Pagina:Alberti, Leon Battista – Opere volgari, Vol. III, 1973 – BEIC 1724974.djvu/286

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282 istorietta amorosa

desiderato, e sono venuto a quello che sanza te certo la mia vita sarebbe finita, cioè il vederti, e questo mercé e grazia della tua zia. Piacciati, poiché nelle tue mani è la vita e la morte mia, d’eleggere di me quello che ti piace. Se lo mio vivere ti piace, non gridare, anzi benignamente ascolta el misero amante che per te muore, il quale è qui per la tal via condotto in camera». E quivi gli narrò tutto il modo. Poi disse: «Leonora, io sono qui per contentare ogni tuo piacere; però, piacendoti la morte mia, ecco con questa coltella mi cava di tanto affanno». E cavatosi un pugnale da lato, el diede nelle mani di Leonora, la quale veramente conoscendo ’l grande amore d’Ippolito, e vedendo la comodità del tempo, disse: «Ippolito, assai mi piace la tua vita più che la morte; e non tanto che le mie mani facessero di te sangue, anzi ogni mio desio, da quel dì che amor mi mise la tua immagine nel mezzo del cuore, è sempre stato di fare verso di te quello che ciascuna serva è obligata fare verso il suo signore. E però, dolce Ippolito mio, siccome poco avanti tu mettevi la tua vita nel mio arbitrio, togli la tua arme e di me fa il tuo volere come di fedelissima serva». E insieme con queste parole li valorosi amanti mescolavano sospiri, baci e lacrime, e deliberarono non maculare la fede data all’abadessa.

E però disse Leonora: «Ippolito, tu sai quanto è l’inimicizia delli nostri padri, e sapendosi l’amor nostro, non ci avverrebbe quello che suole avvenire, cioè che per congiunzione di matrimonio si onestasse l’amore, perché li nostri padri per la loro inimicizia e crudeltà ci occiderebbono, e così ’l nostro amore arebbe sventurato fine. E però io ti conforto che tu ti porti saviamente almeno per mio amore se nol vogli fare per lo tuo, perché tieni per certo che, come messer Amerigo mio padre sapesse il nostro amore, con ogni arte s’ingegneria tormi la vita, la qual cosa so che molto ti dorrebbe. Io non ho cuore che pensi altro che a te, e se io mangio, beo, dormo, o quello che mi faccia, tutti li miei pensieri sono scritti nel tuo viso. Tu conosci quanto pericolo noi incorriamo sapendosi il nostro amore. E perché tu non creda che io ami te con manco vigore che tu me, sappi che io sto in una camera, sola, la quale ha una finestra che risponde sopra la strada. E per-