Pagina:AA. VV. – Sonetti burleschi e realistici dei primi due secoli, Vol. I, 1920 – BEIC 1928288.djvu/67

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vi - tenzone fra dante alighieri e forese donati 61


4 — FORESE
S’ingegnerá, si: ma non conosce, come Dante, certe onte domestiche

L’altra notte mi venn’una gran tosse,
per ch’i’ non avea che tener addosso;
ma, incontanente che fo dì, fui mosso
4per gir a guadagnar ove che fosse.
Udite la fortun’ove m’addosse:
ch’i’credetti trovar perle in un bosso
e be’ fiorin coniati d’oro rosso:
8ed i’ trovai Alaghier, tra le fosse,
legato a nodo, ch’i’non saccio ’l nome,
se fu di Salamon o d’altro saggio!
11Allora mi segna’ verso ’l levante;
e que’ mi disse: — Per amor di Dante,
sciòmi! — Ed i’ non potetti veder come.
14Tornai addietro e compie’ mi’ viaggio.

5 — DANTE
Ah si.’ pensi un po’ Forese perché ha nel sangue l’istinto del furto.

Bicci Novel, figliuol di non so cui,
s’i’ non ne domandassi monna Tessa,
giù per la gola tanta rob’hai messa,
4ch’a forza ti convien tórre l’altrui.
E giá la gente si guarda da lui,
chi ha bors’allato, lá, dov’e’ s’appressa,
dicendo: — Questi, c’ha la faccia fessa,
8è piúvico ladron negli atti sui! —
E tal giace per lui nel letto tristo,
per téma non sia preso ’n lo ’mbolare,
11che gli appartien quanto Giosepp’a Cristo.
Di Bicci e de’ fratei posso contare:
ché, per lo sangue lor, del malacquisto
14sann’a lor donne buon cognati stare.