Pagina:AA.VV. - Commedie del Cinquecento, Vol. I, Laterza, 1912.djvu/53

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atto terzo 45


Fessenio. Eh! ch! ch! Che son bubole? Io vo a trovar Lidio per obedire a quanto madonna mi commise dianzi.

Samia. È egli in casa?

Fessenio. Si.

Samia. Che credi di lui?

Fessenio. A dirlo a te, non bene. Pure non so.

Samia. Basta. Noi stiamo fresche!

Fessenio. Addio.

SCENA V

Samia serva, Fulvia.


Samia. Ti so dire che la va bene! che né da Lidio né dallo spirito porto cosa che buona sia. Questa è la volta che Fulvia si dispera. Vedila che appare su l’uscio.

Fulvia. Tu sei stata tanto a tornare!

Samia. Non ho, prima che or ora, trovato Ruffo.

Fulvia. Che dice?

Samia. Niente, pare a me.

Fulvia. Pure?

Samia. Che lo spirito gli ha risposto... Oh! come diss’egli? Non me ne ricordo.

Fulvia. Sia col malanno, cervel d’oca.

Samia. Oh! oh! oh! Io me ne ricordo. Dice che gli ha risposto anghibuo.

Fulvia. Ambiguo, vuoi dir tu.

Samia. A quel modo, sí.

Fulvia. Non dice altro?

Samia. Che di nuovo lo pregherrá.

Fulvia. Altro?

Samia. Che, volendo servirti, verrá a dirtelo subito.

Fulvia. Misera a me! che non ne sará nulla. Ma Lidio?

Samia. Fa quel conto di te che delle scarpe vecchie.»

Fulvia. Ha’ lo trovato?

Samia. E parlatoli.