Pagina:AA.VV. - Commedie del Cinquecento, Vol. I, Laterza, 1912.djvu/205

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atto primo 197

          superba e altera che non par si degni
          accettarmi per suo.
          Calonide  Taci, figliuolo.
          Or non vo’ dir piú in lá: che, se sapessi
          gí’intrinsechi di lei, forse altrimenti
          ti parrebbe col ver; che tutta notte
          ^ m’abbraccia e bascia e spesso ancor, se ’l giorno
          non ci sei stato. In fine, ancora in sogno
          ti chiama e piange e meco si lamenta
          con dir che tu non l’ami; e ben talora
          c’è che fare appagarla.
          Lucia  Oh che bugie!
          Non è giá vero.
          Calonide  Cosí fosse manco
          in tuo servigio come è da vantaggio
          di quel ch’io dico. Ma ben sai che poi
          non staria bene a lei essere ardita
          e parlar come me. Ma sia pur certo
          che d’affezion ti avanza.
          Filocrate  Lucia, è vero?
          Lucia  Che cosa? ,
          Filocrate  Quanto ha detto, qui, tua madre.
          Lucia  Ha detto cose assai.
          Filocrate  Non ti ricordi?
          Che tu ami tanto me quant’amo io te.
          Ma non lo credo.
          Lucia  Tu non sei cristiano,
          se tu credi si poco. E perché questo
          non creder, si?
          Filocrate  Perché vedrei gli effetti,
          se cosí fosse. Or che rispondi a questo?
          Non ti fare insegnar.
          Lucia  Faccia mia scusa
          la fanciullezza mia, che inver non so
          darti risposta.
          Calonide  E che vuoi che risponda?