Pagina:Albertazzi - Top, 1922.djvu/150

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
148 Adolfo Albertazzi


«Fate almeno per una volta sola che io venga a voi, ch’io venga a baciar la terra dove voi tenete i piedi...».

Madonna Vittoria, senz’altro, gli rimandava i ricchi doni; le lettere, il ritratto.

E lui:

— «O mio amore infinito, o donna ingrata! E qual altro sarebbe stato che non avesse scoperto al mondo i vostri tradimenti acciocchè foste stata riconosciuta per quella che siete? Voi meritavate pure ch’io scoprissi il vostro adulterio a vostro marito; ma io non voglio che la fragilità di donna poco savia mi faccia far atto indegno di me».

Si sarebbe contentato di essere amato da fratello purchè talora gli fosse concesso di vederla, di ragionarle «con quell’amore che sogliono i fratelli famigliarmente»!

No: essa l’odiava, ora.

«Voi secondo ch’io bramo vi lasciate vedere ogni giorno, ma vi mostrate sì colma d’orgoglio che men noia mi apporterebbe il non vedervi. Se io vi saluto voi vi volgete ad altra parte; s’io vi parlo, sorda e muta vi mostrate, e io posso dire, in verità, d’essere odiato a morte».

Peggio: era burlato.

«La mia mala fortuna vuole che io abbia gli occhi d’Argo acciò ch’io vegga la cagione della mia rovina. Son contento, poi ch’altro non posso, che voi m’inganniate. Ma che i vostri amanti mi