Pagina:AA.VV. - Commedie del Cinquecento, Vol. I, Laterza, 1912.djvu/28

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20 la calandria


Fessenio. T’ha battuto?

Calandro. Oh! oh! oh! Tu se’ grosso! Dico ch’ella m’ha inamorato forte.

Fessenio. Be’, presto sarai da lei.

Calandro. Andiamo dunque da lei.

Fessenio. Ci sono ancora di mali passi.

Calandro. Non ci perder tempo.

Fessenio. Non dormirò.

Calandro. Fallo.

Fessenio. El vedrai: che or ora sarò qui con la risposta. Addio. Guarda lo gentile innamorato! Bel caso! Ah! ah! ah! D’un medesimo amante son morti la moglie e il marito. Oh! oh! oh! Vedi Samia serva di Fulvia che esce di casa. Alterata parmi; trama c’è. Ed essa sa il tutto. Da lei saperrò quel che in casa si fa.

SCENA V

Fessenio servo, Samia serva.

Fessenio. Samia! o Samia! Aspetta, Samia.

Samia. Oh! oh! Fessenio!

Fessenio. Che si fa in casa?

Samia. A fé, non bene per la padrona.

Fessenio. Che c’è?

Samia. La sta fresca.

Fessenio. Che ha?

Samia. Non mei far dire.

Fessenio. Che?

Samia. Troppa...

Fessenio. Troppa che?

Samia. ... rabbia di...

Fessenio. Rabbia di che?

Samia. ...trastullarsi con Lidio suo. Ha’ lo inteso mò?

Fessenio. Oh! Questo sapevo io come tu.

Samia. Tu non sai giá un’altra cosa.