Pagina:AA.VV. - Commedie del Cinquecento, Vol. I, Laterza, 1912.djvu/206

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198 i tre tiranni

          che non ha mai parlato con alcuno
          quanto or con te. Ve’, ve’! Dimmi, Filocrate.
          Chi è quel vecchio? che ogni di lo veggio
          passar di qua.
          Filocrate  Piú presto di’, ci impazza:
          che, secondo che ho inteso, è innamorato
          costi di Lucia e la torria per moglie.
          Guardalo, un tratto. Oh! gli è ’l buon capitale!
          Felice quella donna che l’avrá!
          che è tutto robba.
          Calonide  Oibbò! ibbò! ibbò !
          Che è quel ch’io sento? E quel vecchio pelato
          (e gottoso vuol tór donna ancor egli?
          Si li vuol dar. Te ne contenti, Lucia?
          Guarda che bella cera!
          Lucia  Par lo sposo
          de la madre de’ vecchi.
          Calonide  Io dico il padre
          de’ guattari che sono innamorati.
          Non si può bussicar, tanto è pasciuto!
          M’ha cosí cera che debbe esser nato
          a la luna mancante.
          Filocrate  Eh! Il poverino
          non fu mai savio. Oh! Senti che si spurga.
          Gli è caduto il cimurro: avria bisogno
          de la scuffia de l’asino. Ah! ca! ca!
          Bella cosa ch ’è un pazzo!
          Calonide  Orsú ! Va’ via,
          che non pensasse mal: che sai com’oggi
          si vive al mondo.
          Girifalco  Io son mezzo aggirato.
          Mi parve pur veder lá non so chi;
          ed or si fugge; e sento in qua romore.
          Qualche quistione è nata. Meglio è ch’io
          ritorni in dietro, che non ritrovassi
          quel che non vo cercando.