Pagina:Alberti, Leon Battista – Opere volgari, Vol. III, 1973 – BEIC 1724974.djvu/263

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de amore 259

rucci racrescono l’amore». E di cosa niuna tanto godeno quanto dello strazio fanno di chi loro ami. E fra le sue prime felicità annumerano sospiri, lacrime, ultime fatiche e dolori di chi amando e servendo le segua.

E soglio io fare di loro femmine questa similitudine. Sai troppo a me piace addurre scrivendo qualche similitudine, quale in questa familiare epistola in pruova lassai. Così mi pare delle femmine come se tu, vero amante, sedessi in alto sopra a qualche discesa d’uno monte, e la tua amata fusse ivi presso giuso a basso, e una fune non molto lunga te dall’uno capo e lei dall’altro tenesse legati. Ivi, se tu corri per prenderla, quella fugge alla china; se tu vuoi rivenire ove prima eri, ella gode lasciarsi con tua fatica e suo sconcio strascinare, e talora s’attiene a uno qualche cespuglio per bene vedere tesa la fune e vinculo quale voi tiene legati. Se tu forse ostinato con più empito e forza tiri, ella ti seconda, ché dubita in quello modo el vostro legame non si rompa; e se ti fermi, ella per muoverti in più modi s’avolge; all’ultimo te a sé tira adosso. E se forse li viene così fatto o detto cosa quale a te non come l’usato dispiaccia, ella troppo se ne pente, e vedra’ la il dì seguente, trista seco e mesta, subito cercare ed entrare in nuovo coruccio. Né mai di loro alcuno sdegno potrai assai farti certo che sia di quello stato cagione, tanto in ogni cosa sono loro modi, parole, atti e fatti, con arte simulati e fitti.

E poni mente, sì nella tua amata, sì e in qualunque altra femmina, quanto sia falsato ciò che in lei tu con tuoi occhi vedi. La natura le diede e’ capelli non argentei e chiari quale ella te li mostra, e forse credi sieno suoi crini, quali furono di quell’altra già più anni morta fanciulla. El viso suo naturale, prima che ella el dipignesse, era pallido, rugoso e vizzo e fusco, quale tu vedi con arte fatto candido troppo e splendido. Le gote e i labbri erano non di colore di corallo e rose, quanto ora tinti a te così già paiono. Ed ella, benché piccola, non però ti si presenta se non grande. E forse la giudichi piena e sugosa, ov’ella è vizza soppanno, e tiene in cambio di sangue in sue vene fuligine stemperata con acqua. Che più? Al tutto, mai vedrai in loro nulla non fitto a meraviglia e simulato in modo che questa medesima, quale