale e i tre altri Sindici del Comune di Parma, che ivi erano, arbitri nella contesa, che su ciò si agitava tra essi, cioè se il Frignano appartener dovesse a’ Bolognesi o a’ Modenesi. Il Ghirardacci dice , che i Parmigiani promisero di fare in modo, che Sestola fosse de’ Bolognesi, e che il restante del Frignano si rendesse a’ Modenesi. Ma di questa promessa non si ha sillaba nello stromento del compromesso, ch’io darò in luce. La quistione non era di difficile scioglimento: poiché ognuno poteva agevolmente decidere, se una Provincia dovesse esser soggetta a un Comune, a cui essa medesima già da quasi un secolo erasi sottoposta, o a un altro, a cui i Castellani violando i giuramenti già fatti consegnati aveano que’ Castelli, di cui non erano più assoluti padroni. Non sappiamo, se allora i quattro arbitri profferissero la sentenza. Solo nell’Archivio di questa Comunità ricco di documenti intorno al Frignano abbiamo due carte de’ 13 di Giugno del 1251. Nella prima di esse il Podestà di Modena Loderengo di Andalò con sei Ambasciadori del Comune, cioè Lanfranco Pio, Pietro Rosso da Gorzano, Giovan Buono Borsari, Guidobono Bastardi, Odolino de’ Pellegrini, e Pietro da Romana venuti innanzi al Pontefice Innocenzo IV, che allora era in Genova, ed espostogli lo stato delle cose loro, e singolarmente ciò, che era accaduto riguardo al Frignano, e rammentati non so quali servigi, che i Modenesi prestato avean al Comune e alla Chiesa di Parma, il pregano a ordinare a’ Frignanesi, alcuni de’ quali tra’ principali erano ivi presenti, cioè Buonaccorso da Montecuccolo, e Azzo da Serrazzone, che in avvenire siano soggetti al Comune di Modena, e il Papa risponde loro, tale essere il suo volere. Nell’altra innanzi allo stesso Pontefice Pietro Guglielmo e altri Ambasciadori del Comun di Bologna protestano, che i Bolognesi non hanno né pretendon di aver diritto alcuno sul Frignano. Colle quali espressioni sembrava, che essi rinunciassero a qualunque loro diritto su quella Provincia. Pareva dunque decisa questa contesa. E nondimeno o i Bolognesi si pentissero del consenso da essi dato, o non volessero riconoscere il passo fatto da’ loro Ambasciadori, essi nuova lite mossero a’ Modenesi intorno al dominio del Frignano. Non vennesi però all’armi, ma ne fu rimessa la decisione nel 1255 al Podestà, che era Giberto dalla Gente, e al Comune di Parma. Non mai videsi più chiaramente che in questa occasione, con quanti raggiri e con quanti pretesti si possa una infelice causa sostener lungamente. E io son certo, che i Bolognesi al dì d’oggi saranno i primi a disapprovare la men sincera condotta, che allora tennero i lor maggiori. Agli otto di Maggio il pubblico Consiglio di Modena nominò Bertoldo di Corrado Tedesco suo Proccuratore a trasferirsi a Parma, e ad esporre le ragioni e i diritti, che sul Frignano aveano i Modenesi, innanzi al detto Podestà. Quindi il Podestà di Parma mandò suoi Messi al Comun di Bologna, i quali a’ 25 di Maggio entrati in pieno Consiglio pregarono i Bolognesi, o a cedere a’ Modenesi il Frignano, o a mandare a Parma lor deputati pe’ 13 del prossimo Giugno a sostenere i loro diritti. Qual risposta essi avessero, non ci è noto. Ma essi venuti poi a Modena intimarono parimenti al Consiglio, che dentro il medesimo termine mandasse i suoi Deputati. Mentre i Modenesi apparecchiavansi a spedirli, ecco a’ 4 di Giugno giugnere a Modena Ambasciadori da Bologna, i quali entrati nel Consiglio parlarono in modo, che avrebber potuto facilmente trarre i Modenesi in inganno; avere il Comun di Bologna riconosciuto, che il Frignano a buon diritto apparteneva al Comune di Modena; meglio esser dunque, che i Modenesi non mandassero alcun Deputato a Parma, o richiamasser quelli, che per avventura vi avessero già spediti; bramarsi in somma da’ Bolognesi, che i Modenesi da loro ricevessero il Frignano, e non da altri; e se pur volevano produrre le lor ragioni, le inviassero a Bologna, ove sarebbono state favorevolmente accolte. Convien dire, che i Modenesi dopo il celebre Laudo del 1204 fosser divenuti più accorti. Certo in questa occasione essi non si lasciaron sedurre, e vollero presentarsi al Podestà di Parma, a cui perciò fu forza, che i Bolognesi ancora si presentassero. Il giorno sedici di Giugno fu il destinato al primo atto del gran giudizio. Venuti innanzi al Podestà e al General Consiglio di Parma i Deputati di amendue i Comuni, cominciarono a perorare i Bolognesi, capo de’ quali era Giuliano dall’Avesa, e tenendo un linguaggio ben diverso da quello, che tenuto aveano in Modena, pregarono il Podestà e il Comune a differire la lor sentenza, finché i Bolognesi avessero attentamente esaminato ciò, che meglio lor convenisse, perciocché essi bramavano di comporre amichevolmente ogni cosa, e di impedire in tal modo, che nuovi torbidi non nascessero per le controversie del Frignano. Gli Ambasciatori Modenesi al contrario, de’ quali era Capo Gherardo dalla Porta, presero a scongiurare il Podestà e il Comune di Parma, che per pietà e per amore di Dio non volessero accordar dilazione, ma giudicassero, come l’equità richiedeva. Il Podestà uditi gli Ambasciadori di amendue le parti, rivoltosi a’ Bolognesi gli interrogò, s’essi fossero venuti pronti a produrre le lor ragioni, al qual fine erano stati citati. Ed essi risposergli, che non aveano avute istruzioni per ciò; ma che eran venuti soltanto, per pregare il Comun di Parma a differir la sentenza, poiché i Bolognesi erano determinati a venire co’ Modenesi a un amichevole accordo. Così ebbe fine questa prima adunanza.

La seconda si tenne a’ 17 del mese stesso. Il Podestà di Parma, per non sembrare scortese ed ingiusto verso de’ Bolognesi, pregò gli Ambasciadori di Modena ad accordar la dilazione nel modo e pel fine, ch’essi chiedevano. Ed ecco la risposta, ch’essi gli diedero, registrata negli Atti di questa causa, che si conservano nell’Archivio Segreto di questa Comunità: Signor Podestà: il Comune e i Cittadini di Modena ben volentieri, per l’amore che a voi portano e al Comune di Parma, accorderebbero tutto ciò, che da voi si volesse e bramasse, se voi foste pienamente informato della natura e della qualità di ciò che chiedete; e se conosceste, quanto una tal dilazione sia ad essi dannosa. I Modenesi volendo pur batter la via della mansuetudine e della piacevolezza, per cinque anni caldamente han supplicati i Bolognesi, che per amor di Dio e per onore del Comune di Modena rendesser loro liberamente il Frignano, il quale per ogni ragione ad essi apparteneva. E nondimeno tutto ciò è stato inutile; perciocché, mentre essi cercano in certo modo di stringere il vento, e di abbracciar l’ombra, tratti da un giorno all’altro, e privi finalmente d’ogni speranza non hanno ancora potuto conseguire l’intento loro. Quindi pregarono nuovamente il Podestà a non differire più oltre. Egli allora rivoltosi a’ Bolognesi disse loro, che accordar non poteva la chiesta dilazione, sì perché i Modenesi non la volevano, sì perché essi non eran venuti colle necessarie istruzioni. Quindi il giorno seguente il Proccuratore de’ Modenesi diede al Podestà il sommario delle loro ragioni, per cui chiedevano la restituzione del Frignano. Il Podestà impiegò nell’esame di queste ragioni non poco tempo, cioè fino al principio d’Agosto, e a’ 2 del detto mese scrisse a Ricciardo da Villa Podestà di Bologna, pregandolo nuovamente a mandare a Parma suoi deputati colle istruzioni opportune. I Bolognesi, che ben sapevano, qual sentenza gli attendesse, non volevano udirla. Perciò a’ 9 d’Agosto furon da loro spediti nuovi Ambasciadori a Modena a pregare il Comune a far differire il giudizio, e a Parma al Podestà pel fine medesimo. E perché conveniva trovare alla dilazione un pretesto, ordinaron loro di dire al Podestà di Parma, che assegnasse luogo idoneo e sicuro per un congresso; perciocché non potevano i lor Consiglieri andare senza pericolo a Parma. Era agevole a conoscere, quanto fosse frivolo un tal pretesto. Nondimeno il Podestà differì fino a’ 13 e poscia fino a’ 16 del mese stesso. In questo giorno i Modenesi pregaron di nuovo il Podestà a pronunciar la sentenza, e un Sindico de’ Bolognesi per ciò venuto pregò di nuovo per la dilazione, allegando che quel viaggio non era sicuro pe’ Bolognesi, non già per cagione de’ Parmigiani, de’ quali ben sapevano di non aver che temere, ma de’ Reggiani, tra’ quali e i Bolognesi esercitavansi allora le rappresaglie. Ma il Podestà annojato di tali indugi intimò pel giorno seguente la decisione. In esso però ei fu pago di rammentare le arti da’ Bolognesi usate per impedir la sentenza. Quindi, benché a’ 19 il Sindico Bolognese facesse nuove importune istanze per la dilazione, a’ 20 finalmente pronunciò la sentenza, nella quale, dopo aver rammentata la serie tutta di questa controversia, i raggiri usati da’ Bolognesi per impedirne la decisione, le sentenze in favor de’ Modenesi per riguardo al Frignano già date da Salinguerra e dall’Imp. Federigo II decide nuovamente, che il Frignano è proprio del Comune di Modena, e comanda a’ Bolognesi di renderglielo nuovamente.

I Bolognesi, i quali prima della sentenza mostravansi così cortesemente disposti a rendere a’ Modenesi il Frignano, avrebbon dovuto dopo questa sentenza profferita da un arbitro da amendue le parti trascelto non indugiar punto a farne lor la consegna. E nondimeno essi non sapevano a ciò condursi. Tutta quasi la Lombardia si interessò a favore de’ Modenesi, e l’anno 1257 alcuni Ambasciadori delle Città di Milano, di Brescia, di Mantova, di Ferrara, di Parma, e di Reggio venuti a Modena, e unitisi co’ due Podestà di questo Comune, benché Bolognesi di patria, Lazzaro de’ Liazzari e Pellegrino da Bologna, con essi recaronsi a Bologna, affine di pregare quel Comune a render finalmente a’ Modenesi il tanto ingiustamente contrastato Frignano. Ma essi ottenner bensì, che si radunasse a tal fine il general Consiglio, ma non ottennero alcun comando efficace per l’adempimento del lor desiderio . Anche il Papa Alessandro IV nell’Agosto dell’anno stesso diresse un breve al Vescovo di Mantova incaricandolo di fare in modo, che i Bolognesi rendessero a’ Modenesi il Frignano. Io non so, se il Papa fosse più felice degli altri nel proccurare, che i Modenesi avessero finalmente ciò, che loro era dovuto; e le antiche Cronache nulla intorno a ciò ci han lasciato.

Ma è probabile, che alle arti de’ nemici del Comune di Modena si dovessero i nuovi tumulti, che ne Frignano si eccitarono a cagion della Badia di Frassinoro. Parlando di questa insigne Badia vedremo, che più volte le Terre ad essa soggette eransi dichiarate alleate del Comune di Modena, e ad esso avean promessa ubbidienza. Or poco dopo il Laudo pronunciato dal Podestà di Parma, e l’anno dopo il Breve di Alessandro IV, cioè nel 1258 noi veggiam nuovi torbidi ivi eccitati, ne’ quali, benché non vedansi involti i Bolognesi, non è però inverisimile, che qualche parte essi vi avessero. Un sol cenno ne abbiamo negli antichi Annali Modensi, ove si narra all’anno 1258 che i Modenesi presero a forza la Rocca di Medolla, e vi appiccarono per la gola alcuni, che vi erano entro racchiusi . Più distinta relazione ne abbiamo in una Bolla di Alessandro IV diretta al Vescovo di Bologna nel Gennajo del 1261, ed ecco in breve ciò, che in essa si narra. Innocenzo IV predecessor di Alessandro avendo ricevute gravi doglianze dall’Abate e da’ Monaci di Frassinoro per le violenze, che essi dicevano di sostenere dal Comune di Modena, e pe’ danni ed incendi, che questo avea alle lor case recati, perché non voleano prestare illeciti giuramenti, né pagare ingiuste gravezze, avea commesso l’esame di questa causa all’Abate di S. Ponziano di Lucca e al Proposto della Chiesa di S. Prospero del Castello di Reggio. Questi veggendo, che il Podestà e il Consiglio di Modena non volean dare a’ Monaci soddisfazione, fulminarono la sentenza di scomunica contro di essi, e miser l’interdetto sulla Città. Irritati perciò i Modenesi, raccolte numerose truppe, entrarono nel territorio della Badia, assediarono, presero, e distrussero il Castello di Medolla, appiccarono per la gola alcuni Conversi e Vassalli del Monastero, che ivi erano, seco ne trasportarono gli arredi sacri, e tutte distrusser le case di quel distretto; né di ciò paghi altri Castelli ancora occuparono, e devastarono i beni della Badia, e contro l’Abate e i Monaci tutti e i lor Vassalli e parenti pubblicarono solenne bando. Il Papa di ciò informato ordinò al Vescovo di Bologna, che intimasse al Podestà e al Comune di Modena di dare entro lo spazio di un mese la dovuta soddisfazione all’Abate e a’ Monaci per le ingiurie e pe’ danni loro recati, e di restituir loro le cose tolte; o, quand’essi ricusasser di farlo, di pubblicar la scomunica contro i personaggi medesimi, e di sttomettere la Città e il territorio tutto all’interdetto, e di rinnovare ogni giorno di Domenica e di festa a suono di campane e a candele accese la solenne pubblicazione di questa sentenza, finché i Modenesi non si ravvedessero. E se ciò non ostante essi si stessero ostinati nel loro traviamento dovesse il Vescovo intimare a quelle Città, cui credesse opportuno, che niun Modenese chiamasser tra loro ad alcun pubblico impiego, né alcun di essi a Modena si recasse per sostenerlo; dichiarasse nulli tutti gli Atti del Comune di Modena, e intimasse agli Scolari, che erano in quella Città, che dentro due mesi dovessero uscirne. Queste sì severe minacce invece di ammollire gli animi de’ Modenesi gli innasprirono maggiormente, e perciò arrestato l’Abate di Frassinoro nominato Rainero o Rainuccino il chiusero in carcere, e vel tenner ristretto per modo, ch’ei finalmente insiem co’ suoi Monaci fece un compromesso nello stesso Podestà di Modena per comporre tai controversie; ed egli le compose di fatto con un Laudo, che dal Papa dicesi iniquo ed ingiusto. Il Vescovo di Bologna allora fulminò la sentenza di scomunica e d’interdetto, e apparecchiavasi a proceder più oltre, secondo l’ordin del Papa, quando fu dalla morte rapito. Quindi il papa colla Bolla, di cui parliamo, ordinò al nuovo Vescovo di Bologna, che pubblicasse le altre sentenze di sopra accennate, e vietasse innoltre sotto pena di scomunica a chiunque di non comunicare con alcun Modenese o nel vendere o nel comprar cosa alcuna. Che se i Modenesi si fossero alfin ravveduti, permisegli, quando avesser data al Monastero la dovuta soddisfazione, di riconciliarli alla Chiesa.

