Pagina:AA.VV. - Commedie del Cinquecento, Vol. I, Laterza, 1912.djvu/387

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atto quarto 379


Giglio. Oh que benditta sia quella bien aventurada madre que vi fezio e criò tan hermosa, tan bien criada, tan verdadera! Ya penso que me speravate.

Pasquella. Mira che dolci paroline che gli hanno! T’ho aspettato in su questo uscio piú d’una mezza ora, per veder se tu ci passavi; che ’l mio padrone non era in casa e aremmo avuto tempo di stare insieme un pezzo.

Giglio. Rencrescime, per Dios, che ho tenuto que fazer. Mas entriamo.

Pasquella. Ho paura che ’l padron non torni, che ha un pezzo che andò fuora. Ma tu ti debbi esser scordata la corona, ch?

Giglio. Non, madonna; que á qui sta.

Pasquella. Mostra. Oh! Tu volevi fare acconciare il fiocco. Perché non l’hai fatto?

Giglio. Io le farò acconciar otra volta; y, per dezir la verdade, io non me ne so accordado.

Pasquella. Oh! È segno che tu facevi un gran conto di me, feminaccio che tu sei! Mi vien voglia...

Giglio. Non vi corruzate, madonna, con vostro figliuolo; que ben sapite que non tengo otra amiga que vos.

Pasquella. Son stata molto a cògliarti in bugia! Poco fa tu dicesti che n’avevi due, delle gentildonne, per amiche.

Giglio. Io las ho lasciatas per a voi, que non voglio io otra que voi. Non m’intendite?

Pasquella. Or bene sta. Mostrami un poco se questa corona è rosario. La mi par molto lunga.

Giglio. Non so, io, quanti siano.

Pasquella. È segno che la dici spesso: noi debbi tu forse sapere il paternostro. Eh! Dagli un po’ qua, ch’io gli conti.

Giglio. Tommala; mas vamo dentro en casa.

Pasquella. Sai? Guarda che tu non sia veduto entrare.

Giglio. À qui non sta ninguno.

Pasquella. Entriamo. Uh trista a me! Le mie galline son tutte qui. Fermati, Giglio, un poto costi; che, se fuggissero, non le giugnerei oggi.

Giglio. Facite presto.