Pagina:AA.VV. - Commedie del Cinquecento, Vol. I, Laterza, 1912.djvu/211

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atto primo 203

          che t’ha risposto? verrá qui istasera?
          ha fatto nulla?
          Fileno  Non l’ho ancor trovata;
          ch’era, m’han detto, andata fuori al monte
          a cercar di certe erbe. Ho ben lasciato
          che venghi, come giunge.
          Crisaulo  A chi parlasti?
          Fileno  A quei di casa, che v’era una corte
          che l’aspettava. N Io so che quella strega
          ha tutte le virtú cardinalesche
          e l’arti liberali v Mi ricorda,
          quand’entro in quella casa, de l’inferno,
          a quel ch’ivi si vede.
          Crisaulo  Che dirai?
          T’intendo ben. Sei stato fino a sera
          lá, con qualche carogna che ha per casa,
          ed or vuoi far la scusa.
          Fileno  Io non lo niego.
          Ma non son giá carogne; che, a la fede,
          c’è di bei visi.
          Crisaulo  Tanto avestú fiato.
          Fileno  Vo’ che vi venga, un tratto, e che tu veda
          l’opre belle che fa questa tua arpia.
          Il collo torto, il volto consumato,
          quegli occhi lagrimosi accompagnati
          con l’abito fratino e i paternostri
          che sempre biascia inganneriano il tempo
          che inganna ognuno.
          Crisaulo  Di’ che cosa è questa,
          se lo sai dire.
          Fileno  Io te ne dirò parte.
          Tu vedi prima una casaccia antica
          fatta al tempo de l’arca; e poi le stanze
          fantastiche, affummate; e, per la casa,
          vecchie sciancate che paion Creonte;
          ed una infinitá di fanciullette