Pagina:Alberti, Leon Battista – Opere volgari, Vol. III, 1973 – BEIC 1724974.djvu/217

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e’ mi salutava, io poco mostrava pregiarlo. Se non mi si porgea quanto l’usato lieto e giocondo, io miserella adolorava, e così vivea a me stessa vie molto più che a lui grave e molesta. Né so onde tanta perturbazione me a me stessi tenea così orrida e austera. Mai il vedea che ogni mio spirito e sangue non si cambiasse e perturbassi. Spesso mi tremavano tutti e’ nervi, impalidiva, e cadeva in palese dolore e tristezza, tale che il signor mio pietosissimo, più volte vedendomi così cambiata nel viso e mesta, sentendo sé verso di me in cosa niuna avere errato, con molte lagrime mi pregava, se in cosa alcuna me da lui sentissi offesa, gliele palesassi. Questo per non seguirmi dispiacendo, e per emendare ogni suo errore. E se verso d’altri era qui il mio cruccio inteso, pregava non adoperassi in lui quelle armi quali io con mia ira così arrotava per vendicarmi. E aggiugneva essere merito d’amorosa fede discoprire gli animi nostri a chi ci ama, esser licito comandare a chi te ami, e dovuto ubidire a chi ama, doversi in fra gli amanti niuno amoroso pensiero essere occulto. E così con molte altre persuasioni lungo me pregava gli perdonassi. Io, com’è nostra consuetudine, femmine, che mai ci sentiamo sazie d’ingiuriare non meno e di vendicarci, parte godeva a me il signor mio si sottomettessi, parte mi dolea a torto darli dolore, parte mi dilettava così per me vederlo in dolore e affanno. Arei voluto indovinassi il mio sospetto. E se ragionando vi s’abatteva, con molta fronte e giuri gliele negava, diceva di nulla seco essermi crucciata, altronde essere in me gravi i miei pensieri. Poi pure mostrava non lo degnare, non li accedere, non amarlo. E quasi non avrei voluto fra noi mancassi questa o altra simile gara per bene straziarlo e soprastarlo, tanto era lieta, bench’io ardessi, con ostinato sdegno vincere sue lacrime e preghiere. E così di fuori col fronte e viso altera, dentro vero in me vinta e suggetta ad amore, vampava, né meno me che lui tormentava. Esso però mai a tante da me ricevute ingiurie verso di me si porgea se non pazientissimo e fedelissimo. Dolevami non poterlo con miei oltraggi e sdegni provocarlo ad ira. Arei voluto vincerlo crucciato, e per più renderlo calamitoso, io parte simulai, parte m’indussi ad amare uno e uno altro giovinetto, e in presenza del signore mio godeva mostrarmi a que-