Occhi e nasi/Gli ultimi fiorentini/Trattorie e Osterie notturne

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Trattorie e Osterie notturne

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Trattorie e Osterie notturne
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Trattorie e Osterie notturne.


In quei tempi Firenze aveva molte Trattorie, nelle quali si spendeva pochissimo, è vero, ma disgraziatamente, a detta di tutti, vi si mangiava bene. Questo scandalo non poteva durare a lungo sotto un governo sinceramente costituzionale. Difatti, coll’arrivo della Capitale provvisoria, lo scandalo fu subito levato di mezzo, e dopo non s’è rinnovato più.

Quelle Trattorie stavano aperte soltanto il giorno; perchè di notte, per una vecchia consuetudine, era proibito severamente ai fiorentini di avere appetito.

I pochi vagabondi, che uscendo a notte molto inoltrata o dal teatro o da qualche casa, si permettevano, in onta ai regolamenti municipali, di sentirsi una certa languidezza di stomaco e di sbadigliare per fame, non avevano da scegliere, a quell’ora tarda, che tre sole osterie quasi clandestine, i cui padroni, venivano comunemente designati coi vezzeggiativi di Gigi Porco, di Beppe Sudicio e di Cencio Porcheria.

S’intende bene che questi nomignoli carezzevoli non erano altro che un segno di simpatia e di confidenza reciproca, e che non includevano per nulla (come direbbero alla Camera) un voto di biasimo alle mani non sempre nitide degli osti notturni. Le mani pulite, negli osti, sono state sempre una cosa di lusso: e i fiorentini, da [p. 222 modifica]uomini di spirito, sapevano benissimo che quando l’appetito dice davvero, tutte le mani sono sorelle fra loro.