Pagina:Alberti, Leon Battista – Opere volgari, Vol. III, 1973 – BEIC 1724974.djvu/360

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356 nota sul testo


3. Leonardo: Pagine di Scienza, con introduzione, note e ritratti, a cura di S. Timpanaro, Milano, 1926, pp. 3-361.

B) LA PRESENTE EDIZIONE

Nella breve premessa alla sua edizione (pp. 402-03) il Bonucci riprendeva le critiche già mosse contro il suo predecessore Bartoli (ibid., pp. 160-62), e si vantava di «ritornarla (cioè la lezione di questo testo) alla sua antica ingenuità» in base a tre codici: uno suo «antico ms» (non meglio identificato né identificabile) e due Riccardiani nn. 2110 e 2945 (giustamente 2942). Ma come in altri casi (cfr.«Rinascimento», III, 1952, pp. 231 sgg.), Bartoli non aveva tutti i torti datigli dal Bonucci, né questi è riuscito a dipanare la matassa degli errori che aggrovigliano le varie trascrizioni di questo opuscolo. A differenza dei testi letterari albertiani, quello dei Ludi è steso in un linguaggio semplice, concreto, tecnico, pieno di frasi che si ripetono, di cifre e lettere e dimostrazioni geometriche accompagnate da figure, e perciò pieno anche di trappole per l’incauto copista. Non c’è da stupirsi che la tradizione manoscritta sia piena di errori e anche di tentativi di rimediare a quelli più evidenti. D’altra parte, trattandosi di materia tecnica, si è tentati di sospettare in alcuni casi che chi copiava badasse più al senso che alla lettera, e inoltre non si peritasse talvolta di aggiungere del suo (come nel cod. H) o roba altrui (come nel cod. F), o di riordinare e rimaneggiare materia e lingua (caso estremo il cod. G). Per conseguenza la tradizione manoscritta presenta numerose varianti che non avranno niente a che vedere con l’autore, essendo nate da errori, rifacimenti e interventi vari.

Non abbiamo per questo testo un codice autografo né una copia riveduta dall’autore. Abbiamo invece un gruppo di manoscritti, tra cui è possibile scorgere certe affinità e che è lecito supporre risalgano

  1. «La nostra edizione dell’operetta albertiana è quella del Bonucci, ma completata e corretta in base al manoscritto citato (il Laur. Ashb. 356) e all’edizione di Cosimo Bartoli ... Non pretendiamo di aver dato l’edizione definitiva dei Ludi mat~matici, ma siamo convinti di averne data una che è certamente migliore di quelle esistenti»(prefazione). Un poco migliore, sì, ma pur sempre difettosa (si veda p. es . il cap. VI, dove testo e figura non quadrano). Ringrazio l’amico dott. V . Lucchesi, che mi ha gentilmente procurato copia di questo testo nelle biblioteche fiorentine.