O fosse il rigore della sentenza, che lor soprastava, o qualunque altro motivo, piegaronsi finalmente gli animi tanto irritati de’ Modenesi; e scelti ad arbitri delle controversie Fra Bartolommeo dell’Ordine de’ Predicatori del Convento di Modena, e Gherardo Arciprete di Carpi, si venne a un amichevole accordo nel Giugno del 1261. In esso l’Abate e i Monaci rimettono al Comune di Modena qualunque diritto potesse lor convenire per rifacimento di danno; e il Comune promette loro di non molestarli in alcun modo nel possesso libero de’ loro beni, permette all’Abate di rifabbricare la Rocca e le case di Medolla, purché ciò facciasi dentro venti anni; e di custodire la Rocca stessa a nome del Comune; ma se tardasse oltre a’ 20 anni, non possa più rifabbricarla. I Manenti del Monastero saranno ad esso soggetti; ma faranno il militar servigio pel Comune di Modena, e pagheranno le consuete gravezze; e commettendosi da essi qualche delitto, saran soggetti ad essere dal Comun castigati. Nelle cause civili ancora di tutte le Terre della Badia, che qui si nominano, l’Abate cede al Comune ogni temporale giurisdizione e il mero e misto Impero. Si permette al Monastero di godere di un provento, che ad esso solean recare i Mercati nelle Terre della Badia, di riscuotere il solito pedagio di dodici soldi Imperiali per ogni soma, che passi per le sue Terre, di far trasportare i frutti de’ suoi terreni dal distretto di Modena e di Reggio al Monastero, e di avere dodici tezzolani esenti da ogni gravezza. Finalmente per soddisfazione de’ danni sofferti, e in compenso del dominio temporale ceduto, il Comune di Modena promette di pagare all’Abate e a’ Monaci mille lire Imperiali, ossia tre mila lire Modenesi di piccioli, comprese quelle duecento, che l’Abate avea già dal Comun ricevute, e altre cento venti lire di Modena per le spese fatte dall’Abate nell’ottenere al Comune le lettere di assoluzione dalle censure. Il Vescovo di Bologna approvò il trattato, e quindi rivocò le sentenze contro il Comune e contro la Città pronunciate. Di tutte le quali cose si vedranno i monumenti finora inediti, che ne pubblicheremo. Così il Comune di Modena assicuravasi sempre più una piena ed assoluta giurisdizione in tutto il Frignano. Nondimeno le cose non erano ivi ancora tranquille. I Modenesi liberi dal timore di guerre esterne non sepper difendersi dalle interne tanto più pericolose e funeste. Divisi già da più anni addietro in due partiti, un de’ quali dicevasi degli Aigoni, che eran Guelfi, l’altro de’ Grasolfi, che erano Gibellini, rinnovarono l’anno 1264 le antiche discordie, e il fuoco sopito per qualche tempo si riaccese più furioso di prima; perciocché avendo a’ 24 di Dicembre del detto anno gli Aigoni cacciati colle armi da Modena i Grasolfi, una ostinata guerra si accese tra l’una parte e l’altra, che per più anni devastò miseramente queste Provincie. I Guelfi si ritirarono in gran parte nel Frignano, e singolarmente nel Contado di Gomola; perciocché molti de’ Frignanesi, e tra essi Matteo ed Enrico da Gorzano ed altri della stessa famiglia, i figli di Jacopino e Aldrovandino Conti di Gomola, Accorso da Montecuccolo (cioè quello stesso, che è detto Buonaccorso e che nel 1268 era Capitano de’ Sanesi) erano nel partito de’ Grasolfi; e i Castelli di Gorzano, di Brandola, di Scorzelese, di Montestefano, di Montevellaro, ed altri di que’ contorni furono il teatro di quella guerra, come abbiamo altrove più diffusamente narrato. A questi guerreschi tumulti si aggiunsero le interne discordie tra’ Capitani medesimi del Frignano. Guidinello da Montecuccolo e Jacopo di Serafinello erano allora i più potenti, e messasi tra lor la discordia, l’anno 1269 vennero insieme co’ lor seguaci all’armi l’un contro l’altro. Anno 1269, dicesi nella Cronaca Albinelli, fuit magnum proelium in Frignano inter Dominum Guidinellum de Montecuccolo ex una, & Dominum Jacobum de Serafinello ex altera, & sequaces eorum. Jacopo, come narrasi nel Memoriale de’ Podestà di Reggio , ebbe ricorso a’ reggiani, e questi spedirono alla montagna ducento fanti, a’ quali si unirono ancora molti Cavalieri e fanti del territorio di Modena, contro il suddetto Guidinello, che ivi dicesi fratello del fu Buonaccorso, affine di rettificare (cioè di fortificare) un Castello in favore de’ Serafinelli. Guidinello si volse al Comun di Bologna per averne ajuto; e il Conte Maghinardo fu da esso spedito con copioso rinforzo di truppe. Giunte le due schiere nemiche in faccia l’una dell’altra, si venne a battaglia, che fu sanguinosa e ostinata. Guido da Mandra Capitano de’ Reggiani vi fu ucciso, e questi quasi tutti o furono uccisi, o caddero in man de’ nimici, e furon da essi appiccati. Nella Cronaca Albinelli si dice ancora, che lo stesso Jacopo di Serafinello vi perdette la vita, e con lui Albertino Boschetti, e molti altri Modenesi e Reggiani: in quo quidem proelio mortuus fuit dictus Dominus Jacobus & Dominus Albertinus de Boschettis, & multi alii Equites & pedites de Mutina & de Regio & de Frignano prudentes & valentes, qui fuerunt centum quinquaginta & ultra.

Una sì sanguinosa battaglia dovette esser seguita da più altri fatti d’armi, e da più altri tumulti, de’ quali però non abbiamo distinta contezza. Ed essi dovetter continuare fin verso la fine del 1272 perciocché allor solamente si venne a trattar di pace. Nel pubblico Archivio di questa Città si è conservato l’atto solenne, con cui a’ 26 di Novembre del detto anno si nominarono arbitri per istabilir la concordia fralle nimiche famiglie. Esso ci mostra, che la potente famiglia Boschetti era stata la principale attrice in questa guerra civile per vendicare l’uccision di Albertino mentovata poc’anzi. Simone del fu Gherardo, Gherardino di lui figlio, Ugolino e Corrado figli del fu Albertino, tutti de’ Boschetti, a nome ancora degli altri della lor famiglia, sono i primi nominati da una parte, e con essi Corrado de’ Monari, Jacopino di lui figlio, Guglielmo altro figlio dello stesso Corrado, e Armannino di lui figlio, e un altro Gherardo Boschetti a nome di Gualandino e di Bartolommeo da Campiglio, Guido da S. Andrea, Ugolino da Castello co’ suoi figli Buono e Bernardino, molti della famiglia Malabranca, e più altri. Dall’altra parte si nominano Guidino o sia Guidinello del fu Bernardino da Montecuccolo, e Matteo, Parisello, e Corsino figli del fu Buonaccorso della stessa famiglia, a nome ancora di tutti gli altri di essa, e Guglielmo del fu Jacopo da Monteveglio. Tutti questi adunque uniti in Modena nel Palazzo del Pubblico per rogito del Notajo Simeone Testacalvaria nominarono arbitri quattro Bolognesi, cioè Caccianimico di Alberto de’ Caccianimici allora Podestà del Frignano, e il cui padre Alberto l’anno 1262 era stato Podestà di Modena, Pellegrino di Simon Piccioli, Simone del fu Mondelino de’ Lambertini, e Jacopino di Niccolò dell’Abate, de omnibus injuriis, offensionibus, & malefitiis infertis vel illatis ab hinc retro in terra Fregnani, vel in alio loco, & de parentelis inter dictas partes faciendis; e in conseguenza di ciò fu stabilita una tregua da osservarsi fino al 1 di Gennajo, la qual poscia dovette essere prolungata; e questa tregua costò ben cara a’ Frignanesi; perciocché, come ci mostra un atto de’ 31 di luglio del 1293 che si conserva in questo pubblico Archivio, fu sì esorbitante la somma dagli arbitri in tal occasione richiesta, che vennesi a lite tra essi e le Comunità del Frignano, la quale dopo più anni fu rimessa alla decisione del March. Obizzo allora Signor di Modena, e questi decise, che si dovesser loro pagare 4500 lire di Bolognini piccioli. Si venne poscia dagli arbitri alla decisione delle controversie, ed essi uniti insieme in Bazzano a’ 18 di Dicembre dello stesso anno ordinarono, che si desse un vicendevol perdono delle ingiurie e de’ danni dall’una all’altra parte recati, e che a rendere più costante la pace, e a stringere in amicizia le famiglie in addietro nimiche, Corrado de’ Monari dovesse dare Richelda sua figlia a Parisello del fu Buonaccorso da Montecuccolo, e che Matteo fratello di Parisello dovesse dare Baruffaldina sua figlia in moglie a Giovanni figlio di Gherardino Boschetti. La pace fu fatta e giurata il dì seguente in Bazzano; e nel giorno stesso si stabilì la dote, che darsi doveva ne’ due stabiliti matrimonii, cioè che Richelda de’ Monari destinata moglie a Parisello da Montecuccolo aver dovesse in dote quattro cento lire di Modena, cento delle quali dovesser pagarsi da Corrado suo padre, le altre trecento dalle Comunità del Frignano; e Baruffaldina destinata in moglie a Giovanni Boschetti dovesse averne novecento, delle quali dovesser pagarsene trecento da Matteo da Montecuccolo di lui padre, e altre seicento dalle stesse comunità del Frignano. Il matrimonio di Richelda de’ Monari seguì certamente, e ne abbiamo in pruova un atto de’ 20 di Gennajo del 1279 che con tutti i precedente conservasi in questo pubblico Archivio, in cui, mortole il marito Parisello, e volendo essa forse passare ad altre nozze, confessa di aver ricevuta la sua dote. Ed è probabile, che anche l’altro matrimonio ugualmente si eseguisse. I Nobili da Montecuccolo e le altre principali famiglie del Frignano erano stati finallora i principali sostenitori del partito de’ Grasolfi ossia de’ Gibellini, e perciò a stabilire una ferma e durevol pace si volle, che essi abbracciassero il contrario partito degli Aigoni e de’ Guelfi, che era allora il dominante in Modena, e che era sostenuto singolarmente dal Re di Napoli Carlo I d’Angiò. Quindi a’ 28 di Febbrajo del 1273 Guiduccio ossia Guidinello da Montecuccolo a nome ancora de’ suoi figli ed eredi, e Matteo del fu Buonaccorso da Montecuccolo, Bernardino del fu Azzo da Serrazzone, Guizzardino del fu Guglielmino da Renno, e Aldrovandino del fu Rainero da Verica venuti a Modena nel General Consiglio della Città giurarono solennemente sopra il Vangelo di difender sempre e costantemente la parte della Chiesa, del Re Carlo, e degli Aigoni.

Ma non perciò cessarono le discordie fra quelle potenti famiglie. In una Cronaca del Frignano scritta nel 1664 da Alessio Magnani si narra, che Matteo da Montecuccolo nel 1275 occupò la Rocca di Sestola. Non è molta l’autorità di questo Scrittore; ma ciò, ch’egli qui narra, vien confermato da’ documenti di questo pubblico Archivio, i quali nell’atto medesimo, che ci somministrano gli Atti, co’ quali i principali Capitani del Frignano rimisero le lor controversie nel Comune di Modena, e in alcune delle principali famiglie di questa Città, ci mostrano insieme, ch’essi aveano avute tra loro gravi discordie, e che eransi a vicenda tolti e ritolti i Castelli di quella Provincia. Veggiam dunque in essi, che a’ 13 di Aprile del 1275 Matteo del fu Buonaccorso da Montecuccolo, a nome ancora di suo fratello Parisio o Parisello e de’ loro seguaci da una parte, e dall’altra Jacopino detto anche Primo figlio di Buonaccorso de’ Guallandelli a nome ancor di suo padre e de’ loro seguaci, e poscia lo stesso Matteo da una parte, e dall’altra Bartolommeo de’ Buoi a nome ancor de’ suoi figli Giovanni e Gurone, e tutti que’ della famiglia de’ Grimaldi e de’ Corradi, nominarono i medesimi arbitri, e promisero di osservare la tregua fino alla festa di S. Pietro, e di non fare alleanza con alcuna Comunità. Così il Comune di Modena fatto arbitro delle differenze de’ Frignanesi abbracciò l’opportuna occasione di assicurar sempre più il suo dominio in quella Provincia.

Pubblicheremo il solenne Atto, che fu perciò stipulato in Modena l’anno 1276, nel quale, dopo aver rinnovati i patti accordati già a Frignanesi nelle altre lor dedizioni, si stabilisce e determina, che il Comune di Modena riceverà sotto la sua protezione i Frignanesi co’ loro Castelli e beni, e proccurerà di mantener tra essi la tranquillità e la pace; che i Capitani e i Nobili del Frignano e tutte le Comunità giureranno di essere del partito degli Aigoni, che era allora dominante in Modena, e di opporsi a’ loro nimici; che si dimenticheranno tutte le ingiurie e le violenze fatte dall’una parte contro dell’altra; che, se i Bolognesi volessero far pagare ad alcuno de’ Frignanesi la pena di essersi sottomessi al Comune di Modena, e ne occupasser perciò i beni posti nel lor distretto, e recasser loro altro danno, lo stesso Comune di Modena debba darne loro il giusto compenso; che il Comune medesimo debba avere una assoluta giurisdizione nelle cause criminali; e che le civili si possan decidere dal Podestà del Frignano da eleggersi in Modena nel modo, che ivi si prescrive; che il Comune di Modena non possa distruggere alcun Castello nel Frignano per delitto commesso da privata persona; che i Capitani del Frignano possano abitare ne’ lor Castelli, i quali da essi si dovranno custodire e difendere a nome del Comune di Modena, e che i Capitani medesimi siano considerati come Cittadini Modenesi, e ne godano tutti i privilegi e gli onori. Si aggiungono ancora più altri articoli intorno al modo di pagare gli antichi debiti de’ Frignanesi, i quali si dice, che per la guerra eran ridotti a gran povertà, intorno al modo di trattare le liti, e intorno a più altri punti, de’ quali non giova il parlare minutamente. Conservansi innoltre nell’Archivio segreto e nel pubblico di questa Comunità insieme col documento ora accennato i mandati fatti dalle particolari Comunità del Frignano e da’ Capitani della Provincia medesima per sottoporre sé stessi e i loro Castelli, che aveano in addietro occupati, al Comune di Modena, per giurare di entrar nel partito degli Aigoni, e per essere presi sotto la protezion del medesimo. Trai Capitani sono singolarmente Rodolfo del fu Rainuccino e Jacopino del fu Buonaccorso de’ Guallandelli per riguardo al Castello di Montecreto, Jacopino di Buonaccorso, Armannino del fu Corradino, e Azzo e Princivallino, e Taddeo e Bartolommeo e Corradino di Lanfranco tutti di Serrazzone, per riguardo a Monteforte, ove promettono di non dar ricovero ad alcuno nemico de’ Frignanesi, Matteo di Montecuccolo co’ suoi seguaci per riguardo a’ Castelli di Chiagnano, di Benedello, e di Sestola, Bazzalerio del fu Radaldino da Montegarullo, Guido e Accarisio del fu Bonifacio da Marza, Manfredino del fu Giovanni Rastaldi, Parisello del fu Jacopo Serafinello per riguardo a’ Castelli di Fanano, e Monzone, e Roncoscaglia, e Guglielmino e Jacopo de’ Grimaldi, e Giovanni di Bartolommeo de’ Buoi, Aldrovandino da Verica, e più altri, l’autorità e il potere de’ quali era in quella Provincia maggiore. Ma ciò non bastò ancora a rimettere la tranquillità nel Frignano, e nuove controversie eccitaronsi presto tralle principali famiglie di quella Provincia.

Nel Giugno del 1280 abbiamo un nuovo mandato di tutte quelle Comunità nella persona di Antonio Ruggieri Podestà di Modena, acciocché presso il Comune ei tratti e determini tutto ciò, che al buon regolamento di quella Provincia si credesse opportuno. Quindi nel General Consiglio di Modena, esaminata ogni cosa, fu determinato, che alcuni de’ Capitani del Frignano dessero mallevadori della loro fedeltà; e tra essi furono nominati Bazzalerio de Montegarullo, Manfredino de’ Rastaldi, Guglielmo de’ Grimaldi, Bertolaccio del fu Tommasino de’ Buoi, Buonaccorso e Rodolfo de’ Guallandelli, Matteo da Montecuccolo, Princivallino da Serrazzone ec., che tutti i forestieri, che nel Frignano si erano introdotti, ne fossero licenziati, e niuno più vi entrasse senza dar mallevadori; che que’ di Monteforte, i quali doveano esser fermi nella lor ribellione, si costrignessero ad ogni modo a soggettarsi al Comune; che dove erano ancora diversi partiti, si cercasse di condurli a concordia; che ducento Frignanesi dovessero scegliersi, i quali dovessero portar l’armi a disposizione del Podestà e de’ Capitani del Frignano, e che dovessero godere de’ privilegi de’ soldati Modenesi, ed otto di essi dovessero aver luogo nel general Consiglio di Modena; e che se le spese necessarie pel mantenimento de’ Castelli del Frignano e de’ Custodi aggravassero di troppo il Comune di Modena, potesse esso disporre a suo piacimento di que’ Castelli. A questi si aggiunsero alcuni altri particolari provvedimenti per Fanano, per Pieve Pelago, e per lo Spedale di Val di Lamola, de’ quali diremo ragionando di questi luoghi. Terminate in tal modo le principali controversie, a’ 7 di Dicembre dello stesso anno 1280 nel Palazzo di questa Comunità si fece il solenne atto di riconciliazione e di pace, il qual conservasi in questo pubblico Archivio; da cui si vede, che in due partiti erasi nuovamente divisa quella Provincia, uno de’ quali era composto dalle famiglie de’ Signori di Montecuccolo, di Serrazzone, di Renno, di Verucola, di Monzone, l’altro era composto da’ Signori di Montegarullo, da’ Serafinelli, da’ Rastaldi, da’ Guallandelli, da’ Grimaldi, da’ Corradi, e da’ Mazzi. Essi dunque insiem radunati nel detto Palazzo si fecero vicendevol remissione e perdono de omnibus assaltibus, mesclanciis, ferutis, vulneribus, omicidiis, robariis, incendiis & damnis datis, & aliis quibuscumque injuriis inter eos factis &c. e si stabilirono ancora tra loro alcune convenzioni affin di prevenire altre nuove discordie, e veggiamo fralle altre cose, che a’ 19 del medesimo mese i tre Capitani, che allor rappresentavano tutto il Frignano, cioè Guicciardino da Renno, Serafinello dal fu Parisio da Verucola, e Rolandino di Andrea da Monzone, scelsero quattro, che in nome della Provincia intervenir dovessero al Generale Consiglio di Modena, cioè Dino da Renno, Filippo da Baiso, e i due suddetti Serafinello e Rolandino .

A render più durevole questa pace si aggiunse nel seguente anno 1281 un nuovo trattato trai Modenesi e i Lucchesi, fra’ quali erano state in addietro diverse contese, e in esso fralle altre cose fu stabilito, che i Modenesi dovesser tenere libera e sicura la strada, che dal giogo delle Alpi conduceva a Modena pel Frignano, e quella pure, che dallo Spedale di S. Pellegrino passando per Frassinoro conduceva alla stessa Città; e che i Lucchesi parimenti avrebbero fatto lo stesso riguardo alla strada, che dal giogo delle Alpi e dallo Spedale di S. Pellegrino conduceva a Lucca, e da Lucca a Pistoja, a Pisa, a Firenze, e in Lunigiana . Par dunque, che la strada fin dal 1225 ideata da Modena a Pistoja fosse stata già da più anni aperta e rinnovata; e benché qui si parli in modo, che sembri che essa con lungo giro andasse a Pistoja per Lucca, è verisimile nondimeno, che qui si usi questa maniera di favellare, perché facevasi una convenzion co’ Lucchesi, ma che un’altra strada ancor vi fosse, la quale direttamente da Modena conducesse a Pistoja, come è la presente.

