Nuova, e vera relazione del terribile, e spaventoso terremoto successo nella città della Matrice/Aggiunta

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Relazione

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AGGIVNTA


Alla Compaſsioneuole


RELATIONE DEL TERREMOTO


Successo nella Città della Matrice, e ſuo Stato,

& anco ne’ luoghi circonuicini.


Con la narratione di tutto l'auuenuto auanti, e dopo li 17.

del corrente Meſe d'Ottobre MDCXXXIX.

fino al giorno preſente.


Con patimento di Accumulo, Monte Reale, Poggio Cancello, & ancora con ſpauento nuouamente di Recanati, e Rieti nel detto tempo,


Et il danno ſeguito, e la perdita di quantità di persone,

diligentemente narrata da Carlo Tiberij Romano.



ÈDi grandiſsimo tormento à i peccatori la puntura del rimorſo di conſcienza, la ſola immaginatione l'affligge. Anco la naturale conſcienza rimorse communemente tutte le beſtie, quali (benche irragionevoli) non perciò pare che perdino in vna certa maniera la cognitione de' mali da loro commeſsi, ſecondo (però) i termini della loro capacità. Non può contradirſi eſſer ſoauiſsimo ripoſo la quiete della conſcienza. I caſtighi dal Cielo tardati maggiormente ſi aggrauano. Non è miniſtro IDDIO, mà [p. 10 modifica]ben vẽdicatore delle vanità, e cupidigie humane. Miſero chi ſi fonda ſoura le terrene grandezze. Ogni principio aſpira al ſuo fine. Le coſe eterne non ammettono numero, nè tempo. I mondani poſſeſsi, ſono ſecondo la noſtra immaginatione. Quando pare il Cielo aſſai minaccioſo, all’hora con maggior contentezza dimoſtra il ſuo ſereno. Le tribolationi ſono mandate da IDDIO per generale auuertimento, e per far conoſcere la ſua eſſenza, e potere.

Promiſi darui più certa nuoua, ve la porto: & in vero lagrimoſo ſtendo narratione memorabile, & efficace à muouere l’inſenſibili alla riuerenza Diuina, quando in eſſi punto di ſenſibilità ſi reſtringeſſe.

Vna Chieſa nella Matrice dedicata al Sãtiſſimo Sacramento è totalmente rouinata, eſſendo reſtato il Sacramẽto illeſo trà le rouine, per dimoſtrare la ſuprema onnipotenza à gl’increduli, & oſtinati, & anco per ſpauento à i diſprezzatori delli Diuini precetti.

Le Fontane, che continuamente ſcorreuano riui d’acqua limpidiſsima, hora alcune ſono reſtate ſecche, & altre gettano acqua torbidiſsima, e nera.

Reca grandiſsimo ſtupore, e tema inſieme il Tronte, fiumara groſsiſsima, quale ſono molti giorni, che ſi moſtra ſpauentoſo, e quaſi vn nuouo Mare romoreggia, ondeggia, e freme in modo, che [p. 11 modifica]ſembra vlulati, e ſtrida infernali eſſendo l’acqua così nera, e puzzolente, che atterriſce l’vdito, e ſcaccia l’odorato, non che il guardo.

La maggior parte di quelli, quali ſono reſtati ſalui, ſono andati à ricouerarſi in Aſcoli, in altri luoghi, & anch’ in Roma ve ne ſon venuti.

A di 17. del preſente meſe d’Ottobre, facendoſi la Proceſsione del Santiſsimo Sacramento per la quaſi disfatta Matrice, con ſeguito di moltitudine di perſone, quali dauano grandiſsimi ſegni di cõpuntione con diſciplinarſi à ſangue, e moſtrãdo veri inditij di pentimento, fè ſentirſi il Terremoto, quale accennò rouina, mà però non danneggiò mentre paſſaua il Sacramento, ſe non che paſſata la Proceſsione caderno molte Caſe, e Palazzi, ſenza morte di alcuno, eſſendo le habitationi già ſtate abbandonate per la paura. Il Terremoto à fatto eſterminò, ſubiſsò, e disfece Caſe, e Palazzi, onde à pena vi ſi ſcorgono le veſtigia della Matrice non tanto, quanto di altri già narrati luoghi.

