Pagina:AA. VV. - Lirici marinisti.djvu/449

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giuseppe battista 443

     Disciplinato crin varia compensa,
perché l’uso fu vario, a tutti addita;
a Maddalena il crine apporta vita,
il crine ad Assalon morte dispensa.
     Appaga qui le simpatie divine
di fragranze lugubri umida usura,
e godono di far bella congiura
gli alabastri d’un piè, gli ori d’un crine.
     Edera tronco mai, smilace pietra
non stringe sì, com’ella stringe un Dio,
perché dimostri a lei piede ch’è pio
al novello cammin la via dell’etra.
     Benché vegga Giesu fatto cortese,
a tanta cortesia l’occhio non fisa;
stassene addietro mesta e ben s’avvisa
che rimirar non dèe nume ch’offese.
     Il Redentor non sa partirsi intanto,
che pur di Maddalena è fatto amante,
e rivolto a goder quel suo sembiante,
piangente il vede ed egli gode il pianto.
     Oh di pianto orator dedalee vene,
che convincono Dio, quantunque mute!
Perché malvagitá speri salute,
quel che non può la lingua, il pianto ottiene.
     Ottien perdono, e non qual era è tutta,
postergato l’inferno, al ciel rivolta;
e da’ lacci mondani al fin disciolta,
degli affetti s’oppone all’aspra lutta.
     Delle spoglie ch’avean tesori eoi
povera fa la piú caduca salma,
e spoglia delle membra, oblia dell’alma,
come gli abiti suoi, gli abiti suoi.
     Lascia i bissi piú molli e d’irte lane
al molle petto i bei candori ammanta;
ignudo brama il piede, o talor vanta
di coturno piú vil piante villane.