Pagina:AA. VV. - Lirici marinisti.djvu/301

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bernardo morando 295

     Di gemme alti tesori
fan de la bella ’l portamento, adorno;
di sposerecci onori
tutta risplende alteramente intorno,
ma senza cibo alcuno
disperato Imeneo langue digiuno.
     Tale al fin, qual partio,
lo sposo al patrio suol si riconduce,
e col primier desio
seco la bella invïolata adduce,
a cui dal fianco avvinto
Venere ancor non ha disciolto il cinto!

XVII

LA VISITAZIONE

     Luminosa stendea l’aurora in cielo
     de’ primi raggi il suo vermiglio ammanto;
altra aurora spargea piú chiari intanto
ne’ monti di Giudea raggi di zelo.
     Quella d’un breve fuggitivo sole
al mondo promettea povera luce;
questa del sole onde quel Sol riluce
chiudea nel sen meravigliosa prole.
     Che non può santo zelo? Ecco vagante
quella ch’a noi del ciel le strade addita,
peregrina d’amor per via romita,
ver’la cognata umil move le piante.
     Gran merto, e che non può? Gli angeli a schiere
ecco, per addolcire a la gran diva
de l’alpestre camin la noia estiva,
scendon qua giú da le celesti sfere.
     Sospende altri di lor serico tetto
sul regio capo a riparar gli ardori;
altri d’Arabia i piú pregiati odori
versa d’intorno al virginal cospetto;