Pagina:Alberti, Leon Battista – Opere volgari, Vol. III, 1973 – BEIC 1724974.djvu/262

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
258 de amore

cosa dissimulare, e a tutti mostrare el contrario di quello che ella senta o voglia.

Non dubitare che sia impossibile, non dirò vedere, ma né fingere, che femmina si truovi alcuna continente o casta. Siati ottimo qui argumento, che mai femmina vive sì religiosa, né mai sì sazia de’ frutti d’amore, quale sia poco curiosissima e non sempre infaccendata solo per parere tale ch’ella meriti essere richiesta e desiderata. Né loro apresso basta lo specchio, in quale mille volte il dì e più si rimirano, e sempre qualche cosa a’ suoi ornamenti racconciano. Ma più ancora con tutte le matrone del paese d’ogni sua frasca molto si consigliano. E così uno solo primo comune piacere di ciascuna femmina sempre fu essere vagheggiata e da molti richiesta. E pare loro troppo infortunio, se elle in casa non veggono continuo una coppia de’ suoi amanti, in vicinanza qualche altro paio, altrove poi tanti che, quando ella esce ornata in pubblico, non possa numerarli. Unde avviene che, se ella si truova non in tutto formosa, pure le pare meritare non pochissimi amanti, e a gara di quella bella e da tutti e’ giovani vagheggiata, ella a molti si proferisce, né così a lei manca qualunque dì giugnersi a nuovi mariti. Quella vero bella, sollicitata da troppi, o per inganni, o per lusinghe, o per premio, o per forza non può non assentire a qual che sia. E per loro natura e costume mai pongono fine a uno solo amante: piacegli quell’altro e poi ancora quell’altro. Se il primo amore li succedette felice, così si fida del secondo e di molti altri. Se forse meno fu il primo amore fortunato, argomentansi più ne’ seguenti essere astute e dotte. Né mai loro manca la cara madre, insieme e qualche altra del parentado: con costei si consiglia sempre, mostrando troppo temere quella non sappia alcuna sua cosa. Così richieste, audace, ben consigliate, e da natura impudiche, nulla amano; ché ben sai non potrebbono tanti amare a quanti si mostrano amorose, ma fingono amare, ché troppo godono vedersi molto e da molti richieste. Quale cosa quando loro succede, quando intendono che tu molto l’ami, quando te conoscono a sé molto essere suggetto, tanto allora più dimostrano amare qualche altri, tanto fingono teco nuovi corucci. Proverbio delle astute mamme: «Corucciati, figliuola mia; i co-