Pagina:AA.VV. - Commedie del Cinquecento, Vol. I, Laterza, 1912.djvu/234

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226 i tre tiranni

          che ti direi una mia fantasia
          sopra di questo; ma ci voglio meglio
          pensar. Lascia, ch’io vengo infra duo giorni
          con qualche aiuto. Fa’ che, in questo mezzo,
          tu non ti pigli affanno.
          Crisaulo  Iddio volesse
          che lo potessi far!
          Artemona  Fa’ di sforzarti.
          Crisaulo  Dch! Perché non poss’io tante parole
          formar col pianto o, co’ sospiri ardenti,
          dar tanto di valore a questi venti
          ’che al cielo ancor de l’acerbe mie pene
          giunga pietade? Che giá qui mi pare
          ch’ogni cosa mortai meco s’attristi,
          meco pianga e sospiri e mostri in vista
          di compassion sembiante; se non quella
          che sol desia vedere in mezzo agli anni
          quest’alma spenta. E giá condotta è a tale
          che poco manca che si dura vita
          non abbandoni e si ritorni ignuda
          al suo Fattor.
          Fileno  Caro padrone, affrena
          questi tuoi pianti. Tu vuoi pur far lieti
          i tuoi nimici e noi sempre tenere,
          miseri, in duolo. Se non vuoi aver cura
          a te medesmo, abbi almanco rispetto
          a noi; che piú t’amiamo e piú nel cuore
          abbiam le tuoi passion, gli affanni e pene
          che piú ci affliggo n che le nostre istesse.
          Prendi questo leuto; e, per uscire
          di tanto duolo, fa’ che suoni e canti
          qualche canzone allegra.
          Crisaulo  Altro non posso
          cantar se non di quel che dentro il cuore
          mi muoverá.
          Fileno  Su! Non star piú; ch’io senta.