Notizie della vita e degli scritti di Luigi Pezzoli/I. Introduzione

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II. Studii dei primi anni
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I. INTRODUZIONE.



I particolari legami d’amicizia, di stima, e dirò pure di gratitudine, che mi tennero congiunto a Luigi Pezzoli tanto ch’ei visse, e mi rendono cara e desiderata la sua memoria ora ch’egli è cessato, quando sono troppo giusta cagione al mio privato dolore, non basterebbero a dimostrare conveniente quel pubblico tributo di lode, che in questo luogo, nella presenza vostra, mi sono avvisato di consacrargli. Importava bensì ch’io protestassi fin da principio questi obblighi e queste affezioni mie proprie, affinchè se il discorso che io sono qua venuto a tenervi vi sembrasse sotto certi rispetti diverso da quello costumasi in simili casi, possiate intendere facilmente la cagione di tale diversità. Non saprete, credo, dolervi se l’amicizia, che nacque e si maturò fra gli studii comuni, vorrà, degli studii appunto parlando, imprimere il suo suggello alle mie parole, ivi permettendo maggior [p. 166 modifica]diffusione ove altri forse avrebbe stimata conveniente la brevità, e così del contrario. Per questo stesso motivo, oltre che ai manuscritti e alle stampe, avrò ricorso alla memoria, calda ancora e improntata de’ recenti vestigii in essa lasciati dall’uomo che imprendo a descrivere, studiandomi in tal maniera di ricomporre in un tutto le sparse reliquie da me potute raccogliere in oltre a sedici anni di molto intima consuetudine. Di che apparecchiatevi ad udire le intenzioni compagne al Pezzoli ne’ suoi lavori, e fra questi, oltre i pubblicati e gl’inediti, ricordati altri ancora i quali soltanto ideò, o compiuti non rese, o, compiuti che gli ebbe, volontario distrusse; e parlarvi delle più notabili mutazioni accadute nella maniera sua di sentire e di giudicare, secondo la presa che fecero maggiore o minore nella sua anima gli avvenimenti de’ quali fu testimonio, e gli uomini co’ quali visse. Richiamerò a questo fine alla mente i colloquii non infrequenti con esso avuti, rifarò colla immaginazione i passeggi ne’ quali io l’ebbi a compagno, rientrerò con mestissimo desiderio le stanze da esso abitate a diverse stagioni, e nelle quali ero solito di visitarlo, rimanendomi colla penna sospesa ad interrogar lui medesimo, quasi fosse presente e potesse rispondermi. Amaro e dolce uffizio ad un tempo! pel quale mi conviene affacciarmi a molte illusioni dell’età giovanile, e molte risuscitare di quelle speranze che il tempo ha sbandite per sempre dalla mia [p. 167 modifica]anima, operando il contrario di quello comandava a sè stesso nel suo dolore il disingannato Catullo:

Et quod vides perisse perditum ducas.


So bene che a rendere considerabili queste minute notizie, a rendere importante negli occhi dell’universale la storia delle varie fasi sotto le quali si mostrò più o meno splendente un ingegno, è mestieri di una gran fama; ma so ancora che v’è una parte di storia intellettuale di cui vanamente si cercherebbero vestigii nei farraginosi repertorii letterarii, onde inorgoglisce la nazione, e bene spesso impara a poltrire; e siffatta parte di storia poter tornare non meno utile di quei repertorii, chi volesse scriverla con ingenuità e con fervore non ineguali al soggetto.

Ove poi fosse taluno cui sembrasse sì scarso il merito del Pezzoli, e l’ingegno suo così tenue da non meritare nè manco un tale esame, non saprei come meglio rispondere, che con rivolgermi a quella patria, cui mi reco ad onore di aver avuto comune col caro defunto, e rallegrarmi con essa del tanto tesoro di lettere e della tanta copia di letterati, onde venne privilegiata, per modo che il passare di un uomo qual fu il Pezzoli potesse essere con poco o nessuno scapito della sua gloria, e non più che come lo spegnersi di poca favilla ove riluce gran fiamma.