Pagina:Alberti, Leon Battista – Opere volgari, Vol. III, 1973 – BEIC 1724974.djvu/264

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260 de amore

tu ieri in via scontrasti sì addornata e pulita, oggi in casa poco riconosceresti vedendola, com’è loro usanza, chiuso l’uscio, sedersi oziosa, col capo male pettinato, sbadigliare, grattarsi dove la chioma gli piove in qua e in là, e anche ruspare altrove; poi con quelle unghie graziose stuzzicarsi bene a drento il naso, e cominciare uno gracchiamento, che cieco gaglioffo non si truova che non perdessi con loro a gargagliare, e con suoi stracci, stoppe e panerette avere imbrattata e ingombrata le tavole, banche, deschetti e tutta la casa; e con rimbrotti gridando comandare cose nulla necessarie a qualunque li venga inanti: «Tu che non vai? Che non fai? Anzi non volesti? Non dicesti?»; e accanirsi contro chi non li portò presto il catinuzzo, non meno che se avesser morto el marito; e così con ciascuno sempre avere apparecchiata lunga materia di litigare, e garrendo assordire tutta la vicinanza; poi levarsi da sedere, lasciare quivi e colà parte delle sue masserizuole, e irne in camera con quella cioppetta piena d’infinite nuote, e sì coperta dalla polvere che tu non scorgi qual sia suo primo colore; e dal lato gli pende quella bella merceria, chiavi, borsi, aghieri, coltellini, e insieme quel panicello tanto bianco e mondissimo.

Non mi stendo più oltre, ma certo affermo questo, che cosa niuna tanto a un’altra sarà dissimile, quanto una femmina apparata a sé stessi non acconcia e pulita sarà dissimilissima, tanto sanno, e piacegli contraffarsi. E come ella in questi portamenti di fuori si porge da ogni parte armata di fizioni e decezioni, così voglio ti sia persuaso ogni loro opera e pensiero mai essere vacuo di simile arte e fraude; e ciò che in loro a te forse pare da lodare, molto per loro pessima natura merita biasimo, e ciò che tu in loro credi vertuoso, sempre fu a fine di vizio. Adopera la femmina la fama e nome de’ suoi maggiori solo in essere troppo superba, altiera, insolente, rissosa, bestiale, e da ogni parte incomportabile. Adopera la femmina le sue laudate bellezze solo in essere quanto più che l’altre formosa, tanto più incontinente e impudica. Adopera la copia de’ domestici amici e conoscenti in dare a tutti legge, noglie, e molestia; adopera la fortuna e le ricchezze non in altro che in gittarle e dissiparle. Ancora non riebbero dal sarto quella