Monete dei romani pontefici avanti il mille/Nota II

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
Nota II

../Nota I ../Collezioni IncludiIntestazione 31 dicembre 2015 75% Da definire

Nota I Collezioni

[p. 103 modifica]


NOTA II.


Abbiamo veduto che insino dai tempi di papa Stefano III, Sergio arcivescovo di Ravenna pretendeva dominare nell’esarcato. Morto questi nel 770, il suo successore Leone volle rendersene affatto padrone, ma forzato per qualche tempo rimase tranquillo. Volendo corteggiare Carlo Magno che vedeva sì potente, gli mandò un Martino diacono della sua Chiesa1, indi egli stesso andò in persona in Francia a quella corte dove fu assai ben ricevuto, con grave sospetto di papa Adriano che ne conosceva le intenzioni. Infatti dopo il suo ritorno, cominciò di nuovo a condursi come se fosse l’assoluto signore nell’esarcato, a ciò probabilmente anche secondato da qualche ufficiale del re franco, onde il pontefice varie volte dovette indirizzarsi a Carlo, affinchè lo facesse rientrare ne’ suoi doveri.

Come già ho detto, s’ignora come questa rivolta di Leone avesse fine, ma pare che a lungo non andasse non trovandosene più parola nelle lettere di Adriano; però continuò quell’arcivescovo ad essere bene viso dal re, trovando aver esso legato a quella chiesa un quadro d’argento, nel quale era rappresentata Roma.

Durante gli anni nei quali Leone la faceva da padrone in Ravenna, e probabilmente dopo il suo ritorno di Francia, da buon cortigiano volendo fare cosa che potesse essere a quel re grata, deve avervi fatto coniare una moneta d’argento, avente nel campo del diritto il monogramma KAROLVS ed attorno in giro * CARLVS REX FR, e nel campo del rovescio il monogramma RAVEN con attorno * ET LANG AC PAT ROM., cioè Carolus Rex Francorum et Langobardorum ac Patritius Romanorum.

Questo pezzo del peso di grani 24 e di bassa lega, e che conservasi inedito nella collezione di S. M. Sarda, a primo aspetto scorgesi coniato ad [p. 104 modifica]imitazione de’ denari che Carlo Magno faceva lavorare nelle sue zecche d’oltremonti, senza che nulla di comune vi appaia colle monete che sin a questa epoca si erano in Italia battute.

Che questo denaro da Leone e non da altri sia stato fatto coniare, m’inducono a crederlo 1° Perchè Carlo nessun atto di sovranità fece mai nell'esarcato già, dal suo padre donato alla Chiesa romana. 2 Perchè dal 774 alla sua incoronazione in imperatore nessun altro arcivescovo fu in Ravenna di tal nome. 3° Perchè nessun altro dallo stabilimento de’ Franchi in Italia sino all’800 tentò di ribellarsi ai papi nell’esarcato che questi.

Dopo quest’epoca non trovansi più monete battute in tale città sino a quando gli arcivescovi ebbero nel 1160 ottenuto tal privilegio da Federico I imperatore che, abusando della debolezza de’ papi, sopra molte città del loro stato la faceva da sovrano assoluto.

  1. Troya, Codice diplomatico longobardo. Parte V, pag. 693.