Pagina:AA. VV. – Opuscoli e lettere di riformatori italiani del Cinquecento, Vol. I, 1913 – BEIC 1888692.djvu/25

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Moisé esaltò il serpente nel deserto, cosí bisogna che sia esaltato il Figliuol dell’uomo, acciocché niuno, che crede in lui, perisca, ma abbia vita eterna». E a Marta disse: «Colui, che crede in me, ancora se sará morto viverá; ciascuno, che vive e crede in me, non morirá in eterno». E alle turbe dei giudei disse: «Io venni luce nel mondo, acciocché ciascuno, che crede in me, non rimanga nelle tenebre». E san Gioan nella sua epistola dice: «E in questo appari la caritá di Dio verso noi, perché Dio è caritá, e mandò l’unigenito suo Figliuolo nel mondo, acciocché noi viviamo per lui». In questo è la caritá: non perché noi amassimo Dio, ma perché esso ama noi, e mandò il suo Figliuolo propiziazione per li peccati nostri. Oltre a ciò, lo mandò a distruggere gli nemici nostri, e a questo fine lo fece partecipare della carne e del sangue nostro, come dice san Paulo, acciocché per la morte distruggesse colui che aveva lo imperio della morte, cioè il diavolo, e liberasse tutti quelli i quali, per la paura della morte, in tutta la vita loro erano soggetti alla servitú. Avendo noi adunque la testimonianza della Scrittura santa di quelle promesse delle quali di sopra si è ragionato, e di molte altre che sono in diversi luochi di essa sparse, non potemo dubitare che cosí non sia; e, parlando la Scrittura generalmente, niun deve dubitare che a lui non appartenga quello che essa dice. Il che acciocché meglio s’intenda, consistendo in ciò tutto il misterio della fede, poniamo un caso: che un re buono e santo faccia pubblicare un bando, che tutti i ribelli securamente ritornino nel suo regno, perciocché egli per i meriti di un loro consanguineo ha perdonato a tutti. Certamente niuno delli ribelli dovrebbe dubitar di non avere impetrato veramente il perdono della sua ribellione, ma dovrebbe securamente ritornare a casa sua per vivere sotto all’ombra di quel santo re; e, se non vi ritornasse, ne porterebbe la pena, perciocché per la incredulitá sua morirebbe in esilio e disgrazia del suo re. Questo santo re è il Signor del cielo e della terra, il quale, per la ubbidienzia e merito di Cristo, nostro consanguineo, ci ha perdonato tutte le nostre ribellioni, e, com’abbiamo detto di sopra, ha fatto fare un bando per tutto il mondo,