Orgoglio e pregiudizio (1945)/Capitolo sessantesimo

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Capitolo sessantesimo

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Jane Austen - Orgoglio e pregiudizio (1813)
Traduzione dall'inglese di Itala Castellini, Natalia Rosi (1945)
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Elizabeth, tornata di ottimo umore, volle che Mr. Darcy le spiegasse come si era innamorato di lei. «Come è cominciato?», chiese. «Posso capire che una volta nata, la cosa abbia preso piede, ma che cosa ti ha fatto innamorare all’inizio?»

«Non posso fissare né l’ora né il posto, o lo sguardo o le parole che furono il principio del mio amore. È passato troppo tempo. Ero già innamorato prima di accorgermene».

«Quanto alla mia bellezza l’avevi disprezzata, e quanto ai miei modi, il mio contegno verso di te rasentava quasi la sgarberia, e non ti ho mai parlato senza un vago desiderio di ferirti. Sii dunque sincero: mi hai ammirato per la mia impertinenza?»

«Diciamo per la vivacità del tuo spirito».

«Chiamala pure impertinenza. Era poco meno; il fatto è che eri stanco di cortesie, di deferenza, di attenzioni ossequiose. Eri disgustato delle donne che parlavano e agivano solo per ottenere la tua approvazione. Ho destato la tua attenzione solo perché ero così diversa da loro. Se tu non fossi profondamente buono mi avresti odiata, ma, nonostante la pena che ti dai per apparire diverso, i tuoi sentimenti sono sempre stati nobili e giusti, e in cuor tuo disprezzavi le persone che ti facevano la corte. Ecco, ti ho risparmiato il disturbo di spiegarmelo, e, tutto considerato, comincio a trovarlo perfettamente ragionevole. In realtà non conosci di me nessuna buona qualità, ma nessuno pensa a questo quando s’innamora».

«Non era dunque bontà la tua affettuosa premura per Jane, quando era ammalata a Netherfield?»

«Cara Jane! Chi avrebbe fatto di meno per lei? Ma se ti piace, stimala pure una virtù. Le mie buone qualità sono sotto la tua protezione e puoi esagerarle quanto ti è possibile, mentre in compenso io cercherò ogni occasione per tormentarti e per litigare con te. Comincio subito chiedendoti: “Che cosa ti ha fatto tanto esitare prima di dichiararti? Che cosa ti ha reso così timido durante la tua prima visita, e poi quando sei venuto a pranzo? Perché, soprattutto, sembrava che non ti curassi affatto di me?”».

«Perché eri seria e silenziosa, e non mi incoraggiavi in nessun modo».

«Ma ero confusa!».

«E lo ero anch’io».

«Quando sei venuto a pranzo, però, avresti potuto parlare un po’ di più con me, no?»

«Lo avrebbe potuto uno meno innamorato di me».

«Che peccato che tu abbia sempre una risposta così sensata e che io sia così ragionevole da accettarla! Ma mi chiedo quanto tempo sarebbe durata la cosa se ti avessi lasciato a te stesso! Mi chiedo quando avresti parlato se non te l’avessi chiesto io! La mia decisione di ringraziarti per la tua bontà verso Lydia ebbe certo un grande effetto. Troppo, temo, perché dove va a finire la morale se la nostra felicità deriva dalla rottura di una promessa? Infatti io non avrei mai dovuto parlarti di quell’argomento. No, questo non va».

«Non ti crucciare. La morale è salva. L’ingiustificato tentativo di Lady Catherine per separarci servì a togliermi ogni dubbio. Non devo dunque la mia felicità al tuo ansioso desiderio di mostrarmi la tua gratitudine. Il mio stato d’animo non mi consentiva di aspettare un tuo incoraggiamento. Le parole di mia zia mi avevano fatto sperare, ed ero deciso a sapere subito ogni cosa».

«Lady Catherine è stata veramente preziosa, cosa che la dovrebbe rendere felice, perché muore sempre dalla voglia di rendersi utile. Ma dimmi, perché eri venuto a Netherfield? Solo per cavalcare fino a Longbourn con quell’aria imbarazzata, o avevi dei propositi più seri?»

«Il mio vero recondito scopo era quello di vederti, e di capire se avrei mai potuto sperare di farmi amare da te. Quello confessato, o per lo meno che confessavo a me stesso, era di vedere se tua sorella voleva ancora bene a Bingley, e, in questo caso, di confessargli tutto come ho fatto».

«Avrai mai il coraggio di annunciare a Lady Catherine quello che le sta per capitare?»

«E più facile che mi manchi il tempo che il coraggio, Elizabeth. Ma bisogna farlo; e se mi dai un foglio lo farò subito».

«Se non dovessi scrivere una lettera io stessa mi metterei a sedere accanto a te ammirando la regolarità della tua calligrafia, come faceva un tempo un’altra signorina. Ma anch’io ho una zia che non deve essere trascurata più a lungo».