Il dominio del March. Obizzo d’Este, a cui Modena spontaneamente soggettossi nel 1288 dovette giovar non poco a render sempre più tranquillo il Frignano. Ma poiché egli finì di vivere nel 1293 ed ebbe a successore nel dominio degli Stati Azzo VIII suo figlio, nuove turbolenze si eccitarono in Modena e nel Frignano, alle quali diedero occasione singolarmente l’esilio da Modena intimato da Azzo a Lanfranco e a Tobia fratelli Rangoni per le ragioni a suo luogo indicate. Essi sdegnati per ciò, e unitisi ad altri esuli Modenesi, ed ajutati ancora da’ Bolognesi, che volentieri abbracciarono questa occasione di rinnovare le antiche lor pretensioni, entrarono a mano armata nel Frignano l’anno 1296, e molte Terre e Castella ne occuparono ribellandole al Marchese Azzo . Quindi una guerra aperta tra lui e i Bolognesi, la qual ebbe per teatro non sol la pianura e i Castelli delle colline confinanti col Bolognese, de’ quali solo parlan le Cronache, ma ancora il Frignano. Perciocché l’anno 1296, come abbiamo nella Cronaca Albinelli (ove però per errore leggesi l’anno 1298) i Nobili da Montecuccolo, cioè Guidinello, Guglielmo, e Corsino con altri loro seguaci unironsi a’ Bolognesi, e con essi combatterono contro le truppe Estensi. In questa occasione le truppe Bolognesi condotte dal Conte Ugolino da Panico espugnarono i Castelli di Montese e di Monteforte, che dalle milizie del Marchese Azzo eran guardati. Il Magnani, non so su qual fondamento, aggiugne, che in questa guerra medesima i Nobili da Montecuccolo difesero valorosamente contro le truppe Estensi i Castelli di Montespecchio e di Valdisasso da essi medesimi fabbricati. Ma questa guerra fu a un di loro fatale, cioè a Corsino, il quale in una battaglia presso Imola combattendo in favore de’ Bolognesi vi fu ucciso. Anzi il Ghirardacci aggiugne , che anche un figlio di Corsino vi fu fatto prigione, e fu poscia renduto per cambio con un altro prigione, che era in mano de’ Bolognesi. Il Pontefice Bonifacio VIII, come abbiamo altrove osservato, scelto a mediatore e ad arbitro nel 1299 terminò la controversia con sentenza troppo favorevole a’ Bolognesi, ordinando, che il Marchese Azzo rilasciasse loro i Castelli di Bazzano e di Savignano, che sempre erano stati soggetti a’ Modenesi. Egli però volle ancora, che la Rocca di Gainazzo, e quella di Samone colle sue Ville, i Castelli di Montalbano e di Monte tortore, il Forte di Moceno, il Castello e la Villa di Mont’alto, il Castello di Ajano, Ciano, i Castelli di Serrazzone e di Valdisasso, che sempre erano stati de’ Modenesi, e da alcuni loro ribelli erano stati occupati, lor si rendessero; e comandò innoltre, che i Castelli di Montese, di Monteforte, e di Montespecchio, e le Ville e i Forti di Salto, di S. Martino, di Zudignano, di Riva, di Desmano, occupati da’ Conti di Panico si rendessero a’ Modenesi .

Frattanto molti tra’ Nobili Modenesi malcontenti del governo del March. Azzo macchinavano sollevazioni e congiure, e a questo fine que’ da Savignano e i Boschetti, che da lungo tempo erano nimici, si riunirono in pace. Il Marchese avuta notizia de’ lor disegni, e fatto arrestare nel 1304 Buonadamo e Simone Boschetti e più altri mandolli prigionieri a Ferrara. Intimoriti a tale avviso que’ da Savignano usciron tosto da Modena, e quindi spedirono al Marchese a lui soggettandosi interamente. Ma la severità, con cui egli trattolli, facendo atterrare tutti i loro Castelli, e rilegando a’ confini sei de’ principali della famiglia, gli irritò per tal modo, che unitisi nuovamente co’ Boschetti, co’ Rangoni, e co’ Bolognesi tentarono nel seguente anno 1305 di sorprender Modena, ma inutilmente; anzi in un fatto d’arme, che poco appresso seguì tralle truppe del Marchese e le loro, que’ da Savignano furon fatti prigioni. Quattro soli di essi fuggirono a Bologna, ove avendo trovato Guidinello da Montecuccolo, nimico esso pure del marchese, uniti a lui, e andati nel Frignano, che nella pace del 1299 era tornato sotto l’ubbidienza di esso, di nuovo il sommossero, e i Castelli, che erano in potere di Guidinello, e quel di Brandola ancora, e la Pieve di Trebbio ribellaronsi nuovamente. Quindi io dubito, che abbian preso errore il Ghirardacci e l’Ab. Calindri ove dicono, che i Bolognesi mandaron truppe a devastare il Frignano sotto pretesto di ajutare Manfredino Rastaldo contro Guidinello da Montecuccolo; e che di fatto i due rivali dopo diversi fatti d’armi si riunirono in pace, rimettendo la decisione delle lor controversie al Comun di Bologna. Perciocché è certo, come tra poco vedremo, che il Montecuccolo e il Rastaldi erano ancora in discordia tra loro nel 1306, e i fatti, che dal Ghirardacci si narrano, piuttosto che all’anno 1305 in cui abbiam veduto, che il Frignano quasi tutto sollevossi contro il March. Azzo, par che debbano differirsi all’anno 1315 a cui di fatto si assegnano nella Cronaca Albinelli. Frattanto altre turbolenze eccitandosi in ogni parte per opera singolarmente di Giberto da Correggio Signor di Parma contro il March. Azzo, giunser le cose tant’oltre, che sollevatosi il popolo in Modena a’ 26 di Gennajo del 1306 e in Reggio il dì seguente ne cacciò le truppe e i Ministri, e amendue le Città ne scossero il giogo, e si lusingarono di aver ricuperata la libertà . Ma esse si avvider presto, che invece di un solo padrone tanti ne aveano acquistati, quanti aspiravano a profittare de’ torbidi da essi eccitati, e non mai videsi un tale sconvolgimento e un tal disordin di cose, come in que’ trentasei anni, che passarono in Modena tra l’espulsion degli Estensi e il lor ritorno, come altrove si è dimostrato. Qui dobbiam ristringerci al Frignano. Il Comune di Modena, di cui erano Capi Giovannino da Sanvitale Parmigiano Podestà, e Bartolommeo da Fogliano Capitano, volendo riacquistare l’antico dominio sulle Provincie ad esso già sottoposte, mandò alcuni nel Frignano ad intimare a que’ popoli, che in avvenire da esso solamente dovesser dipendere. Conservasi in un Codice dell’Archivio Segreto della Comunità intitolato Respublica Mutinensis tutti i decreti per ciò fatti dalla nuova Repubblica, la quale pareva per poco, che emular volesse la Cartaginese o la Romana. A’ 7 di Ottobre avendo il Comune saputo, che i Fiorentini e i Lucchesi entravano francamente nel Frignano, e vi facevan gran guasto, e che quella Provincia era ancora sconvolta dalle interne discordie, determinò di mandare sei Ambasciadori, i quali proccurassero di riunire in pace Guidinello da Montecuccolo e Manfredino Rastaldo, che erano i Capi delle fazioni, e di impedire le invasioni de’ Lucchesi e de’ Fiorentini. Quindi a’ 25 del mese stesso si propose, che tutte le Terre del Frignano, che volessero venire all’ubbidienza del Comune, fossero amichevolmente accolte, e che si mandassero Ambasciadori a Bologna a pregar quel Comune, acciocché si adoperasse esso pure a pacificare il Frignano. E perché i Fiorentini e i Lucchesi, non facendo alcun conto delle rimostranze lor fatte, continuavano ad infestare il Frignano, a incendiare le case, a commettervi omicidii, si rivocarono e annullarono i privilegi, che a facilitare il commercio avea già il Comune di Modena loro accordati. A’ 13 di Novembre si determinò nuovamente di mandar quattro Ambasciadori nel Frignano a Manfredino Rastaldo e agli altri Capitani, per aver da essi determinata risposta, se volessero o no soggettarsi al Comune; se il volevano, si facesse un compromesso; se il ricusavano, si intimasse tosto agli abitanti delle Terre sopra Gorzano e sopra Sassolo di prendere armi e scuri e mannaje e seghe, ed entrar nel paese, singolarmente alla Rocchetta di Miceno, e alla terra di Sorbolo, ed ivi ardere, devastare, mettere a rovina ogni cosa, talmente che tutti gli abitatori di que’ luoghi e del Frignano e del Contado di Gomola e della Badia di Frassinoro ne avesser alto spavento. Questo decreto ci mostra, che benché l’anno 1305 per opera singolarmente di Guidinello da Montecuccolo quasi tutto il Frignano si fosse sollevato contro il Marchese Azzo, ciò non ostante molti Castelli ricusavano di ubbidire al Comune di Modena, e pare, che Manfredino Rastaldo fosse il Capo di questi ribelli, contro cui perciò si dovesser rivolgere principalmente le armi.

Qual fosse l’effetto di sì fiere minacce, cel mostra una lettera piacevole a leggersi, che i Condottieri di quelle truppe nel Dicembre dello stesso anno scrissero da Polinago al Comune die lune in sero in hora primi sonni. Narrano in essa, che eransi recati alla Terra e al Castello di Sorbolo, e che aveano intimato agli abitanti e a’ Custodi di soggettarsi al Comune di Modena, il che fatto aveano prontamente; che quindi avean mandato un messo a Manfredino Rastaldo e a Baruffaldo e a Nereo di Montegarullo nella Terra di Monzone, facendo loro la stessa intima, che pregati da questi a venire alla stessa Terra avean con essi parlamentato, e che Manfredino e gli altri avean loro detto, che bramavan prima di parlare cogli altri Capitani del Frignano, e chiedevan perciò quindici giorni di tempo, ma che tre soli ne avean loro accordati, e questi ancora a forza, perché non avean truppe ed armi bastevoli per soggettarli; che avean mandato un altro messo alla Pieve di Pelago, e a Dossolino di Montecreto, perché venissero all’ubbidienza del Comune. Aggiungon poscia, che i lor soldati non vogliono più servire, e che continuamente si dolgono, che non hanno denaro, e che anche col denaro non voglion più stare in que’ paesi; che i Balestrieri mancano di ferramenti e di balestre e di ogni altro arnese da guerra, e che conviene ancora mandar loro candele, perché non ne hanno pur una.

Ricevuta questa lettera, ordinò il Comune a’ 10 di Dicembre, che si richiamasse l’esercito, che era allor nel Frignano, e che un altro se ne radunasse; il che poi non sappiamo se si eseguisse; poiché ci mancano gli Atti degli anni seguenti. Ma è probabile, che il secondo esercito non fosse più felice del primo; e che il Frignano continuasse ad essere agitato e sconvolto dalle interne discordie cagionate singolarmente dall’ambizione e dalla gara de’ suoi Capitani. Fra essi i due più potenti erano Guidinello da Montecuccolo capo de’ Gibellini, e Manfredino Rastaldo Capo de’ Guelfi, i quali, come dicesi nella Cronaca del Morano , reggevano a lor talento tutto il Frignano. E convien dire, che Guidinello si fosse reso terribile anche a’ Bolognesi, perciocché negli Atti sopraccennati del Comune di Modena nel 1306 si ha un’Ambasciata ad esso spedita da’ Bolognesi nel Dicembre, in cui fralle altre cose pregano i Modenesi a cacciare ad ogni modo dal distretto di Modena Guidinello da Montecuccolo, qui cum suis sequacibus vere est Dei inimicus & hominum. Ma non pare, che i Modenesi, i quali forse aveano miglior concetto di Guidinello, secondassero in ciò il desiderio de’ Bolognesi. Certo egli era in Modena insieme con un altro della stessa famiglia detto Guglielmo nel 1313, e amendue furon tra que’ Nobili Modenesi, che presso Spillamberto assaltarono e uccisero in quell’anno Raimondo da Spello nipote del Pontefice Clemente V . Dopo il qual fatto veggiamo, che nel mese di maggio Guidinello era insiem col Marchese Franceschino da Dallo e col Conte Paganino da Panico Condottiere di alcune truppe mandate da Passerino Bonaccossi Signor di Mantova e da Can Grande dalla Scala Signor di Verona in favore dell’Imp. Arrigo VII, le quali però furono da’ nimici dell’Imperadore sconfitte presso Massa nella Lunigiana , e poscia l’anno seguente 1314 il veggiamo combattere nella Garfagnana contro il partito de’ Guelfi .

Qual fosse lo stato del Frignano in questi anni, non abbiam monumenti, che cel dichiarino. Ma esso dovea essere ancora agitato e sconvolto, perché nel 1310 alcuni Frignanesi, e probabilmente di quelli, ch’erano nel partito de’ Rastaldi, scesi dalle montagne assalirono Casinalbo, e ne occuparon la Torre e la Chiesa, ma poscia dalle truppe Modenesi colà accorse rimaser vinti, e presso che tutti uccisi . Questo fatto ci mostra, che parte de’ Frignanesi erano allor nimici de’ Modenesi, e che dovean perciò esser collegati co’ Bolognesi. Di fatto il Ghirardacci racconta , che l’anno 1310 que’ Comuni co’ lor Capitani eransi spontaneamente soggettati al Comun di Bologna, che perciò da questo fu ordinato, che quattro ostaggi del Frignano, i quali ogni due mesi potesser cambiarsi, stessero continuamente in Bologna, e che fu mandato Podestà nel Frignano Azzo del fu Canazzo Gallucci. L’anno seguente, secondo questo Scrittore , Monte Tortore soggettossi pure allo stesso Comune; ed avea già narrato, che l’anno 1308 avean fatto il medesimo Montalto e Ajano . All’anno 1313 afferma, che Simone di Mandolino Lambertini, (quel medesimo che era già stato arbitro delle differenze de’ Frignanesi nel 1272) e Musotto di Pietro Mussolini furon nominati Podestà di quella Provincia per due anni , e cita altri atti del possesso de’ Bolognesi all’anno 1314 . Aggiugne, che l’anno 1315 il Frignano era da’ nimici del Comun di Bologna inquietato e travagliato, che perciò vi furono spedite truppe affin di rimettervi la tranquillità, e che essendosi ciò felicemente ottenuto, in rendimento di grazie si ordinò la fabbrica della B. Vergine sul Monte della Guardia, detta la Madonna di S. Luca . Ei narra ancora, che l’anno 1316 a Testa Gozzadini Capitano della Montagna furono assegnate truppe, perché con esse recasse ajuto alle Terre del Frignano nemiche del Comune di Bologna, le quali da Matteolo da Montecuccolo eran travagliate e oppresse , e nel riferire il decreto fatto dal Comune medesimo nel detto anno di affidar la custodia de’ suoi Castelli alla Società dell’armi e del popolo di Bologna, nomina tra essi Montecuccolo, Sassomolare, e Monte Tortore . E finalmente racconta, che non cessando Guidinello da Montecuccolo di molestare il Frignano, ed essendosi recati a Bologna Tebaldo de’ Grimaldi e Bazzalino di Manfredino Rastaldi a chiedere ajuto al Comune, di cui erano amici, furon conceduti loro gli opportuni ajuti, co’ quali costrinsero Guidinello a levar l’assedio dalla Rocca di Olma (dovea scriversi Olina), e a fuggirsene di notte tempo .

Ma io temo, che in questo racconto trovinsi errori, inesattezze e anacronismi in buon numero. E primieramente io credo, che la dedizione de’ Frignanesi al Comun di Bologna non si stendesse, che a quella parte, che è oltre il Panaro, ove sono i tre nominati luoghi di Montetortore, Montalto, e Ajano, su cui pretendevano i Bolognesi aver diritto pel testamento del Marchese Azzo, e vedremo ciò comprovarsi tra poco dalla Cronaca Albinelli, e che il restante del Frignano non fosse da’ Bolognesi occupato che l’anno 1315. Parmi anche poco probabile, che quel Simon Lambertini, il quale nel 1272 dovea essere uomo maturo, poiché fu scelto ad arbitro delle controversie de’ Frignanesi, potesse quarantun anni appresso esser nominato a una carica sì faticosa, come era quella di Capitano della montagna. Non può ammettersi la riedificazione della Chiesa della B. Vergine in questa occasione ordinata, perché lo stesso Ghirardacci all’anno 1322 racconta, ch’essa era rovinosa, e che le Monache ne implorarono il riattamento . E questo Storico finalmente sconvolge l’ordin de’ tempi, perciocché ei narra all’anno 1305 diversi fatti, che allor certamente non poterono accadere, e che di fatto dalla Cronaca Albinelli si assegnano all’anno 1315, e ch’io perciò a questo luogo ho riserbati. Ecco il racconto, che questo esatto Cronista ce ne ha lasciato. L’anno 1315 levossi nel Frignano terribil guerra tra Guidinello da Montecuccolo e i suoi seguaci da una parte, e Manfredino Rastaldo e i suoi seguaci dall’altra, e la guerra ebbe origine da controversie intorno a’ confini, per le quali già da più anni erano que’ due Capitani in guerra tra loro, e il Rastaldo ricusava di soggettarsi al Comune di Modena, e governava in nome del Comune di Bologna, Monteforte, Montese, e tutti gli altri Castelli di là dal Panaro, e contro di essi perciò spintosi Guidinello con gran copia d’armati, di tutti gli venne fatto d’impadronirsi. I Bolognesi avvertitine dal Rastaldi spediron tosto colà il Conte Alberto da Mangona ed altri lor Capitani con numerose soldatesche, accompagnate da guastatori e da macchine militari. Il primo loro sforzo si volse verso il Castel di Montese, e lo strinser di assedio. Guidinello vi si difese per lungo tempo con gran coraggio, e molti degli assedianti vi rimasero uccisi. Ma ben veggendo di non potersi più sostenere, di notte tempo calatosi dalle mura con una fune se ne fuggì, e tragittato il Panaro ritirossi nel Castello di Monterastello. Quel di Montese allora sotto certe condizioni, che mal furono osservate, si rendette a’ Bolognesi, i quali non trovando più ostacolo non solo ricuperarono gli altri Castelli già occupati da Guidinello, ma stendendosi ancora più oltre impadronironsi di Fanano, di Sestola, e di Galliato , probabilmente sotto il pretesto ch’essi ancora erano di là della Scoltenna riguardo a Modena. Né perciò rimase Guidinello dal contrastarne loro il possesso, ma unitosi co’ Conti di Panico ribelli allora al Comun di Bologna andava scorrendo e depredando il paese da’ Bolognesi occupato, e di notte tempo gli venne ancor fatto di sorprendere i Castelli di Gaggio della montagna e di Rocca Cornetta, ove molti Bolognesi furono trucidati. Continuò lungamente la guerra; e nel 1317 Guidinello espugnò il Castello di Castiglione de’ Gatti luogo assai opportuno a difendersi, e a scorrer di là pel Frignano infestando i nimici. E perciò i Bolognesi, che di mal animo vedevano in mano di Guidinello un luogo sì importante, mentre il presidio credevasi più sicuro, sorpresolo improvvisamente se ne fecer padroni, e per togliere a Guidinello la speranza di riacquistarlo, il distrussero interamente.

