Pagina:AA.VV. - Commedie del Cinquecento, Vol. I, Laterza, 1912.djvu/208

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200 i tre tiranni

          faremo arrosto e gli altri in un tegame,
          da far solo a l’odor levare i morti,
          come so fare.
          Pilastrino  Iddio ti benedica.
          Tu sei saccente piú de la metá
          ch’io non pensava. L’altre cose tutte
          rimetto in te.
          Orgilla  Che vuoi far li da canto
          di quel fagian?
          Pilastrino  Lo voglio di mia mano
          governare istasera: e imparerai
          un modo onde potrai fare al messere
          mangiarsi, un tratto, in cambio di lasagne,
          i suoi stivali. Come torna, digli
          che aspetti in casa; che avrò il negromante
          stasera meco.
          Orgilla  E tu vai, Pilastrino?
          Che m’hai promesso?
          Pilastrino  Nulla.
          Orgilla  Ah sciagurato!
          Tornaci pure a cena. O vecchio matto,
          dove hai lasciato andare il tuo cervello?
          dove è ’l tuo senno? Ho visto cento pazzi
          da incatenar che non farian mai quello
          che fai or tu in vecchiezza. Ma Dio voglia
          che non sia qualche tratto di costoro
          di mala sorte. Eparo! o Eparo!
          Eparo  Ben?
          Orgilla  Ben fostú mézzo, sciocco!
          Eparo  Ben, madonna:
          che ti manca?
          Orgilla  Non altro se non quello
          che hai tu e non ho io.
          Eparo  Non so che m’av’i
          che questi pagni frusti qui di nogona
          ed una capannuccia a ca’ e l’asina