Pagina:AA.VV. - Commedie del Cinquecento, Vol. I, Laterza, 1912.djvu/228

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220 i tre tiranni

          che non posson far mal, perché quei calli
          vengono appunto duri coni ’un ’unghia
          d’un cavallo e, se ben v’entrano i chiodi,
          non si posson sentir.
          Girifalco  Dio me ne guardi!
          Che vo’ inanzi morir dieci anni prima
          che venire a cotesto; che, in un giorno,
          mi romperian le calze e gli scappini:
          e forse mi domano.
          Listagiro  A questo, allora,
          in qualche modo provederem noi.
          La tua vita sará lieta e felice,
          benché, per il passato, l’abbi avuta
          alquanto travagliata; che sei stato
          uomo di grande ingegno e penso ch’abbi
          fatto gran robba.
          Girifalco  Eh! cotesto, non molto:
          che sempre mai si spende e poi ’l guadagno
          non risponde a un gran pezzo.
          Listagiro  E poi tu spendi
          liberalmente, che sei uomo largo.
          Pilastrino  Si, tanto! nel forame.
          Listagiro  Ancor non penso
          ch’abbi figliuoli; ma, in fra poco tempo,
          ti se n’aspetta (per quello che mostrano
          quelle linee che vedi in fra quei monti
          che fan duo stelle) duo maschi a la fila,
          perché si fa la congiunzion di Giove
          ne la casa di Venus. E di questo
          allegrati perché, per via di madre,
          nasceran di bellissima progenie.
          Al nascimento lor, che non c’è forse
          mille anni, ti dirò de la lor vita
          cose grandi. E, se questo non ti fosse
          destinato dal ciel, giudicherei
          che tu venissi, un tratto, ne la Chiesa