Troppo bene però conoscevano i Bolognesi, che non era ad essi opportuno l’aver sempre a combattere con un sì potente nimico, come era Guidinello. Perciò cominciarono a trattare di pace; e l’anno 1318 fu essa felicemente conchiusa in Bologna tra ‘l partito del Montecuccolo e quel de’ Rastaldi, e innoltre tra Guidinello e i suoi seguaci e lo stesso Comune. E poscia nel 1319, allor quando Francesco dalla Mirandola ebbe tolto il dominio di Modena a Passerino de’ Bonaccossi, egli desideroso di rimetter finalmente la pace nella Città e nel distretto adoperossi a stabilir nuovamente e a confermar tra essi l’unione, come narrasi anche nella Cronaca del Morano . Ma essa fu di breve durata al pari della Signoria del Mirandolese, il quale alla fine dello stesso anno fu costretto a cedere nuovamente Modena al Bonacossi. E questi l’anno seguente nel mese di Novembre dichiarò Capitani perpetui di questa Città Francesco suo figlio, e Guido e Pinamonte suoi nipoti . Il Bonaccossi desideroso di assicurar sempre meglio la sua autorità ottenne allora, che Guidinello gli rendesse il Castello di Montefiorino. Abbiamo nel pubblico Archivio di Modena l’atto, con cui agli 8 di Dicembre del 1320 nello stesso Castello si stipulò questa vendita. I venditori sono il Nobil uomo Moroello del fu Lombardo da Dallo, la qual famiglia non so qual diritto avesse su quel Castello, e i Nobili uomini Guglielmo del fu Matteo, e Mattiolo del fu Corsino da Montecuccolo, a nome ancora di Guidinello e di Alberguccio fratelli dello stesso Guglielmo. Ed essi vendono pel prezzo di mille cinquecento fiorini d’oro a Francesco de’ Menabuoi Ferrarese e a Barnabeo del fu Buonaguida Gallo Fiorentino Proccuratori di Rainaldo e a Butirone fratelli Bonaccossi Vicarii del S. R. I. in Mantova e Signori di Modena la torre, il palazzo, le porte, le case, e tutto il Castello di Montefiorino. Ma Guidinello si pentì presto di questa vendita, e non potendo soffrire, come dicesi nella cronaca del Morano, i costumi e la tirannia de’ Bonaccossi, l’anno 1321 dichiarossi contro di essi. E dapprima ei cominciò a favorire il partito de’ Guelfi, e dovendo, come narrasi nella Cronaca dell’Albinelli, alcune truppe Bolognesi e Fiorentine passare in Lombardia in favore della Chiesa contro Matteo Visconti Signor di Milano, e non potendo esse sperare, che i Bonaccossi fautori de’ Gibellini permettessero loro il passaggio per Modena, Guidinello introdussele nel Frignano, e da’ confini del Bolognese scortolle fino a’ confini del Reggiano. Indi raccolte le sue truppe si mosse contro i più forti Castelli, che nel Frignano possedevansi da’ Bonaccossi, e impadronissi, come nella stessa Cronaca si racconta, di Brandola, della Pieve di Polinago, della Rocca di Medolla, della Torre di Boccassolo, del Castello stesso di Montefiorino da lui poco prima venduto al Bonaccossi, e di tutti i Castelli e di tutte le Terre, che eran comprese nella Badia di Frassinoro, e nel Contado di Gomola.

Francesco Bonaccossi avutone avviso spedì contro di Guidinello due valorosi Capitani Sassolo da Sassolo e Manfredino da Gorzano. Ma Guidinello unito a’ Conti di Gomola, e venuto loro incontro, ne sbaragliò le truppe presso Saltino, molti ne uccise, e fece prigione il medesimo Manfredino. E affin di meglio fortificarsi contro de’ suoi nimici nell’Ottobre dello stesso anno 1321 Guidinello insieme con Alberguccio e Matteolo da Montecuccolo, e co’ Signori e Capitani di Monteforte, cioè Dino, Branca, Bonso, e Azzone, ricorsero al Comune di Bologna, e gli esposero, che essi per servigio di quel Comune avean fatto in modo, che le truppe di esso unite alle Fiorentine passassero in Lombardia a danno de’ Bonacossi; che avean sempre date pruove della loro amicizia co’ Bolognesi, co’ quali voleano star sempre alleati e congiunti, che perciò vedevansi perseguitati e molestati da’ Bonacossi, i quali non permettevan loro di recarsi a Modena per provvedersi de’ viveri lor necessarii; e che perciò ricorrevano al Comune di Bologna per aver da esso ciò, che da Modena aver non potevano, pregandolo ancora ad ordinare a’ suoi Capitani della montagna, a’ Conti di Panico, e a’ Capitani di Cuzzano, perché con tutte le loro forze li soccorressero, a scrivere a Guido Riccio da Fogliano amico de’ Bolognesi, acciocché egli pure venisse in loro ajuto, e a far sapere a’ Bonacossi, che le Terre de’ Nobili di Montecuccolo e di Monteforte erano sotto la protezione de’ Bolognesi. Il Comun di Bologna secondò prontamente il lor desiderio, e fece un decreto alle lor richieste conforme. Ma ciò non ostante continuò il Bonacossi a dominar nel Frignano, come pruovasi anche da una sentenza da me veduta intorno a’ confini tra Sestola e Trentino data l’anno 1321 da alcuni arbitri coram Nobili Viro D. Tartarino de Baniollis de Suzaria Potestate Frignani pro Magnificis Dominis Mantue & Mutine. E felice fu ancora pel Bonacossi il seguente anno 1322 pel tradimento di Neri da Montegarullo, che sedotto da Passerino volse le armi contro di Guidinello, e gli tolse il Castel di Monzone, e vennegli fatto ancora di occupar Gomola , e benché i Bolognesi, come si narra nella Cronaca Albinelli, spedisser truppe in favore di Guidinello, non sembra però, ch’esse riacquistassero i luoghi da Passerino occupati, fuorché Monzone. Questi vantaggi riportati dal Bonacossi renderon facilmente gli animi più disposti alla pace, la quale per opera di esso fu nuovamente conchiusa tra’ Guelfi e’ Gibellini del Frignano l’anno 1323. Pare, che solo il Castel di Monzone ricusasse di accettarla, perciocché nel 1324 Passerino si mosse per assediarlo, ma essendosi frapposti alcuni a trattare di pace, il Castello fu finalmente ceduto a Passerino, che ne pose alla custodia Francesco suo figlio.

Quai fossero gli articoli di questa pace, ci è ignoto. Ma è probabile, che a’ Nobili di Montecuccolo fosse in gran parte o renduto o confermato il dominio de’ lor Castelli. E molto più agevole dovette ciò ad essi riuscire, quando nel 1327 i Bonacossi perderono la Signoria di Modena. E veramente dopo tant’anni di sanguinose discordie pareva ormai tempo, che si pensasse a deporre le armi, e a vivere tranquillamente. E si stabilì di fatto la pace trai Modenesi intrinseci, che erano Gibellini, da una parte, e i fuorusciti Guelfi uniti al Cardinal Bertrando Legato di Bologna dall’altra, l’anno 1327. E nel trattato fu espresso tralle altre cose, che se i Nobili di Montecuccolo e di Serrazzone, e i Conti di Gomola, e i lor complici e seguaci avesser voluto soggettarsi al Legato, fossero essi pure ammessi alla pace.

Non sappiamo, se essi a tal patto la accettassero. Anzi il veder, che negli Statuti di Modena compilati nel 1327 si ordina espressamente, che il Podestà debba trattare col Consiglio generale del modo, con cui ridurre all’ubbidienza del Comune i Castelli del Frignano da’ Bolognesi occupati, ci mostra, che quella Provincia non era molto disposta ad entrare in questo trattato, e che i Bolognesi ne occupavano ancor qualche parte. Ma la pace anche in Modena fu assai breve; perciocché nel 1329 i Modenesi amarono meglio avere a padrone Lodovico il Bavaro sceso allora in Italia. Ciò diede occasione a nuova guerra, nella quale non sappiamo, qual parte avesse il Frignano fino all’anno 1335. Sotto quest’anno narrasi dal Ghirardacci , che Guidinello da Montecuccolo, fatto nuovamente nimico de’ Bolognesi, unito co’ Conti di Panico scorreva ostilmente nel piano e nel monte il distretto di essi alleati allor degli Estensi nella guerra, che questi facevano a Modena, molestando singolarmente, come si dice nella Cronaca Albinelli, i contorni del Castel di Montese occupato da’ Bolognesi. Aggiugnesi nella stessa Cronaca all’anno 1336 che i Bolognesi volendo difendere quel Castello, e non potendo a forza superar Guidinello, ricorsero alla frode; e per mezzo di que’ da Castello Signori di Spezzano, e de’ Signori di Varana, il fecero uccidere a tradimento. Questa uccisione però non dovette seguir sì presto; perciocché nel pubblico Archivio abbiamo un atto de’ 25 di Febbrajo del 1337, in cui Guglielmo da Montecuccolo a nome ancora di Guidinello, di Alberguccio e di Mattiolo, compra molti beni in Montefiorino. Allora però, cioè fin dal 1336 il Marchese Obizzo d’Este ricuperato avea il dominio di Modena, e l’anno seguente il Frignano ancora, o almen la maggior parte di esso, e con esso i principali Capitani riconobbero a lor Signore il Marchese. Anzi pare, che prima ancora del 1336 il Frignano in qualche parte ubbidisse agli Estensi; perciocché negli atti di Pietro Fabbri, che si conservano nel Segreto Archivio Estense, abbiamo la patente, con cui nel 1334 a’ 16 di Ottobre i Marchesi Rinaldo e Obizzo d’Este nominano Podestà delle Terre della Badia di Frassinoro e del Contado di Gomola il Nobil uomo Niccolò de’ Grassoni. Ma forse questo fu un atto diretto soltanto a mantenere il possesso del lor diritto su quella Provincia. Perciocché solo al detto anno 1337 narrasi dal Morano, che il Marchese riacquistò il dominio di Montefiorino e delle Terre della Badia di Frassinoro e del Frignano, le quali spontaneamente gli si soggettarono . Di fatto nell’Archivio medesimo si ha la protesta, che fece nel 1337 Gustavino del fu Gherardo da Gomola a nome ancora di suo fratello Tordino di riconoscere dal Marchese Obizzo a titol di feudo i Castelli di Brandola e della Pieve di Polinago, due case sul cassaro del Castello di Gomola, e il Castello allora distrutto di Sassomereo. Così ci mostrano ancora gli Statuti fatti per quella Provincia gli anni 1337 e 1338, mentre era ivi Podestà Filippo de’ Pagani, e Giudice e Vicario del Podestà medesimo era Riminaldo de’ Riminaldi, i quali si conservano in un bel Codice MS. in pergamena in questa Ducal Biblioteca con altri Statuti aggiunti poscia nel 1342, 1344, 1347 (e che corretti poscia e accresciuti furono stampati nel 1587), perciocché in essi fra gli altri si veggono nominati Alberguccio e Tuccio di lui figlio, Bartolommeo di Guidinello, Guglielmo, Tordino, e Accorsino figlio del fu Mattiolo tutti della famiglia da Montecuccolo, e Neri e Accarisio e Niccolò e Franco da Montegarullo, e Cortesia figlio di Neri, e vi si vede ancora il giuramento di fedeltà fatto al marchese Obizzo da’ detti Alberguccio da Montecuccolo e Neri da Montegarullo e da alcuni altri. E’ degno ancora in essi d’osservazione, che avendo il Marchese Obizzo proposte alcune difficoltà, che su qualche passo degli Statuti medesimi potevan nascere, i principali del Frignano unironsi a consiglio per deliberar del modo, con cui correggerlo, e veggiam tra essi trovarsi presenti ad arringare i Nobili Tordino da Montecuccolo, Lanzalotto de’ Guallandelli, Rinaldo da Verica, Tommasino de’ Rastaldi, Rolando da Monteforte, e Maghinardo da Renno. Del Castello però di Montefiorino dicesi nella Cronaca Albinelli, che il Marchese per poco tempo il ritenne. Ma non si dice, per qual maniera nuovamente il perdesse; e forse si vuole alludere all’investitura, che, dicesi, ne rinnovasse a’ Nobili di Montecuccolo.

Parve, che allora questa Provincia dovesse godere di una durevol tranquillità; perciocché negli accennati Statuti tralle altre cose fu ordinato , che chiunque in avvenire rompesse la pace, e commettesse ruberia o omicidio, fosse condennato a pena capitale; che se ei non potesse aversi nelle mani, se ne confiscassero i beni, e se ne distruggesser le case, le Torri, le Rocche, ed ei fosse dannato a perpetuo esiglio, e che se i rei si rifugiassero in qualche Castello del Frignano, le truppe della Provincia si recassero ad assediarlo; e che espugnatolo si spianasse del tutto, né più potesse rifabbricarsi. Ma la severità delle leggi non fu bastante a fare, che fossero del tutto esenti da nuovi tumulti quelle Provincie. Essendosi nel 1346 ribellati al March. Obizzo Giovanni del fu Niccolò da Fredo e Rigo da Gorzano, ad essi si unirono alcuni de’ Nobili da Montecuccolo, e singolarmente Bartolommeo. Questi l’anno 1341, come narrasi nella Cronaca Albinelli, insiem con Corsino essendo al servigio de’ Gonzaghi, in una battaglia da questi avuta cogli Scaligeri era stato fatto prigione; ma poco appresso all’occasione di una vittoria riportata da’ Gonzaghi aveano amendue ricuperata la libertà. Bartolommeo recatosi poscia a Ferrara ne fuggì nel detto anno con Cagnolo da Correggio, per macchinar cose nuove. Di questo fatto e delle conseguenze, ch’esso ebbe, si fa menzione nella Cronaca Estense . Ma più distinte notizie se ne hanno nella Cronaca Albinelli, della quale io varrommi singolarmente. I due fuggitivi furono arrestati al Bondeno, e rimandati a Ferrara, e Cagnolo fu chiuso in carcere; a Bartolommeo fu permesso sotto opportuna sicurtà d’aggirarsi per Ferrara, donde però non volevasi, ch’ei partisse, perché non eccitasse nuovi torbidi nel Frignano. Ma Bartolommeo nel seguente anno 1347 calatosi dalle mura fuggì nuovamente, e coll’ajuto di un Sacerdote suo amico passato il Po su un battello andossene verso il Frignano. Bonifacio da Savignano, Obizzo detto anche Cortesia da Montegarullo, Azzo da Verica, e Bazzalino Rastaldo per comando del Marchese lo inseguirono; ma avendo egli tenute strade men frequentate, nol poterono raggiugnere. Più felice fu un certo Primadiccio, che stava pel Marchese alla guardia di Modena, il quale con cento cavalli giunto improvvisamente a Montefiorino custodito da Guglielmo da Montecuccolo, che allor ne era assente, e fattosene padrone vi fece prigioni due fanciulli, Baldassarre figlio del detto Guglielmo, e Matteo figlio di Alberguccio da Montecuccolo, e mandolli legati a Ferrara. Questa severità fu quasi un segnale di una general ribellione. Tutti i Castelli della Badia di Frassinoro e del Contado di Gomola si sollevarono contro il marchese; e una fiera guerra si destò nel Frignano, in cui i suddetti Bonifacio da Savignano e Cortesia da Montegarullo si impadronirono de’ Castelli di Gajato e di Chiagnano. Ma Azzo da Verica al contrario, abbandonato il Marchese, si riunì co’ Nobili da Montecuccolo, e con essi si dichiarò aderente a’ Gonzaghi, che allora erano in guerra cogli Estensi. Il Marchese Obizzo frattanto avea mandato nelle carceri di Rovigo, perché vi fossero più sicuramente guardati, i due fanciulli presi in Montefiorino. Ma poscia l’anno 1347 si cominciò a trattare di pace, e i Nobili da Montecuccolo co’ loro aderenti si sottoposero nuovamente al Marchese; il quale, come per ostaggio, volle ritener nelle carceri il suddetto Baldassarre. Nello stesso anno però nuovi torbidi insorsero nel Frignano, i quali nondimeno furon prontamente sedati. La famiglia de’ Signori di Montegarullo, cioè Raineri del fu Neri, e Cortesia, Bazzalerio e Manino di lui figli, e Manfredino Arciprete di Fanano loro fratello da una parte, e la famiglia de’ Guallandelli dall’altra, cioè Lanzalotto del fu Lello co’ suoi figli, Conte, Zinarino, e Antonio del fu Dossolino, e Dinarino del fu Tommasino figlio dello stesso Dossolino, e Lello del fu Zino contendevan tra loro pel diritto, che i Guallandelli pretendevan di avere sul Castello di Montecreto, e su que’ di Trentino e di Trignano e lor pertinenze, per la compera, che dicevano di averne fatta da Pina e da Fiore figlie del fu Giovanni Guallandelli, e da Agnesina sorella di Bazzalerio Rastaldi, e moglie del fu Franco Guallandelli. E già erano perciò venuti ad aperte discordie. Quando per opera del March. Obizzo l’anno 1347 a’ 30 di Maggio in Ferrara vennero ad amichevole accordo, e i Guallandelli pagarono a’ Nobili di Montegarullo ottanta lire Bolognesi per tutti i diritti, che questi potessero avere su que’ Castelli, e cedettero insieme a’ Nobili stessi qualunque diritto potessero avere sui loro beni posti ne’ Castelli di Riolonato, Montefiorino e Monzone; e gli uni e gli altri promiser poscia di osservare stabil pace fra loro, e ne fu fatto solenne stromento nel giorno appresso. E quindi a’ 4 di Settembre dell’anno stesso il medesimo Neri in nome di tutta la famiglia di Montegarullo promise al Marchese di fare in modo, che i suoi amici Frignanesi sbanditi e a pena capital condennati pe’ delitti da essi commessi fossero in avvenire tranquilli, e sommessi ed ubbidienti al Marchese, a cui egli pure in nome di tutti i suoi giurò fedeltà e ubbidienza, e di osservare la pace da essi fatta già innanzi al Marchese tra loro e gli altri Capitani del Frignano. De’ quali Atti si conservano gli autentici documenti nel Segreto Archivio Estense.

