Orgoglio e pregiudizio (1945)/Capitolo diciannovesimo

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Capitolo diciannovesimo

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Jane Austen - Orgoglio e pregiudizio (1813)
Traduzione dall'inglese di Itala Castellini, Natalia Rosi (1945)
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Il giorno seguente portò un nuovo avvenimento a Longbourn. Mr. Collins fece la sua domanda in piena regola. Deciso a non perdere altro tempo, dato che il suo permesso durava soltanto fino al sabato successivo, e senza che alcun dubbio premonitore gli facesse temere quel momento, si accinse al compito come se si trattasse di un affare qualunque, usando solo quelle forme che credeva fossero di prammatica. Trovando Mrs. Bennet, Elizabeth e una delle figlie minori riunite poco dopo colazione, si rivolse alla madre in questi termini: «Posso contare, signora, sulla vostra approvazione, se nel corso della mattina avrò l’onore di chiedere un colloquio privato alla vostra leggiadra Elizabeth?».

Prima che Elizabeth potesse far altro che arrossire per la sorpresa, Mrs. Bennet rispose precipitosamente: «Oh, figuratevi! Ma sì, certo. Sono sicura che Lizzy sarà felice. Sono certa che non avrà nulla in contrario. Vieni, Kitty, ho bisogno di te, di sopra». E, raccogliendo il loro lavoro, già si affrettavano a uscire tutte e due, quando Elizabeth esclamò:

«Cara mamma, non ve ne andate. Vi prego di non andarvene. Mr. Collins deve scusarmi. Non può aver nulla da dirmi che tutti non possano ascoltare. Me ne andrò io».

«Non dire sciocchezze, Lizzy, desidero che tu rimanga». E poiché Elizabeth, seccata e imbarazzata, sembrava proprio sul punto di scappare, aggiunse: «Lizzy, insisto perché tu rimanga e ascolti Mr. Collins».

Elizabeth non volle opporsi a quest’ordine e riflettendo che, dopo tutto, sarebbe stato meglio esaurire l’argomento al più presto e il più tranquillamente possibile, sedette di nuovo e cercò di nascondere, seguitando a lavorare, i suoi sentimenti, che oscillavano tra l’ansia e lo spasso. Mrs. Bennet e Kitty uscirono, e, appena rimasti soli, Mr. Collins cominciò:

«Credete, cara Miss Elizabeth, che la vostra modestia, anziché nuocervi, accresce piuttosto le vostre altre perfezioni. Mi sareste piaciuta meno senza questa vostra riluttanza, ma permettetemi di accertarvi che mi sono assicurato l’autorizzazione della vostra rispettabile madre, prima di farvi la mia domanda. Anche se la vostra naturale delicatezza vi porta a fingere di non sapere, non potete certo ignorare lo scopo del mio discorso; le mie attenzioni sono state troppo palesi per passare inosservate. Quasi appena entrato nella vostra casa, vi ho prescelto come la futura compagna della mia vita. Ma, prima di lasciarmi trasportare dai sentimenti, sarebbe forse preferibile che io esponessi le ragioni che ho per sposarmi, e, per di più, di venire, come ho fatto, nell’Hertfordshire allo scopo di scegliermi una moglie».

L’idea che il solenne Mr. Collins potesse essere trasportato dai suoi sentimenti, fece quasi scoppiare a ridere Elizabeth, che non poté così approfittare di questa pausa per fermarlo; e quello proseguì:

«Le ragioni che ho per sposarmi sono: prima, che credo esser giusto per ogni ministro della Chiesa che si trovi in una buona posizione, come è il mio caso, di dare l’esempio alla parrocchia sposandosi; seconda, sono convinto che il matrimonio accrescerà notevolmente la mia felicità; terza, e avrei dovuto dire questa ragione per prima, che il matrimonio mi venne consigliato in modo particolare e raccomandato espressamente dalla nobilissima signora che ho l’onore di avere come protettrice. Già due volte, senza che neppure glielo avessi chiesto, essa ebbe la condiscendenza di dirmi la sua opinione a questo proposito: e fu proprio sabato sera, prima che io lasciassi Hunsford, mentre facevamo la partita a quadriglia e Mrs. Jenkinson metteva a posto lo sgabello di Miss de Bourgh, che mi disse: “Mr. Collins, dovete sposarvi. Un pastore come voi deve sposarsi. Scegliete con cura, scegliete una gentildonna per riguardo a me, e per voi guardate che sia attiva, capace, non allevata con idee grandiose, ma che sappia far figura con un reddito modesto. Questo è il mio consiglio. Trovate una donna simile, appena potete conducetela a Hunsford e verrò a farle visita”. Permettetemi a questo proposito di osservare, cara cugina, che non considero la benevolenza di Lady Catherine de Bourgh come uno dei minori vantaggi che sono in grado di offrirvi. Troverete i suoi modi superiori a tutto quello che io potrei dirvi di lei, e credo che apprezzerà molto il vostro spirito e la vostra vivacità; soprattutto se temperati dal silenzio e dal rispetto che il suo rango necessariamente impone. Questo per quanto riguarda le mie idee in genere a favore del matrimonio; mi rimane da spiegare perché mi sono rivolto a Longbourn piuttosto che cercare nei miei dintorni, dove non mancano, vi assicuro, signorine amabilissime. Ma il fatto è che, dovendo ereditare questa proprietà alla morte di vostro padre (possa egli tuttavia vivere ancora cent’anni!), non potevo decidermi a scegliere una moglie se non tra le sue figlie, onde la perdita che esse verranno a subire sia ridotta al minimo, quando il triste evento avrà luogo, cosa che, come ho già detto, speriamo non si avveri per molti anni ancora. Questo è stato il motivo, graziosa cugina, e mi lusingo che non mi abbasserà nella vostra stima. E ora non mi rimane altro che assicurarvi, con le più fervide espressioni, della violenza del mio affetto. Sono assolutamente indifferente alla ricchezza, e a tale proposito non rivolgerò a vostro padre nessuna richiesta, sapendo perfettamente che sarebbe inutile, e che quelle 1000 sterline al quattro per cento che avrete alla morte di vostra madre, sono il massimo che potete aspettarvi. Su questo punto perciò non farò mai parola e potete essere certa che, quando saremo sposati, non udrete mai da me rimproveri ingenerosi».