Non desiderando confessare alla zia come la sua intimità con Darcy fosse stata da loro sopravvalutata, Elizabeth non aveva mai risposto alla lunga lettera della signora Gardiner, ma ora che doveva comunicare una cosa che sapeva le avrebbe fatto tanto piacere, si vergognò quasi al pensiero che i suoi zii avessero perso tre giorni di felicità, e scrisse come segue:

Avrei voluto ringraziarti prima, cara zia, come era mio dovere, per la tua lunga, cara, esauriente lettera, ma a dire la verità, ero troppo di cattivo umore per scrivere. Infatti tu supponevi molto di più di quanto non fosse in realtà. Ma ormai pensa tutto quello che vuoi: abbandona le redini della tua fantasia, sbriglia la tua immaginazione in qualunque direzione, e, a meno che tu mi creda addirittura sposata, non potrai sbagliarti di molto. Scrivimi presto, e fa’ pure le sue lodi più ancora di quanto non abbia fatto nella tua ultima. Vi ringrazio ancora e ancora che non siamo andati ai Laghi! Come potevo essere così sciocca da desiderarlo? La tua idea dei ponies è deliziosa. Faremo il giro di Pemberley tutti i giorni. Sono la creatura più felice del mondo. Forse altri lo hanno detto prima di me ma nessuno con tanta ragione. Sono perfino più felice di Jane; lei sorride soltanto, io rido. Mr. Darcy vi manda tutto l’affetto che gli avanza. Dovete venire tutti a Pemberley per Natale.

Vostra ecc.

La lettera di Darcy per Lady Catherine era di uno stile diverso, ma ancora più diversa era quella che Mr. Bennet mandò a Mr. Collins, rispondendo all’ultima sua:

Caro signore,

devo disturbarvi ancora per chiedervi nuovi rallegramenti. Elizabeth sarà la moglie di Mr. Darcy. Consolate Lady Catherine come potete. Ma, se fossi in voi, terrei dalla parte del nipote: si può cavarci di più. Vostro sinceramente, ecc.

Le congratulazioni di Miss Bingley a suo fratello furono tutto quello che ci poteva essere di più affettuoso, e di meno sincero. Scrisse anche a Jane per dirle tutta la sua gioia e ripeté tutte le sue antiche espressioni di affetto. Jane non si lasciò ingannare, ma ne fu commossa, e, pur non fidandosi più di lei, non poté fare a meno di risponderle molto più gentilmente di quanto meritasse.

La gioia di Georgiana Darcy, ricevendo la notizia, fu altrettanto sincera di quella del fratello nel mandargliela. Quattro pagine non bastarono a contenere tutta la sua contentezza e il profondo desiderio di ottenere l’affetto della cognata.

Prima che arrivasse la risposta di Mr. Collins insieme alle congratulazioni di sua moglie per Elizabeth, la famiglia di Longbourn apprese che i Collins stessi erano arrivati a Lucas Lodge. La ragione di questo viaggio improvviso fu presto palese. Lady Catherine si era talmente irritata per la lettera di suo nipote, che Charlotte, che si rallegrava invece sinceramente di quell’unione, desiderava stare lontana finché durava la burrasca. In questo momento l’arrivo della sua amica fu un grande piacere per Elizabeth, quantunque poi, nei loro incontri, le venne spesso da pensare che questo piacere era pagato veramente a caro prezzo. Mr. Darcy dovette infatti sopportare le ossequiose cortesie del marito di lei. Ma Darcy le sopportava con ammirevole calma. Fu perfino capace di ascoltare con bastante pazienza Sir William Lucas, quando questi si rallegrò con lui per essersi preso il più brillante gioiello della contea ed espresse la speranza di incontrarli spesso a Corte. Egli si limitò ad alzare sprezzantemente le spalle quando Sir William non poteva vederlo. La volgarità di Mrs. Philips fu un’altra dura prova per la sua sopportazione, e benché anch’essa, come sua sorella, fosse troppo intimidita di fronte a lui per parlare con quella familiarità che la bonomia di Bingley incoraggiava, bastava che aprisse bocca per mostrare la sua volgarità. E tutto il rispetto che aveva per lui, anche se la rendeva più riservata, non riusciva davvero a renderla più distinta.

Elizabeth faceva quanto poteva per preservarlo dalle importune premure di ambedue, e cercava di tenerlo tutto per sé, o per quelli della sua famiglia con i quali poteva stare senza fastidio. In compenso, anche se tutte queste piccole miserie toglievano molte gioie al periodo del fidanzamento, aumentavano le speranze per l’avvenire, e Lizzy pensava alla felicità di quando avrebbero potuto lasciare un ambiente così spiacevole per tutti e due, e sistemarsi nella confortevole eleganza della dimora di Pemberley.