Ciò non ostante, mentre ardeva la guerra tra ‘l marchese Aldobrandino d’Este e Giovanni Visconti Arcivescovo di Milano, molti Castelli del Frignano e di que’ contorni nel 1354 ribellaronsi al Marchese, e tra essi quel di Montefiorino, che fu dato a’ Signori di Montecuccolo , e così pur ribellaronsi i Nobili di Montetortore. E quando nel 1358 si conchiuse tra ‘l Visconti e l’Estense la pace, osserva lo scrittore dell’antica Cronaca Estense, che i Nobili del Frignano, cioè que’ da Montecuccolo, non tornarono all’ubbidienza del Marchese ; ma ben vi tornarono que’ da Montetortore, come ci mostra il diploma in favor di essi spedito dal Marchese Aldobrandino l’anno 1360. Altri Castelli però eransi costantemente mantenuti fedeli agli Estensi, e singolarmente quel di Fanano, che subito dopo la morte del March. Obizzo mandò nell’Aprile del 1352 a giurar fedeltà al March. Aldobrandino, e a ricever l’investitura di que’ beni feudali, che avea già ricevuti dal March. Obizzo. E tra non molto dovettero anche i Nobili da Montecuccolo a lui soggettarsi, poiché nell’Archivio Segreto Estense cominciano all’anno 1363 le note de’ pagamenti da essi fatti alla Camera del Marchese Niccolò d’Este per le Terre, che in suo nome ne governavano. Nel detto anno a’ sei d’Agosto Pietro del fu Gherardo da Monteforte Massaro delle Terre e de’ Castelli del Frignano del Contado di Gomola, e della Badia di Frassinoro, che si governano da’ Nobili di Montecuccolo, paga a Cecchino Superbi Massaro Generale di Modena pel Marchese d’Este mille lire Bolognesi per la metà delle lire 2100, che debbono ogni anno pagare per le dette Terre al Marchese, il quale, attesa una fiera pestilenza, che in quell’anno avea devastate quelle Provincie, rimette loro cento lire della detta somma. E altri simili pagamenti vi sono per gli anni seguenti.

Non furon paghi però i Nobili da Montecuccolo di aver dagli Estensi l’investitura de’ loro feudi, ma vollero procacciarsi quella ancor dell’Impero. Quando Carlo IV venuto in Italia, ed entrato in Roma l’anno 1368 ne partì l’anno seguente per tornarsene in Allemagna, raccontasi nella Cronaca Albinelli, che traversando l’Apennino giunse a Montefiorino, e che in quel Castello fu da essi accolto, e per tre giorni splendidamente trattato, poiché le pioggie il costrinsero a trattenervisi; e che in quell’occasione essi, cioè Corsino e Matteo del fu Alberguccio, Baldassarre del fu Guglielmo, e Corsino ossia Fregnano del fu Matteolo gli chiesero l’investitura de’ loro feudi col memoriale, che riportasi dall’Albinelli, nel quale anche accennano un’altra investitura avuta da Arrigo VII e si aggiugne, che non solo ne ebbero favorevol rescritto, ma che l’Imperadore permise anche loro l’aggiugnere all’antico loro stemma, che è composto di alcuni monti, l’Aquila Imperiale. I feudi in questo memorial nominati sono Montese, le Pievi di Maserno, di Salto, di Renno, di Polinago, di Rubiano, Gajato, Sassoguidano, Sasso Idiano, Montecuccolo, Montecenere, Brandola, Montefiorino, Medola, Boccassolo, e Mezzolato. Lo stesso Carlo IV però avea già investito fino dal 1361 il Marchese Niccolò II dell’assoluto dominio sul Frignano, di cui nell’Investitura si fa espressa menzione. Et specialiter in jurisdictione ac Imperio, que separatim ab eadem civitate, videlicet in Frignano & Montescio dinoscitur obtinere . Ove quelle parole separatim ab eadem Civitate alludono a un altro diploma di Carlo IV del 1354 citato nella Cronaca del Magnani, nel quale il Frignano fu dichiarato staccato dal distretto di Modena. Nella Cronaca del Magnani si aggiugne, che Baldassarre e Corsino detto anche Fregnano da Montecuccolo, che erano allora i Capi di questa potente famiglia, vennero a un’amichevol divisione de’ feudi, e che a Corsino furono assegnati Montecuccolo, Montese, Maserno, Salto, Gagliato, Sassoguidano, Sasso Idiano, e Renno, a Baldassarre toccarono Montefiorino, Medola, Boccasolo, Rubiano, Brandola, Polinago, Mezzolato, e Montecenere. Io credo però, che non sia stato in ciò esatto questo Cronista, perciocché tre erano allora i rami di questa famiglia, come ci mostra un documento de’ 3 di Aprile del 1370 di questo pubblico Archivio, cioè Corsino del fu Alberguccio, Baldassarre del fu Guglielmo, e un altro Corsino detto ancora Fregnano del fu Mattiolo; e troppo è verisimile, che tutti e tre fosser chiamati a parte de’ feudi. E vedremo di fatto tra poco, che in tre rami erano essi divisi anche l’anno 1398.

Mentre i Signori di Montecuccolo vivevano tranquillamente soggetti agli Estensi, una più pericolosa procella formavasi contro questi nel Frignano. Era allora esso diviso in più famiglie, che il riconoscevano in feudo dagli Estensi, e le principali e più potenti tra esse erano la suddetta de’ Nobili da Montecuccolo, quella da Montegarullo, e i Conti di Gomola. Or avendo Barnabò Visconti rinnovata contro gli Estensi la guerra, quasi tutti i Castellani e Signori delle montagne e colline Modenesi si uniron con lui contro i leggittimi loro Sovrani. Furon essi i Signori di Sassolo, e Ettore e Canore di Rodeglia Signori del Pigneto, e nel Frignano i Conti di Gomola e i Signori di Montegarullo, i Proccuratori de’ quali fecero in Milano a’ 4 di Novembre del 1370 stromento di lega col Visconti. Signore di Montegarullo era allora Cortesia del fu Neri, il quale promise di tenere in nome e a disposizione del Visconti i suoi Castelli, cioè Monte Bonello, Moceno, Rocchetta, Benedello, Iddiano, Viacava, Gallinamorta, Lavacchio, Montorso, Vesale, Castellaro, Avare, (forse Vaglio) Aquaria, Roccapelago, S. Andrea, Pieve Pelago, Flamignatico, Rocchizzola, Groppo, Castel de’ Pelosi, Maranello, le Torri di S. Martino, e di Talbignano, e Barigazzo. Conti di Gomola erano Guido del fu Guglielmo e Giovanni del fu Gallato, i quali promisero similmente di tener pel Visconti i loro Castelli, cioè Gomola, Pompejano, le Torri de’ Capelli, del Poggio, di Talbignano, di Lama, de’ Ponzi, della Valle, (oggi Valata) del Monte, del Ghirarduccio, e di Morano. Non tutti però que’ della famiglia di Montegarullo eran ribelli al Marchese, perciocché fin dal precedente anno 1369 a’ 26 di Febbrajo egli permise al nobil uomo Gherardo Rangone di rendere il Castel di Monzone da lui custodito al Nobil uomo Baruffaldo del fu Franco da Montegarullo e a Savignano nipote del medesimo Franco, a patto però, che il suddetto Cortesia non vi fosse ricevuto. Fra gli Estensi e il Visconti si conchiuse presto e nell’anno stesso la pace. Ma per punire la fellonia de’ piccioli Signori delle montagne di Modena, nello stromento di essa fatto a’ 10 di Novembre il Card. Anglico Legato Pontificio e arbitro della pace aggiunse a’ 23 di Dicembre un capitolo, in cui dichiaravasi, che in essa non erano inchiusi i Signori di Sassolo, di Rodeglia, di Montegarullo, e i Conti di Gomola, i quali doveano considerarsi come sudditi degli Estensi. Fra i Signori di Montegarullo in questo documento, che cogli altri conservasi nel Segreto Archivio Estense, oltre Cortesia si nominano Obizzo e Giovanni di lui figli, Neri del fu Bazzalerio, e Manino; e fra’ Conti di Gomola oltre Guido e Giovanni si accennano due loro fratelli, e Neri da Gomola. Continuò dunque la guerra fra essi e i Marchesi d’Este; ma fu facile a questi domarli, allorché furon abbandonati da’ potenti loro alleati. Di fatto si hanno nell’Archivio Estense gli Atti, con cui molte Comunità del Frignano, e singolarmente quelle del Contado di Gomola, di Vesale, di Roncoscaglia, di Riolonato, ed altre nel 1374 e negli anni seguenti mandano loro Messi a Ferrara a soggettarsi agli Estensi, e a dar loro giuramento di fedeltà e di ubbidienza. E lo stesso Cortesia rientrò poscia in grazia degli Estensi, e ricuperò i suoi Castelli; perciocché abbiamo una lettera del March. Niccolò II ad esso scritta nel 1377, in cui gli ordina, che per le Terre, che egli in suo nome governa, accordi liberamente il passaggio a’ Mercanti Fiorentini e ad altri, che di colà passerranno. Ma quella Provincia era destinata a frequenti rivoluzioni. L’anno 1387, come narrasi nella più volte citata Cronaca Albinelli, continuata da Alessio Magnani, si accese un’altra funesta guerra all’occasione delle divisioni, che farsi doveano trai diversi rami della famiglia da Montecuccolo, cioè tra Lanzalotto figliuol di Corsino da una parte, e Gasparo, Niccolò, e Alberguccio dall’altra. Lanzalotto affin di rendersi più formidabile a’ suoi avversarii unissi con Obizzo detto ancora Cortesia da Montegarullo, e amendue insieme, avvertiti forse, che Gasparo e gli altri Nobili da Montecuccolo avean fatto ricorso alla protezion degli Estensi, si rivolsero a’ Bolognesi, e nell’Ottobre del detto anno 1387 cedettero con diversi onorevoli patti a quel Comune tutti i loro Castelli; e questi atti, de’quali si ha un transunto nella Cronaca del Magnani, ci fan conoscere, quanto grande fosse ivi allora il potere di queste due famiglie. Dal trattato da Obizzo da Montegarullo conchiuso co’ Bolognesi raccogliesi, ch’egli allor possedeva Rocca Pelago, S. Andrea Pelago, Flamignatico, Vaglio, Monte di S. Vincenzo, detto poi Monte Obizzo, Torricella, Monzone, Montebonello, e Rocchetta, e che pretendeva innoltre, che gli fosser renduti moltissimi altri luoghi, che o erano stati da lui posseduti, o egli credeva, che ingiustamente si possedesser da altri, cioè Fanano, Sestola, Trignano, Lotta, Trentino, Cornetta, Rocchetta, Vesale, Castellaro, Ronco di Scaglia, Monte Castagnaro, Quaria, Montecreto, Riolonato, Fiumalbo, Rocchicciola, Brocco, Moceno, Benedello, Idiano, Gallinamorta, Montorso, e Lavacchio. Convennesi dunque tra Obizzo e i Bolognesi, che questi dovessero recagli ajuto in riacquistare, e poi in conservare fino a guerra finita, que’ Castelli, in cui pretendeva di aver diritto; che terminata la guerra i detti Castelli dovesser ricever presidio e Podestà Bolognese, e che Obizzo dovesse da’ Castelli medesimi esigere il denaro, che a’ loro stipendii era necessario; che cessando nel Frignano la guerra dovesse Obizzo militare pe’ Bolognesi con cinquanta fanti raccolti da quelle Terre, che allor possedeva, e che allor quando riacquistate fosser le altre, il numero de’ fanti dovesse giugnere a 200, che ad Obizzo e a’ suoi figli si pagassero ogni mese dal Comun di Bologna 75 fiorini d’oro in tempo di guerra, e 50 in tempo di pace, e che ad essi fosse accordata la Cittadinanza di Bologna, e assegnata una casa in Città a spese dello stesso Comune, ove potessero onoratamente abitare. Del trattato fatto da’ Bolognesi con Lanzalotto da Montecuccolo ci ha dato un transunto il Ghirardacci , e da questo raccogliesi, che dove il Montegarullo non avea che a qualche tempo ceduti i suoi Castelli al Comun di Bologna, il quale dovea poi solo tenervi il Podestà e il presidio, il Montecuccolo fece allo stesso Comune una total cessione de’ suoi. Per esso promette Lanzalotto al detto Comune di cedergli con piena giurisdizione la Rocca e il Borgo di Monteforte, il Castel di Montese colla Villa di Salto e di S. Martino, la Riva, e Montespecchio, i quali due ultimi luoghi però gli erano stati di fresco tolti coll’armi, il Castel di Ranocchio colla Villa di Zudignano, il Castel di Miceno otto giorni prima rapitogli, il Castel di Semese, con alcune Rocche, cioè di Sasso Castagneto, Bibone, Monte Verica, Corogno, Monte Rastello, Monte Folignano, Monte Marzio, e Monticello, e per ultimo il Castello di Brandola con Polinago, Pianoro, e la Villa di Cereto, i quali ultimi luoghi però allora egli non possedeva. Per questa cessione dovea il Comune di Bologna pagare a Lanzalotto e a’ suoi figli la provvigione di cinquanta fiorini di camera per ciascun mese, comperare a onesto prezzo le munizioni e le armi, che nelle sue Rocche si ritrovassero, farne trasportare a Bologna i mobili, assegnargli possessioni o case pel valore di dodicimila lire, riceverlo a’ suoi stipendi colle consuete paghe, concedergli la Cittadinanza Bolognese, e dagli un opportuno compenso, quando il Marchese d’Este gli confiscasse la possessione di Roncagallo nel Ferrarese recatagli in dote dalla sua moglie, per tacer di altri articoli meno importanti. Avea innoltre Lanzalotto chiesto al Comun di Bologna, ch’esso dotasse le sue figlie: ma questa condizione non fu accettata. Il Bombace nella sua Storia MS. di Bologna aggiugne, che di fatto a’ 19 dello stesso mese di Ottobre il Comune di quella Città per mezzo di Ugolino del Prete Dottore e Capitano de’ Bolognesi nel Frignano prese possesso de’ Castelli da Lanzalotto ceduti, e ne deputò per custode Ghino da S. Giovanni.

Questi trattati irritarono altamente il March. Niccolò d’Este contro le due famiglie, che gli avean proposti, e contro il Comune di Bologna, che gli avea accettati. E sarebbesi venuto all’armi, se lo stesso Comune non avesse amato meglio di venire a un’amichevole composizione. A’ 23 di Novembre del detto anno nominò due suoi celebri Giureconsulti, Francesco de’ Ramponi, e Bartolommeo da Saliceto, i quali decidessero la controversia. Quindi o perché essi ricusassero la commissione, o perché si volessero arbitri più illustri, il Doge di Venezia Antonio Veniero e il Comun di Firenze mandarono Ambasciadori per comporre tali discordie; e amendue le parti a’ 2 di Dicembre dell’anno stesso scelsero ad arbitri il Doge stesso e lo stesso Comune. Il Laudo fu profferito a’ 24 di Aprile dell’anno seguente 1388, e in esso si spiegò, quali Castelli e Terre dovesse Lanzalotto rendere agli Estensi, e quali ritenere. I Castelli e le Terre, che si doveano rendere, erano quelle di Castagneto, di Corogno, di Monterastello, della Torre di Marzo, di Monticello, di Montefolignano in Verica, di Monteforte (restando però ad esso la Torre superiore), e di Riva, ed egli dovea ritenere que’ di Semese, di Ranocchio, di Montese, di Montespecchio, di Brandola, della Torre del Nicoletto, e di Cereto, e di Frassinoro nel Contado di Gomola. Si aggiunse ne’ patti, che delle Lire 2100 che i Signori di Montecuccolo pagavano agli Estensi, ne avrebbero pagata sol quella parte, che corrispondesse a’ Castelli, che lor rimanevano; e innoltre il marchese Alberto (il March. Niccolò era morto pochi giorni innanzi) promise di pagare a Lanzalotto per sua provvisione venti lire Marchesane al mese. Non veggiamo, che in questo trattato si faccia menzione alcuna di Obizzo da Montegarullo; e forse ei non volle accettare la mediazione del Doge di Venezia e del Comun di Firenze, e continuò nelle ostilità contro il Marchese Niccolò d’Este, come si accenna nella Cronaca Albinelli, benché ciò si fissi all’anno 1391. Egli però fu quasi abbandonato da’ Bolognesi, i quali a’ 29 di Dicembre dell’anno stesso con un atto, di cui si ha un transunto nella Cronaca del Magnani, promiser bensì ad Obizzo e ad altri di sua famiglia provvigione annua e la loro Cittadinanza; ma dichiararono, che non avrebbero per lui prese le armi contro il Marchese. Lanzalotto soggettossi al Laudo; e prese a governare in nome del Marchese Alberto i Castelli ad esso lasciati, come ci mostrerà l’atto del 1391. Ma avendo il Marchese per compiacere Gio. Galeazzo Visconti dichiarata nel Maggio del 1390 la guerra a’ Bolognesi, Lanzalotto, che credette quella un’opportuna occasione per riavere i Castelli, ch’era costretto a cedere, con essi nuovamente si collegò, e nella Cronaca del Magnani questi afferma di aver veduti i mandati, con cui a’ 4 di Ottobre e a’ 22 e a’ 23 di Decembre del detto anno 1390 furon pagati dal Comun di Bologna a Lanzalotto i promessi stipendi. Frutto di questa incostanza di Lanzalotto fu una guerra civile tra lui ed altri della sua stessa famiglia, e singolarmente con Gaspare da Montecuccolo, come fra poco vedremo, il quale fu costante seguace del Marchese Alberto. La stessa fedeltà mostrarono al lor Sovrano più altri de’ Nobili da Montecuccolo, perciocché veggiamo, che nello stesso anno 1390 a’ 23 di Dicembre Alberguccio, che è detto fil. qu. egregii militis D. Baldesserre de Montecuccolo a nome ancora di Niccolò suo fratello e di Guidinello del fu Guglielmo fratello dello stesso Alberguccio promise a Bartolommeo Mella Referendario del Marchese Alberto di custodire per lui il Castello di Montecenere nel Frignano, finché allo stesso Marchese piacesse. Diversi furono i successi di questa guerra, durante la quale per parte de’ Bolognesi di continuo stavano dentro del Frignano circa 500 fanti e alcuni altri con 30 lance, e il Capitano della Montagna a posta de’ Bolognesi . Nel luglio del detto anno essi s’impadronirono di Montombraro e di Montequistiolo. Quindi nell’Agosto i Castelli di Montalto, della Rosa (or Rosola), e del Ponte, tutti e tre nel Frignano, si chiamarono raccomandati al Comune di Bologna . Ma nello stesso mese le truppe Bolognesi ebbero ivi una fiera rotta dalle Estensi. Nuovo rinforzo di soldatesche spediron prontamente nel Frignano i Bolognesi, ed essi per animare i sudditi del Marchese d’Este a mettersi sotto la lor protezione accordarono la Cittadinanza agli abitanti di que’ Castelli, che lor si erano soggettati. Montombraro fu ripreso da’ Modenesi; ma poco appresso ricadde in potere de’ Bolognesi .

