Pagina:AA. VV. – Sonetti burleschi e realistici dei primi due secoli, Vol. I, 1920 – BEIC 1928288.djvu/89

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vii - cecco angiolieri 83

XL

Quando vede la donna, dimentica ogni sua noia.

Se i’ non torni ne l’odio d’Amore,
che non vorte’ per aver paradiso,
i’ ho ’n tal donna lo mi’ cor assiso,
4che, chi dicesse: —Ti fo’mperadore,
e sta’ che non la veggi pur du’ ore, —
si li direi: —Va’, che sii ucciso! —
ed in vedendo lei si son diviso
8da tutto quel, che si chiama dolore.
Avvegna ch’i’di ciò me n’ho misliere,
di veder cosa, che dolor mi tolia:
11ell’è piú quel, che mi fa frat’Angioliere,
clic per mille ore stare ’n su la colla;
ch’è giá diece anni li rupp’un bicchiere:
14ancor di maladiciarmi non molla.

XLI

Celebra l’elogio d’Amore.

A cui è ’n grado de l’Amor dir male,
or lo biasmi’n buon’or, che Dio li dia;
che io per me non terrò quella via,
4ma in dirne ben non ci vo’ metter sale.
Né giá potrebbe conducenti’a tale,
ch’ili questa oppinion sempre non stia,
per ch’egli è padre de la cortesia:
8chi d’Amor sente, di mal far no i cale.
Anche ha cotale vertú l’Amore:
che, in cui e’ degna di voler errare,
11fosse colui, ch’anche fosse’l piggiore,
di rcio in buono in una’l fa tornare:
e mai non pensa che d’avere onore;
14e maggiormente il buon fa megliorare.