Pagina:AA.VV. - Commedie del Cinquecento, Vol. I, Laterza, 1912.djvu/33

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atto primo 25

ATTO II

SCENA I

Lidio femina, Fannio servo e la Nutrice.

Lidio femina. Assai è manifesto quanto sia miglior la fortuna degli uomini che quella delle donne. Ed io piú che l’altre l’ho per prova cognosciuto: per ciò che, da quel giorno in qua che Modon nostra patria fu arsa da’ turchi, avendo sempre io vestito da maschio e Lidio chiamatomi (che cosí nome avea el mio suavissimo fratello), credendosi sempre ognun che io maschio sia, ho trovato venture tali che ben ne son stati li fatti nostri; ove che, se io nel vestire e nel nome mi fussi mostro essere donna, come sono in fatto, né il turco di cui eravamo schiavi ce aria venduti né forse Penilo riscossici, se saputo avesse che io femina fusse, onde in miserabil servitú sempre ci conveniva stare. Ed io or vi dico che, quando fussi maschio come son femina, sempre in tranquillo stato ci viveremmo: per ciò che, credendosi Perillo, come sapete, che io maschio sia, e fidelissimo nelli affari suoi avendomi trovato sempre, me ama tanto che vuol darmi per moglie Verginia unica figliuola sua e di tutti gli beni suoi farla erede. E, dicendomi el nipote che Perillo vuol, doman o l’altro, io la sposi, per conferire la cosa con voi, mia nutrice, e teco, Fannio mio servo, fuora di casa me ne sono venuta; e piena di tanto travaglio quanto io ben sento e voi pensar potete. E non so se...

Fannio. Taci, oimè! taci; a fin che costei, che afflitta verso noi viene, non attinga quel che parliamo.