Pagina:AA.VV. - Commedie del Cinquecento, Vol. I, Laterza, 1912.djvu/271

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atto quarto 263

          Guardalo ben. Quel che toglieva Lúcia.
          Che ti par? non è desso? Io ho a morire,
          tanto ne godo!
          Fileno  Non può anch’essere altri.
          Oh pazzarone! E che è stato questo?
          Accostiamci ancor noi.
          Filocrate  Io non posso altro
          se non, andando per il mondo a sempre
          sopportar caldo, freddo, fame e sete
          e fatiche e passar tra gl’infideli
          predicando la fede e sol per zelo
          di caritá morir, pregar per voi
          il Signore ed ancor per ciascun altro
          che è fuor di strada.
          Pilastrino  E che! Non è gran cosa!
          Questi non fu mai savio. Oh! co! ahuè!
          Sta’ fermo qui.
          Fileno  Che porchitá è la tua?
          Che aspetti? Tu lo guardi cosí forte,
          o Pilastrin?
          Pilastrino  Lo voglio affigurare.
          Li vo’ toccar la man, che siam parenti.
          Filocrate crestoso, hai pur rubbato
          la spoglia d’un saccone? e t’hai con essa
          vestito? A questo estremo di prudenza
          t’han pur condotto i tuoi ruvidi amori?
          Guarda che cera! Non pare il legato
          de la peste e la fame?
          Filocrate  Va’, fratello,
          a la tua via: se pur non vuoi venire
          di compagnia a visitare il corpo
          del baron di Galizia.
          Pilastrino  Oh spennacchiato!
          Chi vuol venire a venderci cristei!
          Di’, malandrino! E che non t’ha voluto
          aprir la porta, a quel che t’è incontrato