Pagina:AA.VV. - Commedie del Cinquecento, Vol. I, Laterza, 1912.djvu/378

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370 gl’ingannati


Pedante. «Povera e nuda vai, filosofia». In bocca di chi -son venute le povere lettere? D’uno asino.

Stragualcia. L’asino sarete voi, se non parlate altrimenti; che vi caricarò di legname.

Pedante. Sai che ti ricordo? Furor fit laesa saepius sapientia. Tu mi farai, un tratto, uscir del manico, Stragualcia. Lasciami stare, famegliaccio di stalla, poltrone, arcipoltrone!

Stragualcia. Doh pedante, arcipedante, pedante, pedantissimo! Puossi dir peggio che pedante? trovasi la peggior genia? ècci la maggior canaglia? trovasi esercizio peggiore? Forse che non vanno gonfiati perché altri gli chiama «messer tale» e «maestro quale»? e che non rispondono con riputazione a una sbirettata discosto un miglio? Comanda, messer caca, messer stronzo, maestro squaquara, messer merda?

Pedante. Tractant fabrilia fabri. Tu parli propio da quel che sei.

Stragualcia. Parlo di quel che vi piace.

Pedante. Vòimiti levar dinanzi?

Stragualcia. Io non vi ci fui mai dinanzi: benché non è restato da voi.

Pedante. Al corpo di...

Stragualcia. Al corpo ci... Guarda chi mi vuol dir villania! Sa che non fece mai tristizia ch’io non sappia e che, s’io volesse, il potrei fare ardere, e pur mi sta a rompere il culo.

Pedante. Ti menti per la gola, ch’io non son uomo da ciò.

Stragualcia. Sarebbe forse il primo.

Pedante. Ho deliberato, Stragualcia, o che tu non starai in casa o ch’io non ci starò io.

Stragualcia. È forse la prima volta che l’avete detto? Voi non ve ne partiresti, se altri ve ne cacciasse con le granate. Ditemi un poco: chi trovareste voi che vi tenesse a tavola seco, nello studio seco, a dormire seco, se non questo giovinetto che è meglio del pane?

Pedante. Per Dio, si, mi mancarebbeno i partiti, quando io gli volesse! Ho tal che mi prega.

Stragualcia. Oh la buona robba! Passate, passate.