Nigrizia/3

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Fermezza ed equilibrio

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Autori vari - Nigrizia (2011/2012)
Fermezza ed equilibrio
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Da Nigrizia di maggio 2011: la chiesa in Senegal


Sotto la guida dell’arcivescovo di Dakar, la chiesa cattolica, pur minoritaria, non risparmia critiche al potere, dialoga con l’islam, lavora per la pace in Casamance. Ed è attenta ai bisogni di rifugiati e migranti.

Nel suo messaggio di Natale 2010, il card. Théodore- Adrien Sarr, arcivescovo di Dakar, aveva indirizzato al Senegal e all'Africa intera un appello al Rinascimento, perché il continente prendesse in mano il proprio destino. Rivolgendosi, poi, al presidente Abdoulaye Wade, lo aveva invitato a creare le condizioni per una pace duratura in Casamance, la regione meridionale del paese, dove la lotta indipendentista continua a far scorrere sangue, nonostante le tregue. Chiare le sue parole per tutte le parti in conflitto: «Devono imporsi il dialogo come via ideale alla pace, attraverso il perdono e la riconciliazione».


Nel volgere di poche settimane, quel messaggio è risultato profetico. Durante l'omelia di apertura del Forum sociale mondiale di Dakar, dal 6 all'11 febbraio scorso, è toccato ancora al cardinale plaudire alle rivolte popolari tunisine ed egiziane, «scoppiate contro regimi che confiscano il potere per fini personali».


Alla fine di gennaio, la disponibilità più volte manifestata da mons. Sarr di fare da mediatore nella crisi della Casamance è stata accettata dal Movimento delle forze democratiche di Casamance (Mfdc), l'organizzazione che dal 1982 rivendica l'indipendenza della regione. Il fatto è accaduto dopo la ripresa delle attività dei separatisti che avevano causato la morte di alcuni soldati. I primi incontri del cardinale con l'Mfdc, a Ziguinchor, capoluogo della regione, e con esponenti locali sono avvenuti alla fine di febbraio. Preciso l'obiettivo: rilanciare il processo di pace e il dialogo tra il movimento e il governo. Purtroppo, subito dopo, sono ripresi gli scontri, con vittime da entrambe le parti. L'esercito, che ha subito forti perdite negli scorsi tre mesi, è determinato a mettere fine alla ribellione. Mons. Sarr, tuttavia, rimane una delle poche persone che gode della fiducia degli indipendentisti. Se il percorso di pace potrà riprendere, sarà anche grazie al suo impegno.


Attriti con Wade

La chiesa cattolica in Senegal vive in una situazione fortemente minoritaria. Su 13 milioni di abitanti, i cattolici sono 750mila (5,7%). In un mondo quasi esclusivamente musulmano (92%), questo si traduce in mancanza di influenza, che, comunque, non è cercata.


La prima sfida della comunità cattolica è di mantenere chiara la propria identità di fronte alle molte sollecitazioni che provengono dalla cultura della globalizzazione. Oggi, ad esempio, i coniugi si scelgono più liberamente e i matrimoni non sono più combinati, come in passato. Ma non per questo i divorzi diminuiscono. Spinoso è anche il problema dei matrimoni tra cristiani e musulmani. Soprattutto perché in Senegal è molto praticata la poligamia. Quando i futuri sposi si presentano all'ufficio civile, devono scegliere tra monogamia e poligamia, e la scelta non può poi essere cambiata. La donna cristiana è invitata a optare per la monogamia, pena il trovarsi "esclusa" dalla chiesa. Possono essere concesse speciali dispense, ma la pratica è decisamente scoraggiata.


I rapporti con l'islam sono buoni. La chiesa si è fatta promotrice di un dialogo interreligioso costruttivo, anche se non privo di difficoltà. L'islam senegalese è tradizionalmente fondato sulle confraternite e caratterizzato dalle relazioni che i fedeli hanno con questo o quel marabutto. Due le maggiori confraternite: la tidjaniyah, sunnita, fondata da Sidi Ahmed Al-Tidjani (48% della popolazione); la muridiya (30%), sufita, fondata nel 1886 dal marabutto Cheickh Ahmadou Bamba, che ha come fine il perfezionamento spirituale e la santificazione attraverso il lavoro manuale, e gestisce a Touba la più grande moschea del Senegal.