Alcuni Signori della Matrice offeriſcono à quei tali, che vogliono arriſchiarſi di entrare trà le rouinate Caſe, e habitationi, & adoprarſi à ricuperare le maſſaritie, e denari iui ſepolti, la metà di tutto quello, che cauaranno fuori.

L’Eccellentiſs. Sig. Principe và religioſamente confortando le genti, eſortandole alle deuotioni, moſtrando gran pietà, e compaſsione, hauendoſi fatta alzare vn’habitatione di tauole in Campagna [p. 12 modifica]portando di perſona il vitto à quell’infelici, quali timoroſi anco viuono vilipendẽdo la vita, durando à ſentirſi il Terremoto con general terrore.

La perdita ſi accerta per vn miglion d’oro in circa, e ſi può credere eſſere il danno maggiore di quello ch’io riferiſco, ſtante ne fanno teſtimonianza molti di quei paeſi, che in Roma ſi ritrouano di freſco giũti. I morti ſi tiene ſiano da 500. in circa.

Le Meretrici diceſi, che moſtrandoſi grandemente compunte ſi batteuano fortemẽte con funi, e punte di ferro, gettandoſi a’ piè d'ogn’vno, acciò le affliggeſſero, e le calpeſtaſſero, giudicandoſi eſſer ſtate loro motrici dell’Ira di DIO.

In Recanati hà dato il Terremoto qualche faſtidio nel ſopranarrato tempo, ſenza dãno alcuno.

In Rieti hà portato qualche ſpauẽto: onde quel Popolo (temendo l’Ira diuina) hà mandato in Roma dodici Zitelle ſcalze, per impetrar miſericordia da S.D.M. e pregarlo à placarſi contro i peccatori.

Per tanto ſi compiaccia S.D.M. di liberarci da ſimili accidenti, non mancãdoſì però dalla noſtra parte di moſtrargliſi grati, e ricordarci di riuerirlo come noſtro benefattore, eſſendo che quãdo meno ci penſiamo all’hora ci giunge il rigoroſo, ſeuero caſtigo della ſua potente mano, non trouãdoſi riparo alle ſue punitioni, poiche ſe non ſon meritate non vengono. E queſto è quanto, per certezza hò potuto riferirui, e finiſco.



In Roma, Per Domenico Marciani 1639. Con licenza de' Sup.

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AGGIUNTA


Alla Compassionevole


RELAZIONE DEL TERREMOTO


Successo nella Città della Matrice, e suo Stato,

et anco ne’ luoghi circonvicini.


Con la narratione di tutto l'avvenuto avanti, e dopo li 17.

del corrente Mese d'Ottobre MDCXXXIX.

fino al giorno presente.


Con patimento di Accumulo, Monte Reale, Poggio Cancello, et ancora con spavento nuovamente di Recanati, e Rieti nel detto tempo,


Et il danno seguito, e la perdita di quantità di persone,

diligentemente narrata da Carlo Tiberij Romano.



ÈDi grandissimo tormento a i peccatori la puntura del rimorso di conscienza, la sola immaginatione l'affligge. Anco la naturale conscienza rimorse communemente tutte le bestie, quali (benche irragionevoli) non perciò pare che perdino in una certa maniera la cognitione de' mali da loro commessi, secondo (però) i termini della loro capacità. Non può contradirsi esser soavissimo riposo la quiete della conscienza. I castighi dal Cielo tardati maggiormente si aggravano. Non è ministro IDDIO, mà [p. 10 modifica]ben vendicatore delle vanità, e cupidigie humane. Misero chi si fonda sovra le terrene grandezze. Ogni principio aspira al suo fine. Le cose eterne non ammettono numero, nè tempo. I mondani possessi, sono secondo la nostra immaginatione. Quando pare il Cielo assai minaccioso, all’hora con maggior contentezza dimostra il suo sereno. Le tribolationi sono mandate da IDDIO per generale avvertimento, e per far conoscere la sua essenza, e potere.