La guerra del Marchese Alberto co’ Bolognesi fu brevissima, e nell’anno stesso 1390 si conchiuse tra essi la pace. Lanzalotto allora abbandonato da’ suoi alleati, e troppo debole per resistere egli solo alle forze del March. Alberto, non ebbe altro scampo che quello di implorarne la clemenza; e trovolla facilmente in un ottimo Principe, qual egli era, e in circostanze, che potevan rendere utile l’aver fedele un sì potente suddito, qual era Lanzalotto. Celebrossene l’atto solennemente in Modena agli 8 di Luglio del 1391 in una loggia del Castello detta del Broletto (sub logia de broileto) alla presenza del Marchese medesimo e di molti Nobili, che lo corteggiavano. Ivi Lanzalotto ritornato, come si dice nell’atto, sul buon sentiero, che i suoi nobili predecessori avean sempre battuto in addietro, e da cui erasi l’anno precedente sviato, sottraendo all’ubbidienza del Marchese sé stesso e le Terre, che in nome di esso ei governava, e collegandosi co’ Bolognesi, riconoscendo ora il suo fallo, ne chiese perdono, e soggettossi al voler del suo Principe, il quale prendendolo amorevolmente per mano lo riammise nella sua grazia, e promisegli di fare in modo, che gli fosse renduto Corsino suo figlio fatto prigione da Gasparo da Montecuccolo, tosto ch’ei renda al Marchese il Castello di Sasso (forse Sassostorno), che era già governato dal medesimo Gasparo. Promisegli innoltre il Marchese di rendergli i beni, che ne erano stati occupati, di dargli a governare come prima in suo nome i Castelli di Montese, e di Ranocchio, e di Semese, il Castel Dardiano (forse Gadriana), e Brandola, di fargli pagare per sua provvigione venti ducati d’oro al mese, e di fare, che fossero rilasciati da Gasparo da Montecuccolo tutti quelli, che erano stati presi in un certo fatto d’armi seguito presso Brandola. L’atto si conchiuse col giuramento di fedeltà, che Lanzalotto prestò al Marchese.

L’esempio di Lanzalotto non fu imitato da Obizzo da Montegarullo, il quale nella sua ribellione ostinato, e unito con alcuni fuorusciti Lucchesi, continuava a scorrere ostilmente il Frignano, e a recare in ogni parte desolazione e rovina. Convien dir nondimeno, che non tutta quella Provincia fosse alle sue scorrerie soggetta, e che per qualche tempo ei cessasse dal molestarla. Perciocché veggiamo, che il Marchese Alberto d’Este nel 1391 portovvisi personalmente. Così ci mostra una lettera, che i Comuni di Fanano, di Fiumalbo, e di Riolonato gli scrissero l’anno seguente, in cui ne ricordano la venuta: de anno proxime præterito, quando hic eratis. Gli espongono in essa, che per le insidie di Obizzo da Montegarullo essi non potevano senza lor pericolo viaggiare per que’ paesi, e farvi i lor traffichi, e che Obizzo innoltre dava nelle sue Terre ricovero ad alcuni pubblici malfattori, i quali tendevano continue insidie a’ viandanti. Rispose ad essi il Marchese, che permetteva loro il difendersi ancor coll’armi contro chiunque li molestasse, e che egli ancora avrebbe dati efficaci provvedimenti, perché quella Provincia non fosse in avvenire da’ malfattor molestata. Abbiamo ancora i favorevoli decreti di esenzioni da lui accordate a molte Comunità del Frignano gli anni 1392 1393, e un ordine al Podestà e agli Ufficiali della stessa Provincia del 1393, che non permettano, che que’ Comuni paghino tributo o gravezza alcuna ad Obizzo da Montegarullo. Questi di fatto non cessava di inquietare il Frignano, e costrinse con ciò que’ popoli ad implorare l’ajuto non solo del Marchese Alberto, ma anche de’ lor vicini Lucchesi, che di fatto accorsero al loro soccorso. Conservasi in Lucca la seconda Parte inedita delle Cronache di quella Città scritte da Giovanni Sercambi Lucchese, la cui prima Parte fu pubblicata dal Muratori, e in esse si parla a lungo di questa guerra. L’ornatissimo Sig. Conte Senatore Cesare Lucchesini ha voluto cortesemente egli stesso copiar questo tratto, e me lo ha trasmesso. E da esso perciò io trarrò principalmente le notizie di questi fatti, a’ quali il Cronista stesso intervenne personalmente, e poté darcene una esatta e fedel relazione. Egli fissa al Novembre del 1392 la ribellione di Obizzo da Monte Carugli, com’egli scrive, la qual però era cominciata, come si è osservato, già da più anni; ma forse allora si riaccese con più furore; perciocché ei dice, che Obizzo cominciolli a tollere (al March. Alberto) moltissime terre, fralle quali furono il Vesale, Monte Castagnaro, Montegrecto, Roncho discaglia, e Acquaria e molte altre. Tre delle principali Comunità del Frignano, cioè Fanano, Fiumalbo, e Riolonato temendo di cader nelle mani di Obizzo mandarono in Ambasciata a Lucca Ser Francesco da Fiumalbo, che introdotto al Consiglio disse, che ove al Marchese Alberto non venisse fatto di soggettare il Frignano, essi avrebbon riconosciuti a lor Signori i Lucchesi; e che ove pure il Marchese Alberto l’avesse riacquistato, essi gli sarebbero stati fedeli sudditi, ma sarebbero sempre stati alleati ed amici del Comune di Lucca. Chiese ancora l’estrazion dal Lucchese di alcuni generi; ma singolarmente implorò dal Comune l’ajuto di cento fanti, che venissero nel Frignano a difenderli contro di Obizzo. Secondò il Consiglio le istanze de’ Frignanesi, e mandò il richiesto soccorso, di cui diede il comando ad Agostino Avogadri Lucchese.

Frattanto anche il Marchese Niccolò III richiese a’ Lucchesi, che gli prestassero ajuto a domare Obizzo; ed essi nel compiacquero, e spedirono insieme a Firenze a pregar quel Comune, che non s’impacciasse, come temevasi, nelle cose di quel ribelle. Anche i Nobili da Montecuccolo, cioè Alberguccio e Niccolò figli di Baldassarre, e Lanzalotto e Gasparo a istanza dello stesso Marchese, come narrasi ancora nella Cronaca Albinelli, mossero colle lor truppe contro di Obizzo. E il Magnani racconta di aver vedute due lettere del March. Niccolò III (succeduto nel Luglio del 1393 al March. Alberto) scritte a’ 6 e a’ 7 di Settembre dell’anno medesimo ad Alberguccio, a Lanzalotto, e a Gasparo da Montecuccolo, nelle quali si mostra loro riconoscente per la prontezza, con cui si eran accinti a combattere i suoi ribelli. Le Soldatesche dal Marchese spedite sotto la condotta di Uguccione de’ Contrari, unite a quelle de’ Montecuccoli, e venute alle mani con quelle del detto Obizzo le sconfissero con molta strage, ed ei fu costretto con quelle, che poteron fuggire, a ritirarsi in Rocca pelago. Sopraggiunsero frattanto le truppe Lucchesi, e poser l’assedio a quel Castello, e mentre il presidio di Obizzo valorosamente si difendeva, parte delle truppe Lucchesi espugnò il Castello di S. Andrea, e quello di Flamignatico e quel di Vagli, (diverso da quello della Garfagnana), e quelle del Marchese occuparono il Vesale e alcuni altri Castelli. Continuava frattanto l’assedio di Roccapelago, e tale fu il danno recato alla Rocca, singolarmente colle bombarde, che finalmente dopo quattro mesi fu costretta ad arrendersi, mediante però la promessa di 1700 fiorini d’oro, che il Comune di Lucca dovea pagare a molti di quegli abitanti. Così i Lucchesi preser possesso di quella Rocca, e vi miser presidio a’ 25 di Settembre del 1393. Questi fatti si accennano in breve dal Delaito , il quale dipinge Obizzo come uomo senza onestà, violator della fede, incostante, e dimentico de’ beneficii ricevuti già dagli Estensi, e gli dà per compagni nella ribellione i suoi figli Neri ed Antonio. Il Sercambi, che più a lungo ne parla, attribuisce quasi tutta la gloria di questa spedizione militare a’ suoi Lucchesi, delle cui truppe egli era uno de’ Capitani. E certo gran parte esse vi ebbero; e dopo l’espugnazione di Rocca pelago esse unite con quelle del Marchese e de’ Montecuccoli arsero ancora Monzone, e si accamparono intorno a Monte Obizzo. Ma mancando ivi le vittovaglie, i Lucchesi dopo aver renduti al Marchese gli altri Castelli del Frignano da essi occupati, e ritenutasi sol Rocca pelago, partirono verso Lucca a’ 15 di Ottobre dell’anno medesimo.

Obizzo da Montegarullo spogliato in questa maniera di quasi tutto il suo stato, non ebbe altro modo a salvarsi, che il ricorrere alla clemenza del suo Sovrano. Conservasi nel Segreto Archivio Estense il documento del perdono da lui chiesto ed ottenuto, ed è de’ 2 di Gennajo del 1394. In esso il March. Niccolò dice, che l’anno precedente dopo la morte del March. Alberto suo padre il Nobil uomo Obizzo da Montegarullo e Antonio e Neri di lui figliuoli sedotti dalle ree suggestioni d’uomini scellerati e perversi eransi contro di lui ribellati, e gravi danni recati aveano a quella Provincia, deviando con ciò, dice egli, dagli esempi de’ Nobili loro predecessori; che ora lo stesso Obizzo e i suoi figli ravveduti del loro fallo ne aveano implorato il perdono, ch’egli loro accorda, e comanda, ch’egli non meno che Bazzalerio di lui fratello governino a nome dello stesso Marchese le Terre del partito Guelfo, che al presente occupano nella Podestaria di Sestola nel Frignano, trattine i Castelli di Monzone e di Montecreto, de’ quali debbon decidere i Comuni di Firenze e di Bologna, e che il Marchese riterrà quelle Terre, che in tempo della guerra ha tolte di mano ad Obizzo; ritratta le sentenze contro di essi pronunciate, rende ad essi i lor beni, e promette ad Obizzo la provvigione di quaranta ducati d’oro al mese, e di dieci a Bazzalerio. Né di ciò pago molte esenzioni accordò nello stesso mese alle Terre da Obizzo governate, e ad altre nel Frignano, e nel mese d’Ottobre dell’anno stesso concedette anche ad Obizzo il governo delle Terre e de’ Castelli di Vesale, di Roncoscaglia, di Rocchizzola, di Flamignatico, di Barigazzo, di Castellino, di Lavacchio, di Gallinamorta, tutte della parte Guelfa (della qual parte già da gran tempo erano Capi i Nobili di Montegarullo, mentre della Gibellina eran capi i Nobili da Montecuccolo), che erano probabilmente quelle, che nel tempo della ribellione avea il Marchese tolte al Montegarullo, e da una lettera del Marchese medesimo de’ 3 di Giugno di quest’anno 1394 si ha, che anche Simone figliuol di Cortesia e fratello di Obizzo e di Bazzalerio era agli stipendi di esso con sua brigata. Questi era prima stato in guerra contro i Lucchesi insieme con Obizzo, ma fatto da lor prigione, ebbe dalla Repubblica il perdono della pena capitale, che gli era dovuta; e perciò a’ 17 di Febbrajo del 1394 giurò fedeltà ad essa e a’ suoi alleati.

Ma appena finita la guerra nel Frignano, in cui Lanzalotto e Gasparo da Montecuccolo aveano valorosamente combattuto in favor del marchese Niccolò, al principio del 1394 essi gli si dichiararon nimici, e unironsi col Marchese Azzo d’Este, il quale, come si è altrove veduto, per più anni contrastò al Marchese Niccolò il dominio di Ferrara e degli altri Stati a lui lasciati dal Marchese Alberto suo padre. Gli altri di quella nobil famiglia rimaser fedeli al Marchese. Nel primo anno però della guerra Lanzalotto e Gasparo poco poteron operare in favore del Marchese Azzo, occupati in discordie domestiche; perciocché venuti insieme a contesa per alcuni Castelli, su’ quali amendue pretendevano di aver diritto, Lanzalotto nel Luglio del 1394 sorpreso improvvisamente Gasparo nel Castel di Semese arrestollo, e il fece chiudere in carcere. Niccolò ed Alberguccio figli di Baldassarre da Montecuccolo e Orsina sorella di Gasparo ricorsero al Comun di Lucca, perché s’interponesse per la liberazione di Gasparo. E alcuni Ambasciadori, e tra essi il cronista Sercambi, che ce ne ha lasciato il racconto, furon perciò da’ Lucchesi mandati al Frignano, perché fatta un’amichevole divisione fra Lanzalotto e Gasparo, questi venisse lasciato libero. I maneggi da essi tenuti con Lanzalotto ottennero a Gasparo la libertà, ma quanto alla divisione de’ Castelli non ebbero felice effetto; e perciò si convenne, che il Comune di Lucca tenesse in deposito, e mettesse presidio ne’ principali Castelli, su’ quali cadeva la controversia, che erano Monteforte, Galliato, Montecuccolo e Semese; gli altri restassero in potere di chi possedevali, finché si decidesse intorno al diritto. E perché Lanzalotto non volle mai arrendersi alle istanze del Comune di Lucca, né mostrarsi pronto a seguirne la decisione, i Lucchesi posero in man di Gasparo Galliato, Monteforte, e Montecuccolo; e Semese solo renderono a Lanzalotto insieme con Monterastello e Corogno già da lui posseduti, e il dichiararono loro nimico.

Mentre così disputavasi pe’ Castelli de’ Nobili da Montecuccolo, uno de’ principali tra essi, cioè quello di Monteforte, amò meglio di soggettarsi a un altro Padrone, cioè al Comun di Bologna. Questo curioso aneddoto raccogliesi da una lettera dal Comune stesso di Bologna scritta al Marchese Niccolò a’ 26 di Luglio del 1394 che conservasi nel Segreto Archivio Estense. Gli scrivono essi, che gli uomini di Monteforte, Terra, com’essi gli dicono, separata dal vostro dominio, il cui governo avea egli affidato a Lanzalotto da Montecuccolo, piuttosto che a lui volevano a loro assoggetarsi, e che temendo il furore di Lanzalotto, che radunati soldati da Pisa e altronde minacciava di assalirli, e di recar loro desolazione e strage, eransi co’ lor beni ritirati nel Bolognese; e che il lor Comune perciò avea creduto più vantaggioso al Marchese il ricevere que’ terrazzani e il lor Castello sotto la sua protezione, che l’abbandonarli a Lanzalotto, poiché il Marchese sapeva bene, dicon essi gentilmente, che le cose del Comun loro son come sue proprie, laddove Lanzalotto è suo capital nimico. Che i Bolognesi si mostrassero tanto solleciti de’ vantaggi del Marchese Niccolò, non è a farne maraviglia. Più strano è, che il Marchese, o chi per lui reggeva gli affari, gradisse tanto questo insolito zelo del Comune di Bologna pe’ suoi vantaggi, e rispondesse, come fece il giorno seguente, che approvava la risoluzione da essi presa; perché, dice egli, voi ci siete in luogo di padre, e le cose vostre le riputiamo comuni a noi e pronte a’ nostri bisogni; al contrario Lanzalotto da Montecuccolo non è amico, ma perfido nemico nostro. Ma forse la pericolosa guerra, in cui era allora avvolto il Marchese, consigliollo a dissimular per tal modo.

