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104 Adolfo Albertazzi


il figlio della non bella e piagnucolosa Assunta e d’un contadino tanghero quale Stefano dell’Olmello, aveva preso a voler così bene? E perchè Celso fin da bambino gli correva incontro con un lume negli occhi e con un sorriso che per lui nessun altro bambino aveva mai avuto; un sorriso di riconoscenza, quasi d’intimo riconoscimento? Perchè quando gli altri ragazzi erano cresciuti ai suoi occhi nella giusta misura dell’età, Celso gli era parso diventar così presto un bel giovine robusto, e più bello e più robusto e sano di tutti gli altri?

E perchè al dispiacere e al compiacimento insieme di quando Celso era andato soldato, gli era seguito in cuore un contrasto di tanta passione quando la gran guerra scoppiò? Forse perchè era stato soldato lui pure e aveva combattuto nel ’59? O forse era una legge: la legge del mondo e degli affetti umani imponeva che egli, che era figlio di nessuno e non aveva voluto esser padre, cercasse nella creatura d’altri l’affezione filiale che non aveva potuto provare, sentisse per la creatura d’altri l’affezione paterna che non aveva potuto provare. O era piuttosto una condanna, un castigo. L’egoismo d’una esistenza quasi intera doveva alla fine essere scontato da affanni per amore di estranei, doveva risolversi in una espansione di affetto che comprendesse tutti i sentimenti ignorati.

In verità, allorchè il vecchio Leonardo, reggendo con un braccio il cesto da riempire di uova e poggiandosi al bastone, curvo come se avesse