Pagina:AA.VV. - Commedie del Cinquecento, Vol. I, Laterza, 1912.djvu/226

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218 i tre tiranni

          quel che fo d’un pidocchio. Oh! ah! ca! ca!
          Che sará poi?
          Pilastrino  Del tuo resto, s’io posso.
          Girifalco  Ghiottoncella, che m’hai cavato il fiato!
          Ma ti voglio cavare a te de gli occhi
          quel riso e quelle frasche.
          Pilastrino  E però è buono
          che sia venuto qui questo mio amico;
          perch’è persona che ti saprá dire
          la cosa come sta e forse trarti
          d’ogni tuo affanno.
          Girifalco  E che induggiamo, adunque?
          Pilastrino  Non si può far, di giorno. Poi, istasera,
          dipoi cena, potrem mettervi mano
          e far qualcosa buona. E, perché veda
          ora qualcosa, mostrali la mano.
          Guarda, maestro Abraham.
          Listagiro  Per contentarvi.
          Girifalco  Ecco. Guarda, maestro, se a’ tuoi giorni
          vedesti man si bella e dilicata,
          colorita e ben fatta.
          Listagiro  Bella, bella,
          se Dio mi guardi. Tu non debbi molto
          curarla con saponi ed acqua fresca,
          per ordinario.
          Girifalco  Si, quando è l’estate.
          Listagiro  E ’l verno?
          Girifalco  Manenò, che allor mi lavo
          sol con la calda.
          Listagiro  Ho veduto a la prima.
          Oh bella vita! oh bei monti! oh begli anguli!
          oh che bei segni! oh! gran particolari
          v’è da vedere! Io, per me, mai non vidi
          la piú felice man. Guarda, messere.
          Non voglio far come che soglion certi
          che dicon mille cose, poi fra tutte