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paolo zazzaroni 329

II

TRISTEZZA DELLA VITA SENZA AMORE

     Care fatiche e fortunati affanni
fûr quelli ch’io soffersi allor ch’amai;
or che libero son, colmo di guai
consumo i dí miseramente e gli anni.
     D’amico sen fra i dilettosi inganni
riponmi, Amor; ché del mio sole a’ rai
l’estinto foco ravivando omai,
vo’ riparar de la tua face i danni.
     Prega dunque, signore (e fien tuoi preghi
lingue de le mie fiamme), il viso amato
che di nova catena il cor mi leghi;
     ché fra due belle braccia, or che n’è dato
ch’ai giogo antico il mio pensier si pieghi,
fia dolce libertá l’esser legato.

III

AMORI

     Qualor le labra a le tue labra accosto
e de l’anima il fior suggo coi baci,
da due rose sent’io fresche e vivaci
aura spirar di cinnamo e di costo.
     Poi di teco morir, Clori, disposto
in fra nodi scambievoli e tenaci,
mentre suscita Amor dal sen le faci,
loco tento piú dolce e piú riposto.
     Pugnando allor con gl’impeti del core,
nel sen con la man candida e vezzosa
neghi l’alma raccor, ch’uscir vuol fòre.
     Ma de la brama fervida amorosa
con la destra temprando il fiero ardore,
s’una man fu crudel, l’altra è pietosa.