Pagina:AA.VV. - Commedie del Cinquecento, Vol. I, Laterza, 1912.djvu/88

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80 la calandria


Fannio. Si poco è che scambiare Fessenio ce li fece che pur ricordar te ne dèi. Da’ qua questi e piglia li tuoi.

Lidio maschio. Mi ricordo, si, averli scambiati; ma questi non son giá quelli ch’io detti a te.

Fannio. Tu non mi pari in te. Mò crederrestú mai che io ne avessi fatto mercanzia?

Lidio maschio. Non mi dare impaccio. Ecco Fessenio.

SCENA XI

Fessenio servo solo.

Oh! oh! oh! bella cosa! Credevon mò, sotto abito di donna, trovare un garzone che con Fulvia si sollazzassi; e volevano uccidere lui e vituperar lei. Ma, trovato che è una fanciulla, tutti si sono rasserenati, tenendo Fulvia la piú pudica donna del mondo. Ed ella con onore ed io con estrema letizia resto. Santina, da loro licenziata, tutta contenta fuor ne viene. Vedi anche lá Lidio.

SCENA XII

Santilla, Fessenio servo, Lidio, Fannio servo.

Santilla. Eh! Fessenio, dov’è mio fratello?

Fessenio. Vedilo lá, ancor con li panni che tu li desti. Andiamo a lui. Lidio, conosci tu costei?

Lidio. Non certo. Dimmi chi ella è.

Fessenio. Quella che, in tuo loco, con Fulvia rimase; quella che tanto hai cercato.

Lidio. Chi?

Fessenio. Santilla tua.

Lidio. Mia sorella?

Santilla. Tua sorella sono; e tu mio fratel sei.

Lidio. Tu sei Santilla mia? Or ti conosco: dessa sei. Oh sorella cara, da me tanto desiderata e cerca! Or son contento;