Pagina:AA.VV. - Commedie del Cinquecento, Vol. I, Laterza, 1912.djvu/119

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atto primo 111


Rita. Costui, certo, deve essere qualche pazzo. Diavolo che costoro mi respondino! Tic.

Malfatto. M’aricomando, sapete? E’ son vostro. E recomandateme alla Ceca.

Rita. Va’, non dubitare.

Malfatto. Me nne sto a voi, vedete.

Rita. Si, in nome de Dio.

Malfatto. E quando me nne renderete la sopposta? Missere, che volete? Ecco, vengo. Addio, addio. Olá! M’ha chiamato lo patrone.

Rita. Va’, che te rompi el collo! Guarda scemonito, che risponde sentendo pichiar la porta del vicino! Io vo’ pur ripichiar tanto che qualcuno mi risponda. Tic, tic.

Ceca. Chi è lá?

Rita. Amici. Ringraziato sia Dio che voi me avite sentita!

Ceca. Perdonateci. Ci era fugita una gallina su pel tetto e a fatica l’avemo possuta repigliare. Che volete?

Rita. Vorrei parlare con madonna.

Ceca. Aspettate, ch’io vi verrò a oprire.

Rita. Si, di grazia. Non mi posso consolar da quel scempio che...

Malfatto. Olá! Non ve hanno voluto aprire, ch?

Rita. Odi che l’è tornato!

Malfatto. Che dite? O quella madonna!

Rita. Si, si: apriranno adesso.

Malfatto. Diteme un poco: avete moglie voi? Perché non me respondete? Ve voglio bene io, si, alla fede: demandatene un poco allo mastro. E vorrei dormire con teco, sempre, sempre. Te sono innamorato, si, per Dio.

Rita. Diavolo che venga mai piú!

Malfatto. Vói che venga abasso e che te basi un poco?

Rita. Eh, sciagurato, tristo!

Malfatto. O che sei vecchia e brutta? Fio. Cancaro te venga! Fio.

Rita. Che non ci possi invecchiare!

Ceca. Oh Rita! Entrate.