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Al signor Dottore Giacomo Bermani.

Intorno al progetto della strada ferrata di Como.



È piaciuto al sig. Dottor G. Bermani di citare nella Gazzetta Privilegiata
di Milano dell’11 corr. Gennaio le mie osservazioni sul Progetto della strada ferrata di Como. Gli sono obbligatissimo dell’avermi egli procacciato così l’attenzione di quella parte del publico che non vi aveva posto mente. Però dov’egli dice ch’io attribuisco alle strade di ferro la larghezza di 38 metri, mostra di aver pensato in quel momento a tutt’altri che a me, perch’io non ho mai detto siffatta cosa.

Il sig. Ingegnere Bruschetti nel calcolare la compera del terreno ha stabilito la larghezza uniforme di metri 8 per tutta la linea. Ora se si guarda alla Tavola da lui inserita nel fascicolo d’agosto p. p. della Biblioteca Italiana e propriamente alla figura della Sezione trasversale della strada, si vede che tutti quegli 8 metri vengono occupati dal terrapieno. Due metri formano le scarpe laterali e gli altri sei formano il piano superiore della strada a semplice carriera. Su questo spazio di metri sei, o circa dieci braccia, egli pensò di collocare a suo tempo la carriera doppia, della quale per ora costruirebbe solo cinque tratti di mille metri ciascuno; e inoltre pensò di piantarvi due filari di gelsi. Del che gli ho mostrato con parecchie ragioni la fisica impossibilità.

E questo è ancor poco. Perlochè ebbi a dire: « Egli richiese bensì