Pagina:AA.VV. - Commedie del Cinquecento, Vol. I, Laterza, 1912.djvu/386

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378 gl’ingannati

trovai che s’abbraciavano e si baciavano insieme. Io ebbi voglia di chiarirmi se era o maschio o femina. Avendolo la padrona disteso in sul letto, e chiamandomi ch’io l’aiutasse mentre ch’ella gli teneva le mani, egli si lasciava vincere. Lo sciolsi dinanzi: e, a un tratto, mi sentii percuotere non so che cosa in su le mani; né cognobbi se gli era un pestaglio o una carota o pur quell’altra cosa. Ma, sia quel che si vuole, e’ non è cosa che abbia sentita la grandine. Come io la viddi cosí fatta, fugge, sorelle, e serra l’uscio! E so che, per me, non ve tornarei sola; e, se qualcuna di voi non mei crede e voglia chiarirsene, io gli prestarò la chiave. Ma ecco Giglio. Io vo’ vedere s’io posso far tanto ch’io gli cavi di man quella corona e uccellarlo; perché si tengon tanto accorti, questi spagnuoli, che non si credon ch’altri si truovi al mondo che loro che tanto ne sappi.

SCENA VI

Giglio spagnuolo e Pasquella fante.


Giglio. Agliá sta Pasquella. Ya penso que le paresca que muccio tardasse, per arta gana que tiene de ser con migo. Ya sape, la mal ditta, quanto valen los spagnuolos en las cosas dellas mugeres.Oh come se holgan de nos otros estas puttas italianas!

Pasquella. Io ho giá pensato in che modo ho a fare a farlo star forte. Lascia pur fare a me.

Giglio. Está male aventurada lavandera si se piensa ch’io gli desse el rosario. Renniego dell’imperador se io non quiero qu’ella hurti tanto a suo amo que me compri calzas y giuppon y camisas, de dos in dos. Holgaromme yo con ella a mio plazer y despues tommaré a mio rosario sin dezir nada; que ya me pienso que ya non s’accorda d’elio.

Pasquella. Se mi lascia una volta in mano quella corona, / se la vede mai piú, cavami gli occhi. E, se mi dirá niente, gli farò fare un si fatto spauracchio dal mio Spela che mai non n’ebbe un si fatto.