Ma frattanto Gasparo liberato già dalla carcere, depose le armi, e riconciliossi col suo Sovrano. Ne abbiamo il solenne atto celebrato in Ferrara agli 8 di Ottobre del 1394. In esso si dice, che il Nobil uomo Gasparo del fu Nobil uomo Fregnano da Montecuccolo sedotto dalle ree suggestioni di alcuni malvagi erasi ritirato dall’ubbidienza del Marchese, e che ora desiderando di riacquistarne la benevolenza e la grazia, come si conveniva ad un suddito col suo Sovrano, e pentito del suo fallo, erasi abbandonato alla clemenza dello stesso Marchese. Questi perciò coll’usata sua bontà lo riammette nel suo favore, e per mezzo del Nobil uomo Enzo del fu Pietro da Montetortore Proccuratore di Gasparo, stabilisce i seguenti patti; che il Marchese pagherà a lui per provvigione 40 ducati al mese, e cinque ad Antonio da Montecuccolo di lui parente, e che se nuove convenzioni si dovran fare cogli altri Nobili da Montecuccolo, egli ancora vi sarà compreso. E Gasparo per mezzo del suo Proccuratore giura di esser sempre fedele al Marchese, e di custodire per lui tutti i luoghi, che avea nel Frignano, cioè Montecuccolo, Renno, Camatta, Sassorosso, S. Maria de podrisiis, Olina, Sasso Sastorno, Sasso guidano, Castagneto, Buibone, Montefolignano, Montespecchio, Riva, e per quella parte che a lui tocca, Sammartino, Sacrato, Salto, Penna, e la Torre nuova di Montese, e quanti altri luoghi ha nel Frignano, salvo sempre il supremo dominio nel Marchese e ne’ suoi successori, i quali patti furon poi accettati e confermati dallo stesso Gasparo con sua lettera scritta da Montecuccolo a’ 31 di Ottobre dello stesso anno 1394. E l’anno seguente a’ 14 di Gennajo il Marchese accrebbe anche fino a’ 40 ducati la pensione, che pagava ogni mese ad Alberguccio da Montecuccolo, acciocché chi gli era stato fedele non fosse d’inferior condizione a chi eraglisi ribellato.

Continuò dunque il solo Lanzalotto a combattere contro il Marchese Niccolò in favor del Marchese Azzo. Ma per poco tempo il poté fare. In una battaglia seguita nell’Aprile del 1395 nel Ferrarese tralle truppe del March. Niccolò e le ribelli, Lanzalotto fu fatto prigione , ed ei si vide perciò nuovamente costretto a ricorrere alla clemenza del suo Sovrano. A’ 22 d’Agosto dell’anno stesso nominò arbitro delle controversie, che eran tra lui e il March. Niccolò, Astorgio Manfredi Signor di Faenza, il quale a’ 29 dello stesso mese fu nominato arbitro ancor dal Marchese. Ei di fatto le compose con un amichevole accordo, di cui conservasi copia nell’Archivio del Sig. Marchese Giuseppe Montecuccoli, nel quale fralle altre cose fu stabilito, che Lanzalotto ritenesse i Castelli e le Terre, che allora occupava, che queste per otto anni fossero esenti da ogni gravezza, passato il qual tempo dovessero esser soggette alle gravezze comuni alle altre Terre Estensi, e che a Lanzalotto si pagasse dal marchese la provvigione di 40 ducati al mese, e innoltre in tempo di guerra gli stipendii di 25 fanti, i quali potessero scegliersi da lui medesimo a difesa de’ suoi Castelli.

Ma nuove controversie sorsero nel seguente anno 1396 tra ‘l Marchese Niccolò e Lanzalotto e Gasparo da Montecuccolo intorno a’ Castelli, che da questi doveano signoreggiarsi. Non sembra però, che allora si ripigliassero le armi. I Fiorentini e i Bolognesi furono scelti a mediatori e ad arbitri; ed essi a’ 30 di Luglio del detto anno diedero la lor sentenza, con cui fu deciso, che a Lanzalotto dovessero essere sottoposte e ubbidienti 34 Terre, cioè Ranocchio, Salto, Sammartino, Zudignano, Penna, Semese, Monte auriga o Verica, Monterastello, Corogno, Monticello, Marzio, Montefolignano, il Sasso, Bibone, Brandola, Cerreto, la Torre della Pieve, la Torre della Nogada, Polinago, le Ville, Montecenere, Pianorso, Mocogno, Frassineto, Burgone, Serrazone, Rocca malatigna, Zacchina (fosse la Zocca) Gainazzo, Castellinovecchio, Montequestiolo, Rosole, Samone e Missano, salvo il supremo dominio nel Marchese Niccolò, il qual dovea mantenere e difendere Lanzalotto ne’ suoi possedimenti. Questo Laudo è citato in una Cronichetta ms. detta de’ Montecuccoli, che conservasi nella Biblioteca Estense, ove si dice, che l’originale ne esisteva in Montese, e che in esso esprimevasi, che tutte queste Terre non dipendesser da Modena, ma dalla Podesteria di Montecuccolo, e che il Marchese perdonava ancora ai Conti di Gomola, a Francesco da Sassolo, e a Giordano da Savignano e ad altri fautori della ribellione del Marchese Azzo. Non sappiamo, quai patti si stabilissero con Gasparo, ma nella Cronaca Albinelli si afferma, che con lui ancora fu stabilito l’accordo. Ed essendosi egli poscia mostrato fedele al Marchese Niccolò, e avendo valorosamente con lui combattuto nella guerra, ch’egli ebbe a sostenere, come tra poco vedremo, contro Obizzo da Montegarullo, a’ 16 di Ottobre del 1406 lo investì a titol di feudo, che passasse ancora a’ suoi discendenti, della Villa di Gradiana, della quale investitura conservasi copia nell’Archivio del Sig. Marchese Giuseppe Montecuccoli.

Molte frattanto di quelle Terre, che ne’ tumulti degli anni precedenti sollevate eransi nel Frignano e ribellate al Marchese, gli si sottomisero, e ne abbiamo le pruove in molti decreti di esenzioni ad esse dal Marchese accordate negli anni 1395, 1396 e 1397 che conservansi nel Segreto Archivio Estense, e ne’ quali comunemente si esprime, che tal concessione si fa per premiar l’atto, con cui erano tornate all’ubbidienza del lor Sovrano. Ma frattanto l’inquieto e torbido Obizzo da Montegarullo sdegnato, che i Lucchesi occupassero Roccapelago, pensava a ripigliarne il dominio, e a lui unissi Lanzalotto da Montecuccolo sdegnato egli pur co’ Lucchesi, da’ quali, come si è detto, era stato dichiarato nimico. Nel Febbrajo adunque del 1396 Obizzo e Lanzalotto accostatisi a Roccapelago, e da alcuni de’ Terrazzani accolti segretamente entro la Terra, colsero l’opportuna occasione, in cui videro alcuni Sargenti e uno de’ Castellani Lucchesi essere fuor della Rocca, e sforzatane con picciola difficoltà la porta se ne renderon padroni. Di questo fatto e di que’, che ne verranno in seguito, abbiamo una distinta relazione nell’accennata Cronaca del Sercambi, da cui io trarrò le più importanti notizie. I Lucchesi di ciò avvertiti, raccolte subito copiose truppe a dispetto della fredda stagione le spinsero nel Frignano, facendole precedere da’ guastatori, che sgombrassero le strade dalle alte nevi cadute. Ma giunte a S. Pellegrino furono dalle nevi e dal freddo a tale stato condotte, che dovetter volgere addietro, e alcuni soldati rimaser morti per via. Al Giugno seguente si rimisero in cammino i Lucchesi, ed entrati nel Frignano cominciarono a dare il guasto tutto all’intorno a’ luoghi posseduti da Obizzo e da Lanzalotto. Preser dapprima il Castello di S. Andrea, indi quelli di Flamignatico, di Barigazzo, della Rocchicciuola, e di Monte Castagnaro. Ma mentre essi apparecchiavansi a nuove conquiste, e bramavan singolarmente di riaver Roccapelago, ebbero ordine dalla Repubblica di tornare a Lucca minacciata allora da altra guerra. Furon dunque distrutte le Rocche di S. Andrea e di Flamignatico, acciocché non fossero da’ nimici occupate, e si fece una tregua con Obizzo e con Lanzalotto, che durar doveva fino a’ 15 di Gennajo del 1398. Volevano allora i Lucchesi ripigliar le armi, e rientrar nel Frignano. Ma Obizzo temendo di non poter sostenere i loro assalti, si rivolse al Comun di Firenze. E questo interpostosi con quel di Lucca ottenne, che la tregua a un altro anno si prolungasse.

Qui finisce la sua narrazione il Sercambi; il qual vi aggiugne, secondo il suo costume, che può vedersi nella parte, che il Muratori ne ha pubblicata, alcune note o osservazioni politiche, colle quali ei ragioni or co’ Principi, or co’ Capitani, or colle Città, e dà lor que’ ricordi, che crede al vantaggio loro opportuni. E alcune di queste note interessan troppo la Storia di questa Provincia, perché io possa lasciare di darne qui un compendio. Ei si volge prima d’ogn’altro alla sua Lucca, e la consiglia ad essere sempre amica e riconoscente al Marchese di Ferrara, da cui in più occasioni ha ricevuta assistenza ed ajuto. Quindi soggiunge: Le Fortezze, che il marchese per sé tiene (cioè che non sono state infeudate) alle tuoi confini sono queste, cioè Fiumalbo, Rivo Lunata, Fanano, Sextola, lo Castello di Trentino, lo Castello di Locto (Lotta), lo Castello di Livicava, (Vie Cave), lo Castello di Viano (Idiano), lo Castello Terrigiano (Trignano) con alquante villate tucte in nel Frignano. Ma perché, aggiugne egli, potrebber cambiarsi i tempi, e il Marchese di Ferrara potrebbe divenirti nimico (e cambiaronsi di fatto le cose pochi anni appresso, quando la Garfagnana soggetta allora a’ Lucchesi soggettossi in gran parte allo stesso Marchese Niccolò) perciò esorta Lucca a tenere in buona difesa le Fortezze confinanti a quelle del Marchese di Ferrara, il che pure fa poscia riguardo agli altri lor confinanti.

Passa indi il Sercambi a ragionare delle altre più potenti famiglie, che dominavano nel Frignano o in altri luoghi confinanti con Lucca. E comincia da Obizzo e da Bacelliero o Bazzalerio fratelli da Montegarullo, della qual famiglia inserisce l’arme distinta co’ suoi colori, che è un monte con sopra un giglio rosso in campo bianco. Ricorda a Lucca la continua nimicizia, che contro di lei ha sempre avuta la famiglia medesima sostenuta da’ Fiorentini, e fattasi Capo della parte Guelfa nel Frignano. Annovera le Fortezze, che i due fratelli tuttor possedevano in quella Provincia, e sono: La Rocca a Pelago, lo Castellare, Castello di Vagli, Montegrecti (Montecreto), Ronco di Scaglia, lo Castello Aquaria, lo Castello di Monzone, lo Castello del Vezale, Castello di Lavacchio, Monte dopizo, la Rochetta del Monte (presso Miceno), Monte Bonelli, lo Castello di Mozeno, Gallina morta, Monte Orso; aggiugne a questi quattro altri Castelli, che i Lucchesi avean tolti ad Obizzo e rovinati, cioè la Pieve a Pelago, Santo Andrea, Fiumignatico, Monte castagnaro, e tre, che essi parimenti gli avean tolti, e tuttor conservavano, cioè la Rocchicciuola, la Castellina (Castellino di Brocco), Baregaso (Barigazzo) tutti in Frignano. E queste Terre rimasero in poter de’ Lucchesi almeno fino al 1425, come ci mostrano parecchi Atti di quel tempo; ne’ quali si nomina la Podesteria di Rocchicciuola nel Comune di Brocco dominationis Magnifici Domini Domini Lucani; cioè di Paolo Guinigi Signore allora di Lucca; ed è probabile, che quando egli fu fatto prigione nel 1430, o quando nel precedente anno gran parte della Garfagnana soggettossi al Marchese Niccolò d’Este, quelle Terre ancora tornassero sotto l’antico loro Signore.

Dalla famiglia di Montegarullo passa il Sercambi a quella di Montecuccolo, di cui pure riporta l’arme, che è la stessa a un di presso con quella, di cui essa tuttora fa uso. Distingue i tre rami, ne’ quali essa era allora divisa, cioè ne’ figli di Corsino, di Valdiserra o Baldassarre, e di Frignano. Figli di Corsino erano Lanzalotto legittimo ed Ettore naturale, ch’ei rappresenta come sconoscenti ed ingrati a’ beneficii, che dalla Repubblica aveano ricevuti; e nomina i loro Castelli e Terre, cioè Castello di Mocogno, Castello di Brandola, lo Monte (forse Monchio) la Fortezza del Sasso, (forse Sasso Castagneto o Sasso d’Iddiano) Lacha di Zechiello (Casa de’ Zaccheri), Castello di Sommese, Monte rastri (Monte Rastello) la Rosula, Monte quistiuolo, la Rocca Malatigna, Castello Ranocchino, (Ranocchio), Castello Montese, lo Castello Gallinacci, (Gainazzo), Castellino, (Castellino delle Formiche), Castello Samoni. Di Frignano era figlio Gaspare, di cui dice, che si era mostrato riconoscente a’ servigi dalla Repubblica a lui prestati; quando singolarmente per opera di essa fu tratto dalla prigione, in cui Lanzalotto l’avea racchiuso. I Castelli e le Terre da lui possedute erano: Monteforte, Castello della Riva, Montespecchio, Castello di Gaya (Gajato), Castello di Renno, Monte cuchori (Montecuccolo), la Fortezza duliva (Olina), la Fortezza Camacti (Camatta), & altre Villate in Frignano. Figli di Baldassarre erano Alberguccio e Niccolò, essi ancora beneficati dalla Repubblica, e ad essa grati e riconoscenti, e con essa perciò collegati contro Obizzo da Montegarullo. Le Fortezze, e le Terre, delle quali essi aveano il dominio erano: Montecenere, Castello Mirasole, Fortezza di Mezzolate, Costrignana, Castello di Boccacciuolo (Boccasolo), la Fortezza di Medolla, Castello Sassalto, la Fortezza di Prignano, Castello Montefiorino, Castello Moschioso, la Chrisciola (Gusciola) Fortezza di Monti (Monteobizzo), con altre Ville tutte in Frignano.

Di due altre potenti famiglie confinanti a’ Lucchesi fa menzione il Sercambi, cioè di quella da Fogliano, che molti Castelli possedeva nel territorio montuoso di Reggio e di quella di Dallo, che tuttora era Signora di alcuni Castelli nelle stesse montagne. Della prima nomina Carlo e Jacopo fratelli, de’ quali si è parlato nelle Memorie Storiche, e dice, ch’essi erano stati sempre protetti dalla Repubblica, e le si erano mostrati grati. Le Fortezze da essi possedute erano: Castello di Massano, Castello Salvaterra, Chasuolo grande (Casalgrande), Castello Arciero (Arceto), Castello Guerciuola (Querzola), lo Monte di Viano, Castello Carpineta, Fortezza Sargiana (Sarzano) Castello Aquila, Castello di Minoccio, la Fortezza di Cavoli, Castello di Toano, Castello Sologno, la Rocchetta ed altre Ville. Dell’altra famiglia nomina Niccolò da Piuolo e alcuna volta si nomina Niccolò da Dallo, e questo perché già possedea Dallo (Castello nella Garfagnana). Il cognome di Piuolo veniva dal Castel di Piolo nel Reggiano da essa signoreggiato. Di lui parla il Sercambi come d’uomo beneficato dalla Repubblica, e ad essa finora grato, ma più per impotenza a mal fare, che per animo riconoscente. Nomina poi i Castelli da esso posseduti, e sono: Castello di Piuolo, di Rochecta, Castello Levagli, le Gonghie, Castello di Pratale, le Schalelle. E conchiude avvertendo Lucca, che vegli attentamente sopra di lui, perché il dicto Nicholao a sempre avuto pensieri di riavere quello che già possedeva, posto che ingiustamente lo possedesse, nondimeno sempre stare actento a dannificarti, e perciò l’avverte a tener ben munite le seguenti Fortezze, cioè la Fortezza di Dallo, la Fortezza di Sillano, Borsigliano, la Fortezza daglano (forse Gragna) la Fortezza Sandompnino, la Fortezza Petrognano, la qual maniera di favellare sembra indicarci, che tutte queste fortezze fossero una volta in potere della Nobil famiglia da Dallo. Ma torniamo ormai alle vicende del Frignano.

Appena fatta la tregua con Lucca, Lanzalotto da Montecuccolo uomo non mai tranquillo e insofferente di freno e nimico di suggezione tornò a prendere l’armi, se crediamo alla Cronaca Albinelli, sotto l’anno 1398 contro il March. Niccolò, e unitosi con Obizzo da Montegarullo, che era frattanto passato al servigio de’ Fiorentini, tornò a molestare il Frignano, e a scorrerlo a mano armata, menando strage e rovina per ogni parte. Gli altri della sua famiglia, cioè Gaspare e i due fratelli Niccolò e Alberguccio, continuarono con più saggio consiglio ad esser fedeli agli Estensi, e insiem co’ Lucchesi, che dovettero allora necessariamente romper la tregua, combatterono contro di Lanzalotto, e nuovamente il costrinsero a soggettarsi al Marchese, che forse avrebbe voluto usar contro di lui una maggiore severità, ma le circostanze de’ tempi il persuasero a mostrarsi tuttora clemente, e a venir nuovamente con lui ad amichevole accordo, il qual però non sappiamo, con quai patti fosse formato. Anche Obizzo da Montegarullo riunissi allora in pace col Marchese Niccolò, il quale per assicurarsene la fedeltà e l’attaccamento volle trattarlo non altrimenti che avrebbe fatto con un de’ più fedeli suoi servidori. Il diploma perciò spedito, che conservasi nel Segreto Archivio Estense, è de’ 15 di Marzo del 1398, il che ci mostra, che o questa nuova sollevazione fu brevissima, o che forse è corso error nella Cronaca, e deesi anticipar di uno o due anni ciò, che in essa si narra al 1398. In esso il Marchese dopo aver detto, ch’ei desidera di onorare con distinzione e con premi Obizzo da Montegarullo, ch’ei chiama uomo egregio e suo fedele, e dargli pruove della sua beneficenza per la divozione e per l’integrità, che mostra nel suo servigio, acciocché egli sempre più si animi a prestarglielo, gli conferma il governo di un gran numero di terre e di Castelli della Podesteria di Sestola nella parte Guelfa, cioè Rocca pelago, Pieve pelago, S. Andrea, S. Michele, Flamignatico, Brocco, Castellino, Rochizzola, Barigazzo, Vaglio, Merlo, Corviano, Roncoscaglia, Vesale, Montorso, Gallinamorta, Lavacchio e Benedello, e di tutte quelle, che ei governava in nome del Marchese Alberto suo padre. Di questa concessione, il cui atto trovasi nell’Archivio Estense, fa menzione anche il Delaito ne’ suoi Annali . E questa pace fu poi seguita da altri atti nel 1399, con cui le famiglie di Montecuccolo e di Montegarullo, e le Comunità ad esse soggette, si perdonarono vicendevolmente le offese date e ricevute, e promisero di viver tranquille, i quali atti si accennano nella Cronaca del Magnani.