La presenza di queste due grandi confraternite favorisce la laicità dello stato. Di fatto, non destò stupore che il primo presidente del paese, Léopold Sédar Senghor, fosse un cattolico. Musulmano, invece, fu il suo successore, Abdou Diouf, sempre rispettoso dei rapporti con le chiese cristiane. Abdoulaye Wade, invece, molto legato alla muridiya, mostra un particolare attivismo religioso, tanto da guadagnarsi l'accusa di voler attentare alla laicità dello stato.


Non sono mancati attriti tra la chiesa e Wade. Il fatto più clamoroso si è registrato durante la costruzione del mastodontico monumento al Rinascimento africano, voluto dal presidente Wade per celebrare il 50° anniversario dell'indipendenza del Senegal e inaugurato il 3 aprile 2010 alla presenza di 19 capi di stato: una statua in bronzo di 52 metri di altezza, costata oltre 20 milioni di euro. Molte le critiche, soprattutto perché il monumento è parso un mostro economico e uno scandalo finanziario nel contesto di una tremenda crisi economica nazionale. A innervosire particolarmente Wade, tuttavia, sono stati gli attacchi mossigli da alcuni leader musulmani, che hanno criticato l'opera perché vi è rappresentata una donna seminuda: «il tutto puzza di paganesimo». Sorprendente la reazione di Wade: «Nelle chiese succede di peggio: i cristiani pregano Gesù, un uomo che non è certo Dio». Immediata la reazione del cardinale, forte anche della solidarietà di numerosi musulmani. Una folla si è prontamente radunata davanti alla cattedrale per inscenare una pubblica protesta. Poi ha marciato verso il non lontano palazzo presidenziale, ma è stata dispersa dalla polizia con i lacrimogeni fin dentro la chiesa.


Primato formativo

La chiesa cattolica gode di una certa autorevolezza soprattutto nel campo culturale- formativo. Le sue scuole sono apprezzate, non solo perché da esse sono usciti molti leader, ma anche perché vantano il miglior tasso di riuscita agli esami. Di qui la convinzione generale che le scuole cattoliche siano migliori delle altre.


Nel campo dello sviluppo economico e sociale la Caritas svolge un ruolo essenziale, sebbene le sue risorse soffrano del fatto di provenire per il 95% da fonti estere. Apprezzate sono le attività delle comunità cattoliche: risanamento delle acque, iniziative sanitarie di base, centri di formazione, mense scolastiche...


Costante è l'impegno profuso nell'aiuto offerto ai rifugiati dalle nazioni vicine in guerra, in particolare dalla Costa d'Avorio, dove è un corso una grave crisi. Ma sono molti anche i senegalesi, soprattutto giovani, che partono in cerca di una vita migliore in Europa. Pertanto, quello delle migrazioni è uno dei temi più sensibili. La chiesa ha più volte denunciato la moderna tratta delle persone e puntato il dito accusatore contro l'Europa.


Il 10 ottobre 2009, durante il 2° Sinodo africano, fu proprio il card. Sarr ad analizzare in profondità il fenomeno migratorio. Il suo intervento in aula fu ripreso dalla stampa internazionale. «Uno dei tristi fenomeni che alimenta l'immagine negativa dell'Africa attraverso i media è la migrazione clandestina di migliaia di africani verso l'Europa Occidentale, in particolare la perdita di vite umane che si verifica periodicamente tra le sabbie del Sahara, nelle acque dell'Oceano Atlantico e del Mediterraneo. Vorrei sottolineare il carattere rivelatore del fenomeno della migrazione clandestina. L'avventura così rischiosa dei migranti è un vero e proprio grido di disperazione, che grida al mondo la gravità delle loro frustrazioni e il loro desiderio ardente di maggiore benessere (...). Lasciamoci interpellare da questi drammi fino a ricercarne le cause. (...) Sappiamo bene che non sono le barriere della polizia, per quanto invalicabili possano essere, ad arrestare la migrazione clandestina, bensì la riduzione effettiva della povertà attraverso la promozione di uno sviluppo economico e sociale che si estenda alle masse popolari dei nostri paesi. (...) Mi appello a tutte le forze esterne che hanno gravato - e tuttora gravano - negativamente sul destino dell'Africa nera: coloro che prendono le decisioni riconoscano sinceramente i mali causati all'Africa e s'impegnino a operare per il suo sviluppo autentico, per riparare e per farle giustizia. Ecco un modo per contribuire alla lotta contro la migrazione clandestina e la fuga di cervelli».