Pagina:Alberti, Leon Battista – Opere volgari, Vol. II, 1966 – BEIC 9707880.djvu/379

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dissuasio valerii 373


Adunque, amico, fingi a te Leucoten, e fingi le catene quale forse in parte senti e in tempo sono da rompere, e così fuggi inanzi che tu sia simile fatto a Ulgano, non dico zoppo, ma al tutto sciancato e debole... o potere fuggire a libertà. Pallas perché non permise dilettare, ma giovare, non fu accettata da quello falso giudice degl’Idii. Ma tu, che giudicio fia il tuo? Farmi vedere qui ti fastidia quello che tu leggi, né molto gustare la sentenza, ma più tosto aspettare qualche motto o dilicato detto: non aspettarlo in queste lettere. Conviene che i rivoli sieno non dissimile al fonte suo, chiari o torbi, così mie parole simile escono al core. Per questo conoscendo me stessi, forse non voleva dissuaderti; ma non potendo tacere, parlai. E se in me fusse tanta eloquenza quanto volontà, in questa materia ti parrebbe avere utile autore. Ma poiché ancora il tuo animo in parte è libero, e a me per nostra amicizia debbi non poco, priegoti me n’oda con pazienza ed esplicherotti cose utilissime. E non mi volere così esquisito oratore caricamento di la:Page:Alberti, Leon Battista – Opere volgari, Vol. II, 1966 – BEIC 9707880.djvu/379 in corso... Loading.gif