Chi non avrebbe creduto, che dopo tanti beneficii e tanti onori ricevuti non dovesse Obizzo da Montegarullo farsi a tutti gli altri esempio di fedeltà e di ubbidienza verso il Marchese Niccolò? E nondimeno uomo di ingegno torbido ed inquieto e non mai pago di ciò, che avea ottenuto, fra poco tornò di nuovo a ordire trame e congiure, e a macchinar ribellione contro il suo benefattore e Sovrano. Fin dal 1403 almeno cominciò egli a operar da nimico: perciocché nell’Archivio Segreto Estense si ha una supplica del Comune di Ajano al Marchese Niccolò de’ 16 di Giugno del 1405, in cui gli espongono, che due anni addietro mentre lo stesso Marchese era nell’esercito del Legato Pontificio, che allor guerreggiava contro de’ Bolognesi, Obizzo da Montegarullo spintosi a mano armata contro essi avea saccheggiata rovinata e incendiata la loro Terra, sicché essi erano stati costretti a partirne; che alcuni eranvi poscia tornati, ma che eran ridotti allo stremo di povertà, e perciò il pregano ad accordar loro alcune esenzioni, le quali di fatto dal Marchese furono lor concedute. Oltre ciò ei fece ribellare contro al Marchese quasi tutte le Terre al suo governo affidate. Il Marchese Niccolò non volle soffrir più oltre sì sfrenato orgoglio, e fatto raccoglier l’esercito, e nominatone Capitano Uguccione de’ Contrari, mandollo nel mese d’Aprile del 1406 contro il Frignano. Di questa guerra ci ha lasciata una minuta descrizione il Delaito ne’ suoi Annali Estensi, e a me basterà qui il darne un breve compendio . Era tuttora Obizzo al soldo de’ Fiorentini, ma avea nel Frignano lasciati i suoi figli al par di lui valorosi in guerra. Al primo apparire dell’esercito Estense, quasi tutte le Terre, che si erano ribellate, e che in ciò più che l’inclinazion loro avean seguito per timore l’imperioso comando di Obizzo, si rimisero sotto l’ubbidienza del Marchese; e ne abbiamo in pruova parecchie lettere dal Marchese medesimo scritte in quest’anno 1406 e ne’ due seguenti, colle quali riammette que’ Comuni nella sua grazia. Obizzo, che ne ebbe avviso, ricorse alla mediazione de’ Fiorentini per avere dal Marchese una tregua; e l’ottenne ma solo per dieci giorni da cominciare a’ 29 d’Aprile, come si ha dal documento, che se ne conserva nel Segreto Archivio Estense. Frattanto Neri figlio di Obizzo venuto a Ferrara, per trovar tempo e nuovi inganni, finse di volersi soggettare al marchese; ma poi fuggissene, e tornò nel Frignano, ove recossi poi anche Obizzo; ma ciò non ostante ei vide presto quasi tutti i suoi Castelli occupati dalle truppe Estensi, sicché tre soli gliene rimasero, uno de’ quali si esprime negli Annali con una lacuna Montem (che è probabilmente Montobizzo) e Monte boneto (o Bonello) e Moceno, e questi ancora avrebbe perduti, se Carlo da Fogliano, divenuto egli ancora traditor del Marchese, non avesse fatto, che Otto Terzi Signor di Parma li dichiarasse sotto la sua protezione. Perdette anche Obizzo il più forte Castello, che avesse, cioè Rocca Pelago, ed ebbe il dolore di veder in esso fatto prigione e condotto nelle carceri a Modena Antonio suo figlio.

In tale stato rimaser le cose fino al 1408, in cui Obizzo veggendo di non poter resistere alle forze del Marchese, ottenne di venire a Modena e di presentarsegli, ed ivi gli chiese perdono de’ suoi traviamenti. Accolselo benignamente il Marchese, ma insiem gli disse, che non avrebbe avuto il perdono, se prima non gli consegnasse que’ tre Castelli, che ancor riteneva. Fu dunque forza ad Obizzo di arrendersi, e di consegnar que’ Castelli; e allora il Marchese accordogli il perdono a patto però, che abitasse in Ferrara, ove a lui e a Neri di lui figlio assegnò casa e provvigione e vitto, ritenendo presso di sé l’altro figlio Antonio, che fece liberar dalla carcere . Tal fine ebbero i tumulti di Obizzo da Montegarullo, di cui narrasi nella Cronaca Albinelli, che fuggito da Ferrara ritirossi a Lucca, ove poscia morì, e se ne accenna ivi in pruova una lettera di Cortesia da Montegarullo di lui pronipote. In essa ancora si dice, che l’irrequieto Lanzalotto da Montecuccolo erasi egli pure in quest’ultima guerra unito con Obizzo, e che costretto egli pure a sottomettersi al Marchese, passò poscia al soldo de’ Bolognesi, e che l’anno 1408 mentre da Bologna veniva a Semese, nel passare il Panaro vi rimase affogato. Avea egli lasciati due figli in età fanciullesca Antonio e Corsino, i quali avrebber dovuto succedere al padre. Ma Gasparo trasportato dall’ambizione di esser solo padrone di tutti que’ feudi, e non curando le voci dell’umanità e della parentela, e ricordandosi della prigionia, a cui Lanzalotto avealo condennato, recatosi sotto pretesto di condoglianza a Semese, e fatti arrestare i due innocenti figli, comandò, che fosser gettati in una cisterna; e quindi cedendo alcuni de’ feudi al Marchese Niccolò, ottenne di esser confermato nel possesso di tutti gli altri. La sollevazione, di cui si è ragionato, fu l’ultima, che nel Frignano accadesse. Trasportata altrove la famiglia de’ Signori di Montegarullo, della quale non si trova più alcuna menzione, non rimaneva che quella de’ Signori di Montecuccolo, che potesse dar qualche sospetto. Ma anche questa sì potente famiglia cominciò allora a perdere alquanto dell’autorità e del potere, che da tanto tempo teneva in quella Provincia, e ne abbiamo il racconto nella più volte citata Cronaca Albinelli. Il Castel di Brandola, che dal Sercambi si annovera tra quelli di Lanzalotto, era stato da lui tolto per forza a’ due fratelli Niccolò ed Alberguccio, che ne erano i legittimi posseditori, avendolo già ad essi ceduto i Conti di Gomola, nel cui dominio era esso compreso. Dopo la morte di esso accaduta nel 1408 i due fratelli raccolte alcune truppe si mossero ad assediar quel Castello per rendersene nuovamente padroni. Ma mentre essi stanno innanzi alle mura, e alcuni de’ terrazzani usciti dal Castello fingon d’intavolare trattato di resa, Alberto Pio Signor di Carpi, che ne avea avuta, ma inutilmente, l’investitura dal Marchese Niccolò l’anno 1405, e che era allora venuto in soccorso de’ Conti di Gomola alleati con Otto Terzi contra il Marchese Niccolò, accostossi colle sue truppe dietro il Castello, e offerta a’ terrazzani una somma di denaro maggior di quella, che sperar potevano da’ due fratelli, fu in esso introdotto, e ne prese il possesso. Così perdettero i Montecuccoli il Castello di Brandola. Più grave assai fu la perdita che fecero i due fratelli l’anno seguente 1409 del Castello di Montefiorino, il più forte e il più steso di territorio, ch’essi avessero. Alcuni di quegli abitanti all’occasione di un lor parente racchiuso in carcere, il quale per non confessare un grave delitto erasi tagliata la lingua, fatta insieme congiura, e ottenuto appoggio e sostegno, onde sperar lo potevano, la mattina de’ 25 di Novembre del detto anno levati a rumore, mentre cambiavansi le sentinelle alla porta del Castello, costrinsero Catarina Malaspina moglie di Niccolò con due suoi piccioli figli Pietro e Guglielmo quasi ignudi, e con tutta la lor famiglia, a fuggirsene per un terreno tutto coperto di nevi fino a Polinago, lasciando tutti i lor mobili in preda a’ congiurati, che ne occuparono ancora due possessioni. Ricorsero essi al Marchese Niccolò, da cui furono lor date buone speranze di rimetterli ne’ loro diritti, ma convenne poi, che si appagassero di un’annua provvigione di 600 scudi, la quale ancora dopo la morte di Niccolò e d’Alberguccio cessò di pagarsi. I due suddetti figli insofferenti di tante disavventure passarono la lor vita trall’armi al servigio or di uno or di altro Principe; e del Conte Pietro raccontasi nella citata Cronaca, che fatto sugli ultimi giorni Castellano di Montechiarugolo de’ Torelli, e venuto ivi a morte, in quegli estremi momenti andava dolentemente esclamando: Oh Montefiorino!

Così narrasi nella Cronaca Albinelli continuata dal Magnani. Il Gigli nel suo Dizionario Topografico ms. del Frignano racconta a un di presso il fatto medesimo, ma egli l’assegna all’anno 1429. E par veramente, che a quest’anno debba ciò differirsi, perché nell’Archivio del Sig. Marchese Giuseppe Montecuccoli conservasi una sentenza data a’ 12 di Aprile del 1421 da Gherardo Bojardo e da alcuni altri Giudici deputati dal Marchese Niccolò III a decidere alcune controversie, che da Alberguccio si eran mosse contro Niccolò suo fratello, e da Giovanna e da Bandina figlie ed eredi di Lanzalotto contro il medesimo Niccolò a titolo di doti, di gioje ec. e in esse si fa una nuova division de’ Castelli tra’ due fratelli. In essa però veggiamo, che Montefiorino tocca ad Alberguccio, e convien dire perciò, che qualche nuova convenzione seguisse poscia tra essi, per cui Niccolò divenisse Signore di quel Castello. Di Niccolò e d’Alberguccio era parimenti, come si è veduto poc’anzi, il Castello di Miscosio nel Reggiano, e questo ancora fu perduto da’ Montecuccoli l’anno 1432, come ci mostra un decreto di quell’anno del March. Niccolò III, col quale a quel Comune concede esenzioni per 20 anni, perché postposito gubernio & regimine illorum de Montecuculo nostro dominio se summiserunt. Così pure nel 1438 essendo stati accusati Ettore del fu Alberto del fu Alberguccio da Montecuccolo e Giovanni di lui zio figlio dello stesso Alberguccio di un omicidio, il March. Niccolò avea lor confiscati i beni, che aveano in Monte tortore e in Olina, e donatili ad Alberto Costabili. Ma conosciuta poi l’innocenza di Giovanni, l’anno 1443, il March. Leonello rivocò quanto a lui la sentenza, e gli rendette i beni .

Né minori furono le vicende, alle quali fu soggetto il ramo di Gasparo. Avea egli, come si è accennato, tolti di vita i due piccioli figli di Lanzalotto, aveane occupati i Castelli, ed aveane ancora ottenuta l’investitura dal Marchese Niccolò III. E di fatto conservasi nell’Archivio Estense l’investitura dal March. Leonello conceduta a Gasparo a’ 26 di Settembre del 1442, con cui conferma quella già concedutagli dal March. Niccolò a’ 26 di Novembre del 1435, e un altro decreto dello stesso Marchese Leonello del giorno precedente, con cui conferma quello del Marchese Niccolò de’ 15 di Gennajo del 1439; col quale affidato avea a Gasparo il governo de’ Castelli di Cadignano e di Pianorso, ma solo finché ei vivesse. Ma avvenne poscia, che la figlia di una sua sorella maritata in Cervetta Bojardi fu rapita da Marco Pio Signor di Carpi; ed avendo perciò Gasparo avuto ricorso al Marchese suocero di Marco, a parendogli, che questi non fosse disposto ad usare della sua autorità nel punir sì grave delitto, proruppe innanzi a lui in parole minacciose ed altiere, e temendone perciò lo sdegno fuggissene verso Bologna; ma giunto a Crespellano, ove egli avea beni pel valore di sedici mila scudi, assalito da gravi dolori in poche ore finì di vivere. Così narrasi il fatto nella Cronaca Albinelli. Ma alcuni errori son certamente ivi corsi. La morte di Gasparo, come or vedremo, accadde l’anno 1445 a’ tempi del March. Leonello. Or questi non fu certamente suocero di Marco Pio. Questo titolo doveasi al March. Niccolò, una cui figlia era moglie non di Marco, che è un altro error della Cronaca, ma di Galasso Pio, dal quale appunto fu rapita, come altrove si è detto. Nelle Memorie della famiglia Pio essa dicesi figlia di Bartolommeo non di Cervetta, ma forse questo fu un soprannome, con cui egli dal popolo veniva indicato. La sostanza però del fatto può esser vera, benché il Cronista, che vivendo fralle montagne non poteva avere notizie ben accertate di ciò che accadeva al piano, in alcune circostanze abbia preso errore. Ma se il Marchese Leonello ebbe occasione di sdegnarsi contro Gasparo di Montecuccolo, ei mostrò di averlo in non ordinaria stima, allor quando ne seppe la morte. Perciocché nel diploma spedito a’ 13 di settembre del 1445 a Cesare di lui figliuolo per dargli l’investitura de’ feudi, ne fa un magnificio elogio, ch’io recherò qui tradotto nella volgar nostra lingua: E’ venuto a morte ne’ giorni scorsi Gaspare da Montecuccolo uomo chiarissimo per la singolare e costante sua fedeltà verso la nostra Estense famiglia, e d’illustre nascita, il quale per l’attaccamento e l’ossequio verso di noi, e per la rara sua integrità e prudenza, dall’illustre ed eccelso Genitor nostro di felice memoria e da Noi è stato sempre particolarmente amato. Or avendo egli lasciato un sol figlio ed erede per nome Cesare, il quale nato da sì degno e a noi affezionatissimo padre, speriamo, che non sarà mai per degenerarne in alcuna parte, ci siam determinati a concedergli le seguenti grazie, acciocché egli raccolga, e in sé stesso sperimenti il frutto di quell’amore, con cui noi ne rimiravamo il padre. Quindi passa a dargli l’investitura di tutti i feudi paterni, trattine Cadignano e Pianorso, i quali, come si è detto, erano stati personalmente a Gasparo conceduti. E questa investitura gli fu poi rinnovata dal Marchese Borso a’ 31 di Ottobre del 1450 . Questi lo onorò del titol di Conte, come si afferma nella Cronaca Albinelli; e di fatto nell’antica Cronaca Ferrarese, ove si annoverano i Cavalieri, che l’anno 1469 andarono incontro all’Imperador Federigo III quando venne a Ferrara, si nomina tra essi il Conte Cesare da Montecuccolo . Ma egli ancora per liberarsi da un molesto processo cedette i ricchi fondi, che, come si è osservato poc’anzi, avea a Crespellano nel Bolognese.

Le divisioni e le discordie, che rinnovaronsi poscia più altre volte e nel secolo XV e nel seguente in questa nobil famiglia, ne indebolirono il potere, e le fecero anche perdere alcuni altri feudi, come più minutamente vedremo nel Dizionario Topografico. Dopo la metà del XVI secolo era essa divisa in sei rami, come ci mostra un documento dell’anno 1560 dell’Archivio Segreto Estense. Erano essi i Conti Girolamo, Cammillo e Cesare del fu Conte Bersanino (figlio del C. Cesare nominato poc’anzi), i Conti Desiderio, Sigismondo, e Alfonso del fu Conte Alfonso, i Conti Galeotto e Lodovico del fu C. Andrea, i Conti Ercole, Alfonso e Luigi del fu Conte Federigo, il C. Mario del fu Conte Lodovico, e il C. Giannantonio del fu Conte Fioravante. Dopo i primi anni del secolo XV la Provincia del Frignano fu comunemente tranquilla. Alcuni nuovi Statuti si formaron per essa nel 1485, i quali dal Duca Ercole I furon confermati a’ 4 di Gennajo del 1487. Lo stesso Duca con suo Diploma de’ 15 di Gennajo del 1494 che si ha alle stampe confermò il diploma di Carlo IV con cui avea dichiarata la Provincia del Frignano staccata dal distretto di Modena; il che pure fu confermato da Alfonso II l’anno 1565 .

Allor quando Giulio II e poi Leon X occuparono le Città e i territorii di Modena e di Reggio, il Frignano si mantenne sempre fedele a’ suoi antichi Sovrani. La sola Podesteria di Montese, di cui era allor infeudato il C. Cesare da Montecuccolo, sollevossi contro di lui l’anno 1510, e volle vivere libera senza soggettarsi ad alcun altro padrone. Ma tali furono i disordini e le ruberie e gli omicidii, che in tempo di quella anarchia seguirono, che l’anno 1516 a’ 5 di Ottobre uniti insieme in Montese i deputati di quel Castello e degli altri luoghi in quella Podesteria compresi, cioè di Ranocchio, di Salto, di Riva, di Montespecchio e di Monteforte, determinarono di soggettarsi di nuovo al C. Bersanino figlio del C. Cesare, e per lui al Duca Alfonso, e il C. Bersanino dal canto suo perdonò loro la passata sollevazione, e le pene, in cui per essa erano incorsi, come si raccoglie dall’atto per rogito di Alessio Buonvicini comunicatomi dal Sig. Dott. Luigi Parenti Governatore di Montecuccolo da me altre volte lodato.

Nel detto frattempo, in cui Leon X era Signor di Modena, gli riuscì finalmente nel 1521 di far occupare il dominio del Frignano non meno che della Garfagnana. Ma appena morto quel Pontefice il I di Dicembre dell’anno stesso, amendue quelle Provincie si sollevarono, e cacciate le Pontificie milizie, si rimisero nuovamente sotto l’ubbidienza del Duca Alfonso , a’ cui successori hanno poi sempre serbata una costante e inviolabile fedeltà. Solo durarono per qualche tempo i tumulti interni e le ostinate fazioni contro la famiglia da Montecuccolo, cominciati già dal celebre Cato da Castagneto, e continuati poscia da’ parenti e dagli amici di esso. Ma di questi minuti fatti non è di quest’opera il ragionare; e anche que’ torbidi circa il 1535 cessarono interamente.