Monte Baldo/Dedica

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Dedica

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Monte Baldo Premessa

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ILLUSTRISSIMO

SIGNOR MIO

SIGNORE, ET PADRONE

COLENDISSIMO.

QQUella stessa virtù, che spinge lo Elitropio à secondare col suo moto il giro del Sole, move hora me, Illustrissimo Signore, à dedicare alla Vostra Signoria la presente mia Descrittione Baldense; poiche se quello, non potendo con più vivaci segni palesare l’affettuoso ossequio, pare, che co’l seguirlo ovunque si volga dell’infuso vigore lo ringratij; così quasi sappia quest’Opera, che quanto di buon succo in se rinchiude l’è stato compartito da’ rai benignissimi dell’immensa [p. ii modifica]cortesia di Lei, à quella sen’viene, quasi à determinato oggetto, con quella prontezza, che corpo grave al centro tende, ò sottil vapore alla più lieve sfera s’innalza; et se bene la sua bassezza ne la ritragge, non però tanto la può ritardare freno di dovuta riverenza, quanto la sforza fervente desio di mostrar in parte la divotione dell’Autore verso Signore, et Padrone tale, alle cui lodi inenarrabili sia Encomio prolisso, e veridico, il solo gran nome di Nicolò Contarini, così grande, così nobile, così virtuoso, quale l’Universo lo conosce, e lo ammira. Contarini ceppo da’ cui chiarissimi rami è uscita maggior copia d’Heroi, che numero di frondi da’ superbi tronchi dell’antica Hercinia. Quel Contarini, cui difficilmente si scorge, se più ò Fortuna con l’immense ricchezze habbi favoreggiato, ò Virtù con l’incomparabili doti dell’animo fatto riguardevole, così sono e l’un’, e l’altra à gara concorse alle di Lui grandezze. Quegli per li cui nobilissimi giardini riserbò il Tempo (scopritor delle cose) sino à dì nostri molte piante rarissime, et peregrine, quasi sdegnando, che Fenici tra l’herbe, sotto quello nostro Emispero stessero altrove, che in luogo sì degno [p. iii modifica]imprigionate. Quegli finalmente del cui potente, et humanissimo patrocinio così vado altero, quanto se à tempi del celebrato Mecenate fossi stato da quello sommamente gradito; Resti pregata in tanto V. S. Illustriss. à conservarmi in quel grado de’ suoi più humili servidori, in cui s’è degnata sin’hora havermi scritto, mentr’io con ogni caldezza le supplico dal Cielo i colmi della felicità. Da Verona li x. dì Marzo 1616.


Di V. S. Illustrissima.



Humiliss. et. devotiss. servidore



Giovanni Pona.

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Di Francesco Pona.

ALL'ILLUSTRISSIMO

SIGNOR

NICOLÒ CONTARINI.


TTRà le porpore Saggie, e i Regij manti,
Signor, grande nasceste; e'l più giocondo
Angolo de l'Italia, anzi del Mondo,
Fè il Ciel degno teatro, a' Vostri vanti.
Gli Avi pur grandi haveste, havete quanti
Tesor chiude la Terra, e'l Mar profondo;
Nobiltà antica; il dir dolce, e facondo,
E in Cesarie di volto, humil sembianti.
Forse perciò vi lodo? ah non ammiro
Quel, ch'è dono del Caso; il bel de l'Alma
A lodar solo in questi carmi aspiro.
Del domar le passion, Vostr'è la Palma_;
Dunque a farvi ammirabile s'uniro
Virtù, e Fortuna, e d'Animo, e di Salma_.