A questo punto era assolutamente necessario interromperlo.

«Come correte, signore!», esclamò Elizabeth. «Dimenticate che non vi ho dato la mia risposta. Permettete che lo faccia senza indugio. Accogliete i miei ringraziamenti per l’onore che mi fate. Vi sono assai grata, ma non posso fare altro che rifiutare la vostra proposta».

«Non è da ora soltanto», riprese Mr. Collins, quasi scartando col gesto questa eventualità, «che conosco l’abitudine delle signorine di respingere la prima volta l’uomo che intendono accettare; e può anche accadere che il rifiuto sia ripetuto una seconda e una terza volta. Non sono quindi affatto scoraggiato dalle vostre parole e spero di condurvi all’altare quanto prima».

«In fede mia, signore», esclamò Elizabeth, «la vostra speranza è ben strana dopo la mia dichiarazione. Vi assicuro che non sono affatto di quelle signorine, se ve ne sono di tal genere, che hanno il coraggio di arrischiare la loro felicità nella speranza di essere chieste una seconda volta. Il mio rifiuto è assolutamente serio. Non potreste farmi felice e sono convinta di esser l’ultima donna che riuscirebbe a rendere felice voi. Sono persuasa che se la vostra amica, Lady Catherine de Bourgh, mi conoscesse, mi giudicherebbe anche lei completamente inadatta alla situazione».

«Se fossi sicuro che Lady Catherine pensasse così...», disse Mr. Collins con estrema gravità. «Ma non so immaginare che Sua Signoria possa disapprovarvi. E potete essere certa che, quando avrò l’onore di vederla ancora, parlerò nei termini più entusiasti della vostra modestia, della vostra economia e delle vostre amabili qualità».

«No, davvero, Mr. Collins. Non sarà proprio necessario fare le mie lodi. Permettete che mi giudichi da me, e vogliate farmi la cortesia di credere a quello che dico. Vi auguro di essere molto felice e molto ricco, e, rifiutando la vostra mano, faccio tutto quanto è in mio potere per impedirvi di diventare proprio il contrario. Facendomi questa offerta, avete appagato la vostra delicatezza nei riguardi della mia famiglia, e potrete a suo tempo entrare in possesso di Longbourn senza aver nulla da rimproverarvi. Perciò l’argomento può essere considerato definitivamente chiuso». Così dicendo, si alzò per lasciare la camera, quando Mr. Collins le rivolse ancora la parola:

«Quando avrò l’onore di intrattenervi la prossima volta su questo argomento, spero di ricevere una risposta più favorevole, anche se non voglio ora accusarvi di crudeltà, sapendo come sia un’inveterata abitudine del vostro sesso respingere un uomo alla sua prima richiesta, e forse voi stessa avete già detto anche troppo per incoraggiare i miei propositi, secondo tutta la delicatezza dell’animo femminile».

«Davvero, Mr. Collins», esclamò Elizabeth accalorandosi, «mi stupite terribilmente. Se quanto vi ho detto può sembrarvi incoraggiante, non so proprio come esprimere il mio rifiuto perché siate veramente persuaso che è vero rifiuto».

«Concedete, cara cugina, che mi lusinghi che il vostro rifiuto sia soltanto per la forma. Le mie ragioni di ritenere che sarò accettato, sono, in breve, queste: non mi sembra che la mia mano sia indegna di essere accolta da voi, o che il partito che io rappresento non sia più che desiderabile. La mia posizione sociale, le mie relazioni con la famiglia de Bourgh e la mia parentela con la vostra, sono tutte circostanze in mio favore; e dovreste prendere pure in considerazione il fatto che, nonostante le vostre molte attrattive, non è tanto facile che possiate ricevere un’altra domanda di matrimonio. La vostra dote è disgraziatamente così meschina da controbilanciare l’effetto della vostra bellezza e delle vostre qualità. Devo concludere dunque che il vostro rifiuto non è una cosa seria: penso che desideriate accrescere il mio amore tenendolo in sospeso, come usano fare le signorine eleganti».

«Vi assicuro, signore, che non pretendo affatto di possedere quel genere di eleganza che consiste nel tormentare una persona rispettabile. Preferirei che mi faceste la cortesia di ritenermi sincera. Vi ringrazio nuovamente per l’onore che mi fate con le vostre rinnovate proposte, ma mi è assolutamente impossibile accettarle. I miei sentimenti me lo vietano sotto ogni aspetto. Potrei esprimermi più chiaramente di così? Vi prego, non vogliate considerarmi come una donna elegante che si diverte a stuzzicarvi, ma come una creatura ragionevole che dice la verità dal profondo del cuore».

«Siete sempre più affascinante», proruppe Collins con goffa galanteria, «e sono persuaso che quando la mia proposta sarà avallata dall’autorità di tutti e due i vostri eccellenti genitori, non mancherà di essere accettata».

Elizabeth non diede più alcuna risposta a una così perseverante e voluta cecità e si ritirò immediatamente, determinata, se egli persisteva nel considerare il suo rifiuto come incoraggiamento, a rivolgersi a suo padre perché parlasse lui in modo decisivo, sperando che almeno il suo modo di fare non sarebbe stato interpretato come la civetteria di una signorina elegante.