Promisi darvi più certa nuova, ve la porto: et in vero lagrimoso stendo narratione memorabile, et efficace a muovere l’insensibili alla riverenza Divina, quando in essi punto di sensibilità si restringesse.

Una Chiesa nella Matrice dedicata al Santissimo Sacramento è totalmente rovinata, essendo restato il Sacramento illeso tra le rovine, per dimostrare la suprema onnipotenza a gl’ increduli, et ostinati, et anco per spavento a i disprezzatori delli Divini precetti.

Le Fontane, che continuamente scorrevano rivi d’acqua limpidissima, ora alcune sono restate secche, et altre gettano acqua torbidissima, e nera.

Reca grandissimo stupore, e tema insieme il Tronte, fiumara grossissima, quale sono molti giorni, che si mostra spaventoso, e quasi un nuovo Mare romoreggia, ondeggia, e freme in modo, che [p. 11 modifica]sembra ululati, e strida infernali essendo l’acqua così nera, e puzzolente, che atterrisce l’udito, e scaccia l’odorato, non che il guardo.

La maggior parte di quelli, quali sono restati salvi, sono andati a ricoverarsi in Ascoli, in altri luoghi, et anch’in Roma ve ne son venuti.

A di 17. del presente mese d’Ottobre, facendosi la Processione del Santissimo Sacramento per la quasi disfatta Matrice, con seguito di moltitudine di persone, quali davano grandissimi segni di conpuntione con disciplinarsi a sangue, e mostrando veri inditij di pentimento, fè sentirsi il Terremoto, quale accennò rovina, mà però non danneggiò mentre passava il Sacramento, se non che passata la Processione caderno molte Case, e Palazzi, senza morte di alcuno, essendo le habitationi già state abbandonate per la paura. Il Terremoto a fatto esterminò, subissò, e disfece Case, e Palazzi, onde a pena vi si scorgono le vestigia della Matrice non tanto, quanto di altri già narrati luoghi.

Alcuni Signori della Matrice offeriscono a quei tali, che vogliono arrischiarsi di entrare tra le rovinate Case, e habitationi, e adoprarsi a ricuperare le massaritie, e denari ivi sepolti, la metà di tutto quello, che cavaranno fuori.

L’Eccellentiss. Sig. Principe va religiosamente confortando le genti, esortandole alle devotioni, mostrando gran pietà, e compassione, havendosi fatta alzare un’habitatione di tavole in Campagna [p. 12 modifica]portando di persona il vitto a quell’infelici, quali timorosi anco vivono vilipendendo la vita, durando a sentirsi il Terremoto con general terrore.

La perdita si accerta per un miglion d’oro in circa, e si può credere essere il danno maggiore di quello ch’io riferisco, stante ne fanno testimonianza molti di quei paesi, che in Roma si ritrovano di fresco giunti. I morti si tiene siano da 500. in circa.

Le Meretrici dicesi, che mostrandosi grandemente compunte si battevano fortemente con funi, e punte di ferro, gettandosi a’ piè d'ogn’uno, acciò le affliggessero, e le calpestassero, giudicandosi esser state loro motrici dell’Ira di DIO.

In Recanati hà dato il Terremoto qualche fastidio nel sopranarrato tempo, senza danno alcuno.

In Rieti hà portato qualche spavento: onde quel Popolo (temendo l’Ira divina) hà mandato in Roma dodici Zitelle scalze, per impetrar misericordia da S.D.M. e pregarlo a placarsi contro i peccatori.

Per tanto si compiaccia S.D.M. di liberarci da simili accidenti, non mancandosi però dalla nostra parte di mostrarglisi grati, e ricordarci di riverirlo come nostro benefattore, essendo che quando meno ci pensiamo all’hora ci giunge il rigoroso, severo castigo della sua potente mano, non trovandosi riparo alle sue punitioni, poiche se non son meritate non vengono. E questo è quanto, per certezza hò potuto riferirvi, e finisco.



In Roma, Per Domenico Marciani 1639. Con licenza de' Sup.