Pagina:AA.VV. - Commedie del Cinquecento, Vol. I, Laterza, 1912.djvu/204

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196 i tre tiranni

          ancor duo giorni perché a lui non paia
          che siam corrivi. E tu fa’ che non manchi.
          A te ne sto.
          Filocrate  . Perché? non è giá fatta?
          Calonide  È fatta, si, ma vo’ veder le nozze:
          che non vo’ star piú in questo struggimento,
          che importa troppo; e lo starne sospesa
          non è sicuro.
          Filocrate  Io sono a le tuoi voglie;
          altro non bramo. Ma vorrei che anch’ella
          mi toccasse la mano.
          Calonide  Oh! S’è per questo,
          anco s’ha da far ben. Dalli la mano.
          Orsú! A chi dico?
          Filocrate  Quando fia mai l’ora
          per me tanto felice che, legati
          d’eterno nodo, di tante fatiche
          e tanti stenti al fin mi sia concesso
          cogliere i dolci frutti? Aimè! ch’io temo,
          si come mi cognosco al tutto indegno
          d’un tal tesor, che non mi sia negato
          da la mia sorte.
          Calonide  Lascia andar da canto
          queste tuoi leggerezze. Ora attendiamo
          che si dia fine. E poi vo’ che tu pigli,
          figliuolo, per potervi mantenere
          sempre nel grado vostro con onore,
          qualche onesto esercizio; ed io giá mai
          non ti son per mancar.
          Filocrate  Lo voglio fare.
          E son restato in fine a questo giorno
          perché, mercé di lei, cosí inquieto
          era di mente che ad altro pensare
          non mi poteva dar che a dimostrarle
          quanto fosse ’l mio amore. E ancor la veggio
          tanto esser de le suoi rare bellezze