Pagina:Albertazzi - Top, 1922.djvu/80

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
78 Adolfo Albertazzi


Correva, il vecchietto, stupito lui stesso di aver le gambe ancora così svelte.

— Fermatevi! Aspettate, Ceccuti! L’ombrello servirà a tutti e due!

Ma l’altro tirava innanzi senza badargli.

Pensava: — Si stancherà, tornerà indietro; e io mi riparerò sotto la Porta Castiglione.

Se non che d’improvviso ebbe un dubbio; un senso di rimorso anche lui. E si voltò.

— Siete matto a correre così, voi? Suderete! vi prenderete un malanno! — urlava.

La compassione lo inchiodava, il buon Ceccuti, ad aspettar sotto lo squasso.

E nell’atto che Boldrighi, il quale non ne poteva più, porgeva l’ombrello all’amico, una raffica rovesciò l’arnese, e nel frangente rimasero a inzupparsi, stretti insieme, come pulcini.

Quasi non bastasse, il tram su cui pure il camminatore impavido si era rassegnato a salire, tardò parecchi minuti, che parvero secoli, e sotto la Porta Castiglione spirava un vento freddo e violento.

Poveri vecchi! Si sentirono gelar il sudore addosso.

... Nè la polmonite, che si buscaron tutti e due, doveva lasciar tempo all’uno di cantare una requiem all’altro.