Pagina:AA. VV. – Sonetti burleschi e realistici dei primi due secoli, Vol. I, 1920 – BEIC 1928288.djvu/123

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vii - cecco angiolieri 117

CVIII

Annunzia ad uu amico che Analmente il padre gli è motto.

Non si disperin quelli de lo ’nferno
po’ che n’è uscito un, che v’era chiamato,
el quale è Cecco, ch’è cosí chiamato,
4che vi credea stare in sempiterno.
Ma in tale guisa è rivolto il quaderno,
che sempre viverò glorificato,
po’ che messer Angiolieri è scoiato,
8die m’nffliggea di state e di verno.
Muovi, nuovo sonetto, e vanne a Cecco,
a quel, che piú dimora a la Badia:
11digli che Fortarrigo è mezzo secco;
che non si dia nulla maninconia,
ma di tal cibo imbecchi lo suo becco,
14eh ’e’ vi vera piú, ch’Enoch ed Elia.

CIX

Si pente di tutte le infamie, che ha detto sul conto del genitore.

Chi dice del suo padre altro, ch’onore,
la lingua gli dovrebbe esser tagliata;
per che son sette le mortai peccata,
4ma enfra l’altre quell’è lo maggiore.
S’eo fosse priete o ver frate minore,
al papa fora la mia prima andata;
e direi: — Padre santo, una crociata
8si faccia indosso a chi lor fa disnore. —
E, s’alcun fosse, per lo su’peccato,
che ’n quel stallo ci veniss’a le mani,
11vorrei che fosse cotto e poi mangiato
dagli uomini no, ma da’lupi e cani.
Dio mel perdoni, ch’io n’ho giá usato
14motti non bei, ma rustichi e villani.