Pagina:Agabiti - Ipazia la Filosofa, 1910.djvu/13

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Non posso nè voglio colmare il vuoto lasciato dai biografi d’Ipazia, dovendomi tener pago di esporre alla buona qualche notizia su questa dottissima; ma credo che se in avvenire taluno la studierà dal punto di vista delle dottrine teosofiche, farà opera nuova, e, quel che più importa, di grande pregio storico. In tal modo porterà egli un grande aiuto alla Causa dello Spiritualismo, e potrà spiegare ai dotti un perchè rimasto molto oscuro sulla vita d’Ipazia, la ragione, io dico, del meraviglioso fascino esercitato da lei su tanti uomini, e per così lungo tempo, nella città del mondo allora più sapiente e cosmopolita.

Teone d’Alessandria, matematico famoso, ultimo della lista dei membri del Museo, ebbe per figlia Ipazia. Alcuni suoi lavori ci giunsero; d’altri ci serbò l’elenco Snida.

Teone fu scienziato, filosofo, occultista, geometra, astronomo, profondo esegeta dei classici. Il «Commentario all’Almagesto di Tolomeo», è stimato ottimo fra tutti i lavori d’astronomia, della scuola alessandrina.

Teone si occupò specialmente di meccanica e d’astronomia, tanto che si ricorda avere egli osservato un eclisse solare ed uno di luna. Fiorì, secondo Snida, insieme con Pappo, sotto Teodosio Magno (sec. IV.), e sembra che fosse già uomo maturo quando Teodosio salì al trono.

Ipazia nacque poco prima dell’anno 370: nel 400, a trent’anni appena, sotto l’impero di Arcadio, aveva già acquistato fama mondiale.

È storicamente accertato che la sua città natale fu Alessandria. Il padre che le impose la gloria di tanto nome — Ipazia — , fu quasi «di spirito profetico dotato».

Sappiamo ch’ella ebbe un fratello, chiamato Epifanio, pel quale Teone scrisse il libro intitolato «Introduzione agli “Elementi di Euclide„».

Studiò col padre filosofia e scienze esatte. Come voleva Pitagora, la geometria le servì di primo avviamento all’esame dei problemi dell’anima.

Però l’imperatore Arcadio, come il padre, perseguitava i pagani, e con essi i liberi pensatori.

Infatti Bizanzio, e non Roma, diede il carattere funesto di religione di Stato al Cristianesimo; eresse a sistema, nella Chiesa, la persecuzione sistematica.

«D’altra parte, dice il Bigoni, mirava Ipazia gli Edesi, gli Olimpi, gli Antonini con la lunga schiera de’ loro minori, che brancolavano nella tenebra della magia fuggendo e la luce della scienza e il fuoco purificatore della nuova fede».

nota 1

  1. Ho tolto alcune notizie biografiche, dallo studio citato, molto completo, del Bigoni.