Pagina:Albertazzi - Il diavolo nell'ampolla, 1918.djvu/47

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La cassaforte di don Fiorenzo 39


Per poco i più arditi non gliela gettavano in faccia: — Meglio li godiate voi che quel birichino!

E quei poveri incolpati capirono che cosa volessero significare certe mosse di spalle, certe occhiate oblique, certi sorrisi sfuggenti, certe parole finte. L’Assunta piangeva e si premeva d’una mano il cuore; e Andrea scampanando, zappando e vangando ribatteva, quasi a persuadere in sè ogni incredulo: — Ladro io non sono mai stato! Ladro, io, non sarò mai!

Nemmeno il cappellano, che era stato mandato per economo dalla Curia, súbito dopo il mortorio, li consolava. Non conoscendoli, sospettava, taceva.

Ma più di tutto li sgomentava il silenzio di quell’altro, del fratello. Uscito dalla canonica all’entrare dell’economo, non si era più veduto lassù.

.... E due giorni dopo, all’ultimo dell’anno, che faceva un gran freddo, la chiesa era piena di gente. Aspettavano la messa. Quando uno udì, o credè d’udire uno scalpitìo e un suono di squadroni sbattuti; e susurrò: — I carabinieri !

— I carabinieri! — susurrarono i vicini.

— I carabinieri! — avvertirono di panca in panca.

L’Assunta impallidì; gemè forte: — Signore!